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(1) Canzone popolare della fine del XVIII secolo Gli intermezzi prima e dopo "Don Raffaé" sono tratti da "Le stagioni" di P. I. Cajkovskij ("Giugno" opera 37 A) ed
eseguiti da Andrea Carcano. Prodotto da Mauro Pagani e Fabrizio De André. Registrato e mixato negli Studi Metropolis di Milano. Tutti i suoni, la programmazione computers ed i mixaggi sono di Mauririo Camagna. La voce
di De André in "Mégu Megún" è stata registrata da Jean Marc Tigani. Assistente di studio: Alberto Bonardi Copertina: ideazione, art-direction e realizzazione Area di Comunicazione. Un ringraziamento
particoplare a David Pizzanelli ed ad Anna T. Capernaros per la loro collaborazione. Ringraziamenti: a Francesco Baccini per "i maschi, le femmine, i cantanti" a Oscar De Tomaz per averci introdotto nel
rutilante mondo dello Jodel a Mary Viganò a Mario Rapallo per aver prestato il Nonoise.
1 - Arrangiamento di Sergio Conforti e Piero Milesi Orchestrazione e Direzione d'Orchestra di Piero Milesi Violino: Livia Baldi, Stefano Barneschi, Maria Cristina Vasi, Emanuela
Sfondrini, Brigid Sinead Nava, Debora Tedeschi, Elena Confortini, Martino Lovisolo, Carla Marotta, Giacomo Trevisani, Enrico Onofri, Carlo De Martini Viola: Anna Maria Gallingani, Sebastiano Borella, Cristina Cassiani
Ingoni, Carlo Goj Violoncello: Adriano Ancarani, Enrico Martinelli, Silvio Righini, Beatrice Cosma Pomarico, Jorge Alberto Guerrero, Caterina Dell'Agnello Contrabasso: Giuseppe Barbareschi, Roberto Bonati Flauto:
Giovanni Antonini, Michele Brescia Oboe: Francesco Pomarico Tromba: Sergio Orlandi, Umberto Marcandalli, Luciano Marconcini Corno: Luca Quaranta, Maria Gabriella Giaquinta, Adelia Colombo, Gianfranco
Scafidi Trombone: Luisa Vinci, Alessio Nava Clarinetto: Nicola Zuccalà Timpani e triangolo: David Searcy Coro: Lucia Vivien Pick, Diane Rama, Nadia Pellicciari (soprano), Giuseppe Lopopolo, Giuseppe Donno (tenore),
Carlo Proverbio, Bortolo Laffranchi, Alessandro Cairoli (baritono), Lucio Folilela (basso) Voci: Lalla Pisano, Maria Mereu
2 - Arrangiamento di Sergio Conforti e Piero Milesi Orchestrazione e Direzione d'Orchestra di Piero Milesi Violino: Livia Baldi, Stefano Barneschi, Maria Cristina Vasi, Emanuela
Sfondrini, Brigid Sinead Nava, Debora Tedeschi, Elena Confortini, Martino Lovisolo, Carla Marotta, Giacomo Trevisani, Enrico Onofri, Carlo De Martini Viola: Anna Maria Gallingani, Sebastiano Borella, Cristina Cassiani
Ingoni, Carlo Goj Violoncello: Adriano Ancarani, Enrico Martinelli, Silvio Righini, Beatrice Cosma Pomarico, Jorge Alberto Guerrero, Caterina Dell'Agnello Contrabasso: Giuseppe Barbareschi, Roberto Bonati Flauto:
Giovanni Antonini, Michele Brescia Oboe: Francesco Pomarico Tromba: Sergio Orlandi, Umberto Marcandalli, Luciano Marconcini Corno: Luca Quaranta, Maria Gabriella Giaquinta, Adelia Colombo, Gianfranco
Scafidi Trombone: Luisa Vinci, Alessio Nava Clarinetto: Nicola Zuccalà Timpani e triangolo: David Searcy Fisarmonica: Flavio Premoli Jodel: Paolo Somià Coro: Lucia Vivien Pick, Diane Rama, Nadia Pellicciari
(soprano), Giuseppe Lopopolo, Giuseppe Donno (tenore), Carlo Proverbio, Bortolo Laffranchi, Alessandro Cairoli (baritono), Lucio Folilela (basso) Voci: Lalla Pisano, Maria Mereu
3 - Arrangiamento di Mauro Pagani, Fabrizio De André e Sergio Conforti Chitarra: Michele Ascolese Clarino: Amedeo Bianchi II° Clarino: Mario Arcari Tromba, trombone, basso, tuba: Demo
Morselli Ottavino: Renato Rivolta Mandolino: Mauro Pagani Pianoforte: Sergio Conforti Tammorra: Alfio Antico Batteria: Lele Melotti Basso: Paolo Costa
4 - Arrangiamento di Mauro Pagani e Fabrizio De
André Chitarre: Michele Ascolese Violino e kazoo: Mauro Pagani
5 - Arrangiamento di Mauro Pagani e Fabrizio De André Oud bouzouki, lira greca, ndelele e seconde voci: Mauro Pagani Tastiere: Sergio
Conforti Shannaj: Mario Arcari Batteria: Walter Calloni Percussioni: Esteban Candelario Cabézas Basso: Paolo Costa
6 - Arrangiamento di Mauro Pagani e Fabrizio De André Chitarre: Michele
Ascolese Viola: Franco Formenti
7 - Arrangiamento di Mauro Pagani e Fabrizio De André Ndelele e bouzouki: Mauro Pagani Tastiere: Sergio Conforti Fisarmonica: Flavio Premoli Gironda: Franco
Pettinari Batteria: Walter Calloni Percussioni: Angelo Pusceddu Basso: Paolo Costa Derbóuka: Federico Sanesi
8 - Arrangiamento di Mauro Pagani e Fabrizio De André Flauto di canna e flauto in sol,
bouzouki: Mauro Pagani Seconde voci: Tazenda, Mauro Pagani, Fabrizio De André Armonium: Sergio Conforti Fisarmonica: Flavio Premoli Batteria: Walter Calloni Percussioni: Angelo Pusceddu Basso: Paolo
Costa
"…io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare." SAMUEL BELLAMY (Pirata alle Antille nel XVIII secolo)
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Il commento di Pierpaolo
LE NUVOLE ('90)
Dopo "Creuza de ma" Fabrizio avrebbe voluto dare un seguito a quel disco epocale e assieme a Mauro Pagani decisero di partire in barca a vela (battezzata Jamin-a) verso la Grecia e
la Turchia per andare da vicino a conoscere altre musiche e sonorità del bacino mediterraneo ma dopo parecchi mesi ritornarono indietro con molte cose ma senza le idee giuste per
continuare quel progetto. Fabrizio quindi decise di non dare un seguito all'esperienza di "Creuza" ma di dare vita ad un progetto nuovo partendo come idea dalla commedia "Le nuvole" di Aristofane.
Nella sua opera Aristofane identificava con "le nuvole" i sofisti, portatori di concetti rivoluzionari rispetto alle sue idee conservatrici, invece nel lavoro di Fabrizio "le nuvole" avrebbero simboleggiato i
potenti che (nel '90 eravamo in piena era pre-tangentopoli) spadroneggiavano in Italia senza alcuna remora morale impedendo al popolo di vedere la verità .
L'album è diviso in due parti la prima riguarda i potenti, la seconda il popolo e da qui si capisce l'uso dell'italiano nei primi quattro brani e l'uso del dialetto negli altri quattro.
Per le musiche Pagani introduce a Fabrizio il musicista Piero Milesi, che sarà una presenza fondamentale anche in "Anime salve".
Il brano di apertura "Le nuvole" è molto particolare: due voci femminili , una anziana e una più giovane, che parlano su un tappeto sonoro sognante e intenso (Il
brano fu premiato al premio Tenco come miglior canzone dell'anno).
Il terzo è uno dei brani più noti di Fabrizio ,"Don Raffaè" scritto con Massimo Bubola, ed è una denuncia contro le condizioni paradossali in cui
vivono alcuni secondini che devono fare da camerieri a boss influenti che pur essendo in galera hanno la stessa influenza e lo stesso "potere" di quando erano in libertà .
"Ottocento" è un pezzo complesso che assembla il melodramma allo yodel cosa che lo rende decisamente surreale e che sembra fare da prologo a "La domenica delle salme", uno dei pezzi più politici mai incisi da Fabrizio.
Nel brano si respira un era "pre Weimar" (il periodo storico che preludeva al nazismo) dove Fabrizio descrive il clima cupo presente in Italia alla fine degli anni 80, clima sospeso tra la reazione conservatrice
e la fine delle ideologie e delle utopie dove il popolo-cicala si limita alla "vibrante" protesta.
Con "Mega megun" e "A cimma" si torna a respirare l'amato dialetto genovese, da ricordare che i testi sono stati
scritti da Fabrizio e Ivano Fossati , inizio di una collaborazione che continuerà anche in "Anime salve".
"La nova gelosia": "come riporta il libretto stesso, la "gelosia" e' in dialetto il serramento della finestra, per cui la
canzone non e' altro -secondo me- che le parole di una persona semplice, affascinata da questa serratura nuova... che diventa un oggetto di desiderio e di ammirazione incantata" (*) , mentre "Monti di Mola" è un ennesimo omaggio alla sua terra di adozione : la Sardegna,dove si racconta l'impossibile storia d'amore tra un giovanotto ed un asina. (*)
contributo di Alessandro Ranellucci
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