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----- Original Message ----- From: "Riccardo Venturi" <venturi@spl.at> Newsgroups: it.fan.musica.de-andre Sent: Saturday, November 30, 2002
1:32 PM Subject: Una storia sbagliata
> > Una storia da dimenticare? Da non raccontare? Forse non e' neanche > cosi' complicata, almeno se si ha ancora la capacita' di usare
della > propria memoria. E, forse, neanche "sbagliata". E' solo una storia, e > le storie non sono mai "sbagliate" o "giuste"; bisogna semplicemente > pigliarle da ogni
angolazione possibile, perche' ogni storia e' una > serie di domande alle quali tocca rispondere. Domande a volte espresse > per affermazione o come racconto, come una serie di immagini; domande > che
ne ingenerano altre, dalla piu' semplice ("che vuol dire...?") > alla piu' complessa. Domande che non si fanno piu'. Ricordo quando, su > questo NG, dalla domanda piu' semplice magari
espressa da qualcuno che > entrava e si volatilizzava, scaturivano discussioni nelle quali ci si > sforzava di rispondere, a quelle cazzo di domande. E neppure quelle > risposte erano "giuste"
o "sbagliate"; erano solo risposte. > > Una storia politica o una storiaccia "da basso impero"? Perche' c'e' > di mezzo la morte di uomo, Pier Paolo Pasolini, che ha fatto
politica > e che ha dato il suo contributo a segnarla, in questo famoso > "dopoguerra" che e' sempre di piu', oramai, un "anteguerra" o forse > addirittura un tempo di guerra; il
cannone nel cortile lo lucidiamo > sempre, dev'essere pronto in ogni momento. Fabrizio de Andre' sa > esprimersi per contrari. Una storia da dimenticare quando, con le sue > parole, la fissa per sempre
nella memoria; una storia da non > raccontare quando, con le sue parole, la racconta come forse nessun > altro ha saputo fare. Domande. > > Non sono e non sono mai stato un
"pasoliniano". > Ammetto onestamente che su tale cosa pesa, e pesera' sempre, la storia > di Valle Giulia e dei celerini "figli del popolo". Che vada > definitivamente a fare in culo,
il "popolo". La poesia di Pasolini la > butterei nel cesso in blocco, se non fosse per quelle prime, > bellissime, poesie in friulano. Dalla passione di Pasolini per il >
"Lumpenproletariat" sono nati dei romanzi e dei film perfettamente > definiti da De Andre': "storie diverse per gente normale", "storie > comuni per gente speciale". Come la morte
stessa di Pasolini. Lo > scorso due novembre sono stati ventisette anni. Ventisette, lunghi, > anni fa. > > Una storia un poco scontata, come dicono anche le cronache > giudiziarie; talmente
scontata che la reazione generale fu quasi di > logicita'. Pasolini non poteva che finire cosi'. Un ragazzino adescato > in qualche borgata o bidonville di Roma. Un "terrain vague" di >
periferia. Delle cose chieste (domande) e rifiutate (risposte). Una > botta e via. Una pietra sulla testa; fu quella la botta. E il "via" di > pneumatici che sgommano, che passano sopra un cadavere, che
lo > sconciano. Processi, giudici, giurati, condanne, galere. Una panoplia > di cose gia' "deandreiane" di per se'; una storia scontata (sbagliata, > normale, diversa) e, al tempo stesso, un
destino ridicolo. Una storia > sconclusionata. Ma di quale natura? > > Se fosse solo una storiaccia di cronaca nera, perche' dovrebbe essere > "insabbiata"? E quella "spiaggia ai
piedi del letto" che riporta ad > un'altra, antica storiaccia: il caso di Wilma Montesi. C'era di mezzo > un politico democristiano. Flash che arrivano, flash contemporanei, > flash di una Roma
dove si moriva male, per mano poliziotta, per mano > fascista, per mano ben protetta. Come quella degli stupratori del > Circeo. Quelle facce di merda da "bravi ragazzi", Angelo Izzo, Andrea > Ghira
e compagnia. La faccia insanguinata di Donatella Colasanti. Fu > lo stesso anno della morte di Pasolini, il 1975; solo qualche mese > prima. Storie sbagliate? Storie ordinarie? Diverse? Storie che si >
intrecciano, perche' tutto questo riesce a riportare alla mente una > canzone. In questi casi, spesso, si tira in ballo l' "affresco". > > Notti concitate che hanno valicato gli anni; e
tante altre che non lo > hanno fatto. Che non sono state "risapute". Forse De Andre' ci ha > voluto parlare anche di quelle, o soprattutto di quelle. Questa > vorrebbe essere una specie di
risposta, anche se non so se lo puo' > veramente essere. > > Ora che il cielo ha colpito al centro quelle vite, ora che quelle vite > pian piano si spengono definitivamente nella dimenticanza, ora
che > tornano i tamburi battenti dell' "arte per l'arte" e' bene far vedere > che De Andre', con la sua "arte", poneva e causava soprattutto domande > di varia natura. Era
lui che scolpiva ai bordi, non il cielo. I > carabinieri ci hanno lavorato sopra quanto dovevano farlo, e avranno > fatto il loro solito lavoro. I rotocalchi dai parrucchieri sono da > secoli finiti al macero;
qualcuno sara' stato persino "riciclato". Per > altre storie; perche' mica sono finite quella notte di novembre. Non > ci sono purtroppo piu' molte persone capaci di raccontarle, queste >
storie "sputtanate" di tutti i giorni, di tutti i minuti. > > Ma noi ci chiediamo sempre, e su tutto, come e' andata. In quel "non > ci chiedere piu' " finale e' contenuto il
suo contrario: chiedici > sempre. Chiediamocelo sempre, per ogni storia. Lo sappiamo che tutto > sara' sempre sbagliato, come no; ma quando non ce lo chiederemo piu', > uscendo di casa, saremo morti. E
io voglio essere vivo. Vivo come > Fabrizio de Andre'. > > Salut, > > -- > *Riccardo Venturi*, venturi@spl.at > *Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen > *So er an îr
ûfgestigen ist (Vogelweide) > *59860 Bruay sur l'Escaut [France, Nord] > *http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
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