viadelcampo15

Rimini

1978  Rimini   
            
PRIMA STAMPA: 31/3/1978

1 – Rimini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ....... 4'08"
2 - Volta la carta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...3'49"
3 - Coda di lupo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. 5'24"
4 – Andrea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ........ 5'31"
5 - Tema di Rimini (Musica di Fabrizio De André e Massimo Bubola).......... . . .  1'52"
6 - Avventura a Durango (Testo italiano di Fabrizio De André e Massimo Bubola
                              - Testo e Musica di Bob Dylan e Jacques Levy) . . . . . . . . . .
4'51"
7 – Sally . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .......... 4'49"
8 – Zirichiltaggia (Baddu tundu)(1). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .......  2'18"
9 - Parlando del naufragio della London Valour . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4'41"
10 – Folaghe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .      2'58"

Testi e musiche di Fabrizio De André e Massimo Bubola (se non diversamente specificato)

(1)   Dedicata all'amico Salvatore Pinna. Grazie a Paolo Paggiolu per l'aiuto nella traduzione in gallurese.

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1978 rimini_lp_b2

 

SMRL 6221   Ricordi, Fronte LP e CD      (clicca x ingrandire)

      SMRL6221  Ricordi, retro  LP
     (clicca x ingrandire)

Archi arrangiati e diretti da Giampiero Reverberi
Avventura a Durango di Bob Dylan e J. Levy è stata tradotta e adattata da Fabrizio De Andrè e Massimo Bubola
La voce femminile in "Volta la carta" e "Andrea" è di Dori Ghezzi per gentile concessione della Durium

Violino solista: Riccardo Pellegrino
Chitarra elettrica solista: Marco Zoccheddu
Chitarre acustiche: Sergio Farina, Gilberto Zilioli, Fabrizio De Andrè
Tastiere: Giampiero Reverberi
Basso elettrico e acustico: Bruno Crovetto
Batteria: Tullio De Piscopo
Voci: Vanda Radicchi, Lella Esposito
Tenore lirico: Vincenzo La Puma
Fisarmonica: Mario Battaini
Tromba: Giuliano Bernicchi
Mandolini: Luigi Bernardi, Attilio Casiero
Ocarine e fagotti: Virginio Bianchi, Marino Pomarico
 
Registrato e mixato negli Studi Fonorama di Milano

Edizioni:
1978 1a Edizione Ricordi SMRL 6221 – copertina apribile e corredata da un inserto con fotografie
         in bianco e nero di Rimini, tutte opere di Cesare Monti – Label arancione/bianca.
1978 2a Edizione Ricordi SMRL 6221 – copertina apribile e corredata da un inserto con fotografie in bianco e nero di Rimini,
         tutte opere di Cesare Monti – Label azzurra, senza la scritta  "Dischi Ricordi s.p.a.".
1978 3a Edizione Ricordi SMRL 6221 – copertina apribile e corredata da un inserto con fotografie in bianco e nero di Rimini,
         tutte opere di Cesare Monti – Label azzurra, con la scritta  "Dischi Ricordi s.p.a.".
1978 1a Edizione Tedesca Ricordi – EDIZIONE RARA, PROBABILMENTE PROMOZIONALE, CARATTERIZZATA DALLA DICITURA
         "CLUB EDITION" E DA UN DIVERSO NUMERO DÌ CATALOGO.
1978 2a Edizione Tedesca Ricordi 0065 009 – copertina non apribile e contiene un inserto di una sola pagina con tutte le
         fotografie dell'edizione italiana – Label arancione/bianca.
1978 Edizione Austriaca Ricordi 0065 009 – copertina, non apribile, che riporta la scritta "Including super-hit Andrea" –
         inserto in cartoncino più spesso – Label nera con scritte bianco/argento.
1978 Ricordi  Stereosette RIK 76221
1978 Ricordi  musicassetta in cartuccia Stereo 8 -  l'ordine dei brani differisce dalle altre emissioni.
1978 Musicassetta edizione Tedesca Ricordi 0065 009.
1983 1a Edizione Ricordi Orizzonte ORL 8897 – copertina non apribile, mantenendo la grafica pressoché intatta –
         Label viola, senza la scritta "Dischi Ricordi s.p.a.".
1983 2a Edizione Ricordi Orizzonte ORL 8897 – copertina non apribile, mantenendo la grafica pressoché intatta –
         Label blu, con la scritta "Dischi Ricordi s.p.a.".
1983  Ricordi Stereosette  RIK 78897
1987 3a Edizione Ricordi Orizzonte ORL 8897 con codice a barre
1987 Ricordi CDMRL 6221
1987 Edizione Tedesca Ricordi 827 692-2 – pubblicato in contemporanea con la prima emissione digitale italiana.
1991 Ricordi CDOR 8897
1995 BMG-Ricordi CDMRL 6492
1995 Ricordi musicassetta RIK 76492.
2002 BMG-Ricordi  74321 974472 – con rimasterizzazione a 24 bit
2009 SONY BMG 88697454752
2009 Gruppo Editoriale L'Espresso – 9
2011 Vinile colorato
2015 Sony Music - Le Grandi Collezioni Mondadori - con libretto inedito

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(CDOR8897 clicca x ingrandire)

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1978 Rimini st82
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SONY BMG 88697454752
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Gruppo Editoriale L'Espresso -9

Vinile colorato

Il commento di Pierpaolo


Rimini a posteriori può essere considerato un album "di transizione"; ci sono infatti bellissimi brani e altri meno ispirati, inoltre risente pesantemente del clima politico degli anni 77-78 con le stragi brigatiste e il sequestro "Moro".

E' difficile trovare un nesso che leghi i vari brani  anche se scovando tra le pieghe delle canzoni si può notare forse la paura che le spinte ideologiche di quegli anni abbiano solo indirizzato la società verso una reazione conservatrice tout-cour  compreso ovviamente anche il più grande partito (e unico rappresentante) dell'opposizione di quegli anni : il PCI…
Tralasciando le disquisizioni politiche che ci porterebbero su altri argomenti torniamo al disco:

"Rimini" apre l'album, il pezzo parla di una donna, Teresa affascinata più dai miti rivoluzionari diffusi da certa sinistra che della sua "banale" vita reale.

"Volta la carta" è una ballata molto ritmata con un testo che potrebbe essere la sceneggiatura di un film con i suoi repentini cambiamenti di scena, tutta giocata sullo scorrere del tempo e della vita .

"Coda di lupo" viene ricordata soprattutto per l'accusa nei confonti del sindacalismo di sinistra di avere oramai "seppellito le asce…" a proposito della visita di Lama allora segretario della CGIL (capelli corti generale) all'università di Roma  quando fu contestato dagli studenti
(non fumammo con lui,non era venuto in pace…)

"Andrea" è un altro grande inno contro la guerra sullo sfondo di una grande storia d'amore.    

"Avventura a Durango" è la traduzione di un brano di Dylan "Romance in Durango" contenuto nel suo album "Desire".La traduzione è molto simile all'originale anche se Fabrizio disse di aver faticato molto per mettere le parole italiane più adatte alla musica.

"Sally" è probabilmente un brano autobiografico in cui Fabrizio parla della sua vita giovanile in cui il desiderio di lasciare la madre (e quindi i legami familiari) era molto forte ma forse non sarebbe ancora stato il momento giusto.     

"Zirichiltaggia"(Baddu tundu) è una velocissima ballata in dialetto gallurese in cui

"Parlando del naufragio della London Valour" rispecchia i procellosi tempi in cui si trovava il paese dove la violenza si esprimeva anche da parte degli uomini più distanti da essa (macellai,pasticcieri) e nammeno i poeti sapevano indicare la giusta direzione da seguire.

"Folaghe"è un brano strumentale che chiude l'album.

 

postato da red sul ng il 12/5/99 alle 19:40) su tutto l'LP RIMINI

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Brevemente, per quanto sia difficile, parlando di un disco-capolavoro...

Parlando del naufragio.... non credo abbia riferimenti socio-politici. Il naufragio avvenne davvero al porto di Genova, la London Valour era una nave che trasformava mercanzie e sbaglio' manovra andandosi a schiantare contro un molo. De Andre' cerco' di immaginare che cosa facevano o pensavano nel momento dell'impatto i marinai di quella nave. Secondo me e' una canzone molto innovativa per quel periodo.

Coda di lupo, invece, si riferisce al fenomeno degli Indiani Metropolitani, molto in voga negli anni sessanta. Persone che prendevano spunto dalla cultura dei Native Americans. Molti riferimenti della canzone si riferiscono a quel povero popolo massacrato dagli yankees. Per esempio, gli Indiani consideravano come prova di maturita' il rubare un cavallo a qualcuno (rubai il mio primo cavallo e mi fecero uomo), e usavano dire dei minorenni che "puzzavano di serpente".

E la situazione viene catapultata agli anni 70, le proteste antiborghesi alla scala (uccisi uno smoking e glielo rubai) e i movimenti studenteschi con tentativi sindacali di fermarli (capelli corti generale - Lama - ci parlo' all'universita', ma non fumammo con lui, non era venuto in pace). E via di seguito, con quel ritornello su un Dio sicuramente non troppo...come dire?... comprensivo (e a un dio a lieto fine non credere mai...). In fondo gli Indiani rappresentano un po' tutti i "perdenti" della storia, movimenti di sinistra - ahime' - compresi.

Rimini propone una contrapposizione fra la scoperta dell'America di Colombo e la tristezza di un animo malinconico come quello di Teresa. Colombo si pentira' presto della sua "creatura" (per un triste re cattolico ho inventato un regno e lui lo ha macellato), resa un orribile mostro dalla cattiveria ed ignoranza degli uomini, cosi' come Teresa, fra gelati e bandiere dell'estate riminese, scoprira' l'amara realta' di un aborto e di una cittadina che "scommette sulla figlia del droghiere". Aborto come scoperta e aborto reale, il tema di fondo e' questo, credo.

Sally e' una favola, un viaggio, un'avventura cominciata in prati verdi con quella liberta' che forse solo gli zingari comprendono appieno, e terminata amaramente fra copertoni di una vita da prostituta (il re dei topi sotto il ponte, le sue bambole bruciavano copertoni). In mezzo tanti sogni (pesciolini d'oro) e l'ombra di un omicidio (mi guardavo nello stagno, l'assassino si era gia' lavato).
E' a mio avviso una delle canzoni piu tristi di De Andre', anche se "mascherata" da Fiaba. Ho come l'impressione che la protagonista (che non e' Sally, attenzione!, Sally e' una zingara) sia la rappresentazione dello stesso Fabrizio che sognava sicuramente una vita diversa.
Ma di Sally ne parlo un'altra volta, che' ci vuole piu' spazio.

ciao
red

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--Franco Senia--
Da: Franco Senia <franco.senia@nonrompetetin.it>
Oggetto: Re: Richiesta di interpretazione brani
Data: sabato 11 marzo 2000 18.01

On Sat, 11 Mar 2000 16:45:48 +0100, "ZoSo" <j.zoso@tiscalinet.it> ha scritto:

>Allora vi chiedo di commentarmi in maniera dettagliata le seguenti canzoni:
>                                   CODA DI LUPO
>                                             &
>PARLANDO DEL NAUFRAGIO DELLA LONDON VALOUR


Cominciando dalla seconda che hai detto, poco da dire sull'interpretazione. La canzone parla davvero di un naufragio, avvenuto nel '70, di una nave filippina nel porto di genova.
Nel mare in tempesta perirono molti marinai: il tentativo di salvarli con una sorta di teleferica fallì. Il capintao della nave si suicidò per il dolore dovuto alla perdita della moglie.
Purtuttavia, si può anche leggere (secondo il parere di Romana) una metafora della normalizzazione che si avvia alla fine del decennio (parliamo degli anni settanta) e che prende a pretesto il sequestro moro.

Il pasticciere, il poeta e il paralitico dell'ultima strofa si alleano al macellaio, con le sue mascelle anti-guerriglia, "contro ogni sorta di naufragi o di altre rivoluzioni ".

E, sicuramente, il discorso torna se andiamo a leggere "Coda di Lupo" e le sue chiara lettura dei "10 anni che sconvolsero il mondo", dal 1968 al 1977.

Si vedono scorrere tutti gli avvenimenti che hanno segnato quell'epoca, dalle prime contestazioni (alla scala di milano), alle battaglie contro il "numero chiuso", al moderatismo becero di certa sinistra,  fino alla cacciata di lama, nel 1977, dall'università di roma, a cura degli autonomi.
Poi la sconfitta a cui seguira la deriva della lotta armata che darà luogo agli anni di piombo.

saluti

--Franco Senia--

postato il 27/11/2000 alle ore 19:14)

Coda di Lupo è, insieme a la domenica dele salme, la sola canzone di fabrizio ad avere un respiro, per così dire, storico.
Mentre la domenica delle salme si "limita" a scattare una fotografia impietosa di quegli anni di "merda" che culminano nella caduta del muro di berlino; inchiodando quell'avvenimento in una "fissità" che sortisce l'effetto di lasciarci sgomenti. I pochi riferimenti al passato di alcuni dei protagonisti non inficiano l'inferno di un eterno presente.
Diversamente accade per "coda di lupo"!
Qualche anno dopo, la storia di un impiegato, fabrizio torna a parlare di politica. Tenta un bilancio e, per farlo, parte da lontano. Prova a tracciare una storia dell'antagonismo, usando un artificio: muove dagli indiani d'america e dal loro impatto colla civiltà occidentale per arrivare agli "indiani metropolitani" e al movimento del '77, che chiude il decennio cominciato nel 1968.

De André ci parla, in questa canzone scritta nel 1978, dell'ultimo vero conflitto che ha segnato la società italiana: quello fra l'estrema sinistra e il più grande partito comunista d'europa, incapace nella sua totale cecità di sfruttare la vittoria elettorale del 1975, impegnato com'era a fare professione di moralismo e di austerità!

Il dio degli inglesi "sono" i valori della borghesia che vengono usati per far presa sull'animo di una classe che esce fuori dalla resistenza e dalla liberazione! Questi ultimi impersonati dal nonno.

Il dio perdente è lo spauracchio agitato, negli anni cinquanta, contro i primi sprazzi di ribellione giovanile, che assumono anche i connotati tipici delle bande giovanile e dei "teddy boys"!
L'alternativa? Un impiego da ragioniere!

Il dio goloso è quello capace di eliminare, fagocitandoli, i partigiani che non avevano smesso di credere che la liberazione avrebbe dovuto portare a ben altri risultati!

Il dio della scala ci parla della prima contestazione che, in italia, ebbe l'eco della stampa. Ci parla delle uove marce scagliate contro gli invitati alla prima della scala, in un'italia già e ancora divisa in due. Ci parla della prima "violenza" collettiva fatta e subita da parte di una generazione che si affacciava, allora, alla storia.

Il dio a lieto fine, che manca, è quello che ad un decennio di lotte e di contestazione risponde con il numero chiuso nelle università , incapace di recepire le istanze che scaturivano dalla società di allora. La strada viene, in qualche modo tracciata!

Ed arriviamo a generale capelli corti (Luciano Lama) che incarna l'deologia più becera fondata sui valori assurdi del lavoro (il dio fatti il culo) che davanti al più imponente movimento che anima l'italia del dopo guerra non trova niente di meglio da fare che attuare la sua squallida provocazione alla sapienza di roma (il little big horn). E' la più grande vittoria del movimento, ma anche l'inizio della sconfitta!

L'ultima strofa ci parla della lotta senza sbocco alcuno, la lotta armata da una parte e i sommovimenti culturali dall'altra(i teatri di posa dove scaricare la propria rabbia, quasi una sorta di feroce autocritica!). E la loro tragica separazione (ne riparlerà ne ladomenica delle salme a proposito dei cantautori e delle loro voci potenti per il "vaffanculo"). La risposta individuale ai problemi della sopravvivenza (la pesca con le bombe a mano), gli atti di eroismo inutili da parte di chi continuava a lottare nelle piazze e nelle fabbriche.
Rimangono solo pochi disperati, sparuti, che hanno perso la memoria e sparano anche a chi, tutto sommato, non meriterebbe una tale sorte!
Il cerchio si chiude: la risposta che rimane ai loro falsi dei è un povero dio senza fiato e senza speranza che si gloria di questo suo tragico modo d'essere!

--Franco Senia--

SALLY

(postato da red il 20/5/99 alle 18:00)

Allora, si diceva di Sally, ho un delirio in sospeso....

Credo che questa canzone rappresenti un po' la fine meschina che troppo spesso fanno i sogni e i tentativi di cambiamento.
Politicamente si puo' legare al fenomeno delle Brigate rosse e simili, ma non necessariamente.

"Mia madre mi disse non devi giocare con gli zingari nel bosco"...Disobbedire alla figura materna, cioe' all'ordine costituito, a quei comandamenti scritti proprio da chi puo' permettersi di non rispettarli.
Ma l'animo giovane e ancora fertile del protagonista decide di andare lo stesso perche' "il bosco era scuro e l'erba gia' verde", cioe' praticamente perche' la sua natura lo spinge ad andare e basta, senza ragione (avete mai visto boschi chiari ed erba blu?). Troppo forte il richiamo ad un incontro proibito: arriva Sally col suo tamburello, donna o bambina non conta, comunque utopia solo sognata ed adesso reale. "Dite a mia madre che non tornero'." Dite, voi generico, rivolto ad una societa' ben attraccata a terra con piedi e mani ed incapace di sognare.

"Andai verso il mare...spesi cento lire per un pesciolino cieco...sparii in un baleno". Quindi l'obiettivo della fuga diventa il mare immenso, il bosco non basta piu', "andate a dire a Sally che non tornero'", dopo la madre, adesso e' la donna che ti aveva accolto all'ingresso del bosco che viene abbandonata, lasciata per intraprendere una nuova avventura, un nuovo viaggio, a cavallo di un pesciolino cieco, cioe' senza sicurezze ma nel rischio piu' completo e totale, solo per tentare di arrivare, o la va o la spacca per dirla come i detti popolari. Povera Sally,  originaria meta finale del peregrinare, dell' agire, infatti il titolo del brano si riferisce a lei, che pure e' un personaggio marginale.

Entrano poi in scena Pilar del mare e Pilar dei meli, che dubito siano la stessa persona, o idea o cosa. La citta', luogo dove Pilar o chi per lei si "addormenta il cuore con due gocce d'eroina", quindi viaggio artificiale che spesso porta alla morte come unica via di fuga fra le mura di una citta', al contrario di pilar dei meli, idea selvaggia e zingara che si trova nell'eterno viaggiare (vicino alle roulottes), niente droga ma una bocca sporca di mirtilli, frutti selvatici, ed un coltello che la uccide, forse per rabbia, forse per negarle la liberta'.
E che l'assassino sia il protagonista? "Mi guardai nello stagno, l'assassino si era gia' lavato"...nello stagno si riflette la propria immagine, magari capita di essere colpevoli senza rendersene conto, presi irrefrenabilmente da una cultura di negazione della liberta' che credevamo lontana da noi e che invece ci ha assorbito completamente.
Dite a mia madre che non tornero', il viaggio mi ha provato, ho fallito, sono stanco, la voglia di giocare libero nel bosco mi ha portato ad uccidere, la voglia di cercare onestamente la liberta' mi ha portato ad usare mezzi che credevo fossero le armi solo di chi combattevo.

Ho fallito, sono stanco e povero, resta l'ultima e amara soluzione: i bassifondi, il pappone re dei topi che vive fra puttane e gomme che bruciano, il commercio della persona umana come atto estremo di umiliazione dell'uomo. E un bracciale come un marchio, un marchio che ti segna e segna la fine del tuo viaggio verso i sogni, lasciandoti ancora piu' avvilito di quando dovevi partire. Chissa', forse dovevi dar retta alla madre....

Ma il bosco e' ancora scuro e l'erba ancora verde, e Sally e' sempre li, col suo tamburello.

red

--Franco Senia--

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Commento di Alessandro

Salve, vorrei aggiungere un commento alla canzone "Sally" contenuta nell'album "Rimini".
Red, tentando di dare una spiegazione alla canzone, sorvola sul "pesciolino d'oro", soffermandosi solo su quello "cieco".
Inoltre considera "Pilar del mare" e "Pilar dei meli" come due semplici personaggi.
In realtà penso dietro ci sia un preciso e voluto riferimento al romanzo "Cent'anni di solitudine" di G.G. Marquez.
Chi l'ha letto si ricorderà infatti come il vecchio colonnello su cui il romanzo si apre (non ne ricordo il nome, cmq dovrebbe essere Aureliano Buendia), una volta ritirato passa la sua vecchiaia a fabbricare e poi fondere pesciolini d'oro.
Inoltre una delle matriarche della dinastia si chiama Pilar.
Penso che non possano essere considerate delle semplici coincidenze, se si considera, inoltre, che il paese di Macondo, dove il romanzo si svolge, veniva ogni anno visitato dagli zingari, e che uno di essi, Melquiades, addirittura vi si stabilisce.
E, per finire, ad un certo punto alcuni abitanti del villaggio partono alla ricerca del mare (proprio come il protagonista della canzone).
Infine uno dei temi di fondo della canzone potrebbe essere proprio la solitudine.
Insomma, penso che esista un forte legame tra il romanzo che fece vincere all'autore il Nobel,e una delle canzoni solo apparentemente + "facili" del Faber.
Come questo legame possa poi aiutare nell'interpretazione della canzone, beh, purtroppo non lo so, ma rileggendo il testo alla luce di questa considerazione forse potrà emergere qualcosa che prima era sfuggito.

Gradirei sapere cosa ne pensate voi, che di sicuro avete una cultura maggiore della mia per quanto concerne l'opera e la vita di De Andrè.

Grazie

Alessandro Pistonesi