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Senza orario senza bandiera
ecco le note di copertina (grazie a Franco Senia e al suo post)
****************************************************************** ****** L'Uomo che va alla ricerca di se stesso, della propria realtà e della
propria storia, è il protagonista del "viaggio" che Fabrizio De André e i "New Trolls" ci raccontano in questo microsolco. Nulla è lasciato al caso, in questo pellegrinaggio che conduce un nostro simile
alla scoperta del Mondo: ogni incontro, ogni pagina di questa storia è una tessera di un mosaico che coglie i diversi eppur concomitanti aspetti della natura umana, della sua quotidiana epopea. Ne l tempo stesso -la
contraddizione è solo apparente- nessun rigore di causalità lega questo vagabondaggio che non ha programmi, se non di cercare ovunque "il dolore/la gioia dell'Uomo".
Senza schemi fissi, senza preconcetti ideologici: appunto "senza orario, senza bandiera". Direi che, al fondo di questo disco, vi sia soprattutto il gioco
emozionante di una continua scoperta della Vita ("Ho veduto...i tucul / le case dei ricchi / e ho pianto.... Ho ascoltato / il linguaggio del mondo / e ho pianto") l'entusiasmo di chi va costruendo se stesso
attraverso una serrata trafila di esperienze: "Andrò ancora e se tornerò / sarò senz'altro migliore".
La galleria di situazioni e di personaggi che incontriamo in questo viaggio-verifica è dunque estremamente varia, proprio come varia e complessa è la natura umana. Si va dalla figura del patetico sognatore che vorrebbe una
strada tutta per sè, piena di luci, di colori, di voli alti e di bimbi che giocano; alla fede primordiale e all'ingenuo ottimismo di Irish che ringrazia il signore per le labbra e gli occhi della sua ragazza e gli chiede una
bicicletta, solo una bicicletta per andare in chiesa alla domenica; alla definitica solitudine di Susy, la bellissima che per non aver mai ritenuto nessun uomo degno di lei è invecchiata senza conoscere l'amore; al
frequentatore del "bar dell'angolo" che ben presto dimenticherà di aver perduto al gioco perchè fuori c'è la sua donna ad aspettarlo. L'itinerario prosegue con la bellissima immagine del figlio di pescatori che
"guarda stupito / la bocca aperta / delle sue scarpine", mentre intorno a lui la civiltà del Duemila rotea senza sfiorarlo. Si passa poi al racconto del vecchio soldato che rievoca senza dolore drammi ormai sepolti
dal tempo ( "Ti ricordi Joe? / Ti ricordi di Sam / con il cuore coperto / di mosche?"). Poi c'è l'accorata perorazione di Padre O'Brien, il missionario a cui il costo di un missile basterebbe per "togliere il
dolore /dai lebbrosari della terra". Infine la commovente timidezza di Tom Flaherty, che non oserà mai confessare il proprio amore alla ragazza dei suoi sogni: "Lo scriverò anche a dio. / Solo a te, amore / non lo
dirò mai".
Questo a grandi linee, il contenuto dei testi che De André ha composto traendoli daalcune liriche del poeta genovese Riccardo Mannerini, e a cui i "New Trolls" hannoaggiunto il fervore
trascinante delle loro musiche, ricche di colore e di forza espressiva.
I singoli brani sono stati collegati con intermezzi orchestrali realizzati da Gian Piero Reverberi, per sottolineare la continuità del "viaggio" anche sotto il profilo formale.
Non va sottovalutata un'altra singolarità di questo disco: l'incontro fra l'esuberante giovinezza dei "New Trolls" e un autore "impegnato", ormai pervenuto ad una sua pensosa maturità creativa, come è
Fabrizio De André. Incontro che poteva anche rivelarsi uno scontro, tanto sono diverse le loro esperienze espressive, e che invece si è risolto nel reciproco completarsi di personalità diverse, in un felice amalgama fra musica
e poesia.
CESARE G. ROMANA ****************************************************************** **
HO VEDUTO
Ho veduto nascere il sole dai ghiacci di Thule Ho veduto i riflessi dorati delle moschee Le onde adulte della Guascogna, gli squali bianchi
I tukul, le case dei ricchi E ho pianto
Ho veduto mare ch'è mare, terra ch'è terra coro: per le strade del mondo Come in me, come a Lisbona, come da noi per le strade del mondo
Ho veduto grano ch'è grano, fango ch'è fango per le strade del mondo Ho ascoltato il linguaggio del mondo E ho pianto
Ho visto amare, fremere, andare Ho veduto la faccia sporca di un amico
Lo stupore di una pazzia, di una morte Ho veduto l'ironica faccia di chi mi odia Gli occhi larghi di chi ha paura E ho pianto
Ho perdonato, giustificato Ho veduto morire il sole nel golfo di Aden
Ho veduto il buio e la luce E ancora piango
VORREI COMPRARE UNA STRADA
Vorrei comprare una strada nel centro di Nuova York
La vorrei lunga e affollata di gente di ogni età E tanta luce nei buffi tubi di vetro colorato Una fontana con mille bambini che giocano Un gatto griglio che scalda assonnato il suo angolo
E voli alti contro i colori dell'arcobaleno E al tramonto vorrei sedermi all'ombra di un grattacielo Fino a che io sentirò una voce che mi dirà Scusami William mi spiace per te ma è la fine
SIGNORE, IO SONO IRISH
Signore, io sono Irish, quello che non ha la bicicletta
Tu lo sai che lavoro e alla sera le mie reni non cantano
Tu mi hai dato il profumo dei fiori, le farfalle, i colori E le labbra di Ester create da Te Quei suoi occhi incredibili solo per me
Ma c'è una cosa, mio Signore che non va
Io che lavoro dai Lancaster a trenta miglia dalla città Io nel Tuo giorno sono stanco, sono stanco come non mai E trenta miglia più trenta miglia sono tante a piedi lo sai
E Irish Tu lo ricordi, Signore, non ha la bicicletta Nel Tuo giorno le rondini cantano la Tua gloria nei cieli Solo io sono triste, Signore, la Tua casa è lontana Devo stare sul prato a parlarti di me
E io soffro, Signore, lontano da Te
Ma Tu sei buono e tra gli amici che tu hai Una bicicletta per il Tuo Irish certamente la troverai Anche se vecchia, non importa, anche se vecchia mandala a me
Purché mi porti nel tuo giorno, mio Signore, fino a Te
Signore, io sono Irish, Quello che verrà da Te in bicicletta
SUSY FORRESTER
Susy eri bella ma non ti bastava
Eri gelosa di tutte le rose E gli amori sognati erano senza età Cavalieri nel vento che ti portavano la luna
Troppe stagioni e troppi inverni Cadde la neve anche sui tuoi capelli
E gli amori perduti hanno la loro età Servitori del tempo che ti regalano i ricordi
Spenta l'estate, sfumati gli amori Ora non sei più gelosa dei fiori
DUEMILA
Razzi intorno alla terra alla caccia di stelle Di pianeti lontani, arrampicati su antichi soli
Lune che hanno perduto, nel mistero svelato, L'incantesimo antico sopra lo specchio di mari notturni
Mentre in un angolo L'ultima figlia di un pescatore
Guarda stupita la bocca aperta delle sue scarpine, Segrete amanti di vecchie calze bucate e stinte
TI RICORDI JOE?
Ti ricordi, Joe Era verde laggiù Era verde il mare a Manila
Ti ricordi Joe Eran tanti laggiù Coi fucili nascosti tra i fiori
Quante stagioni passarono là Quanti colori inutili ormai
Per occhi già stanchi oppure già chiusi Per sempre
Ti ricordi Joe Ti ricordi di Sam Col il cuore coperto di mosche
E c'è ancora chi Va dicendo che noi Noi marines non avevamo un cuore
Quante stagioni passarono là Quanti colori inutili ormai Per occhi già stanchi oppure già chiusi Per sempre
PADRE O'BRIEN
Ho chiesto e non m'han dato un quinto del tesoro fregato in una lunga guerra
Un quinto mi bastava per togliere il dolore dai lebbrosari della terra
Ora restate solo voi che avete l'umiltà E quella stessa pietà di chi conosce il dolore,
Di chi per un gesto d'amore vi benedirà
Date l'amore che c'è in voi, non solo la pietà
Fate che giungano a me i frutti della bontà E molte labbra domani sorrideranno per voi
TOM FLAHERTY
Ti amo, lo svelerò alle viole
Ti amo, lo abbaierò alla luna
Lo scriverò sui vetri, sui muri e gli alberi Lo scriverò anche a Dio Solo a te, amore, non lo dirò mai
Ti amo, lo griderò ai boschi Ti amo, lo scriverò sull'acqua
Te lo diranno le viole e i platani Te lo dirà la luna Da me solo, amore, non lo saprai mai
ANDRO' ANCORA
Andrò ancora per le strade del mondo con occhi sinceri
Cercherò ovunque il dolore, la gioia dell'uomo Conterò le lacrime amare di chi soffre I sorrisi di chi attende con mani protese in avanti
Andrò ancora senza un orario, senza bandiera
Mi chinerò su malati e fontane, su volti di bimbi Camminerò tra sporcizia e danaro senza fermarmi Andrò ancora e quando tornerò sarò più vecchio e migliore
Non sarò mai né triste né stanco
Andrò ancora e se tornerò sarò senz'altro migliore Andrò ancora per le strade del mondo potete contarci
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