Fiume Sand Creek

IL MASSACRO DI SAND CREEK

(29 novembre 1864)

A cura di Oreste Borri.

Nell'estate del 1864 il governo ordinò che tutte le tribù si radunassero in uno stesso luogo, presso un forte dell'esercito, Fort Lyon, nel Colorado. Gli Indiani non ubbidirono. Perciò il colonnello Chivington organizzò il terzo Reggimento dei volontari del Colorado, uomini della peggior specie reclutati per cento giorni soltanto, col compito di massacrare quanti più Indiani possibile, rifacendosi ad un proclama del 1854 del governatore di quello Stato, Evans, che esortava la popolazione a cacciare ed eliminare il numero maggiore di Nativi.

Il terzo Reggimento si abbatté sui Cheyenne, i quali, per altro, avrebbero voluto trattare la pace. Per questo motivo fecero avanzare una delegazione comandata da Orso Magro che però fu freddato appena fu a portata di tiro. Seguì un breve combattimento, fermato dal capo Pentola Nera, che impedì ai suoi seicento guerrieri di massacrare i cento volontari. La situazione volgeva a favore degli Indiani che, dietro insistenza del capo Cheyenne, decisero di proporre un'istanza di pace che però non fu presa in debita considerazione dal governatore Evans. Alcuni capi dei Nativi, non riuscendo a capire lo stato reale delle cose, si insediarono, con i propri gruppi, nelle vicinanze dei forti. Altre tribù, compresa quella di Pentola Nera, si spostarono a Nord, mentre l'esercito, senza fare distinzione tra gli Indiani pacifici e quelli belligeranti, si preparava a sedare i focolai del Nord-Ovest. Poiché Pentola Nera desiderava fortemente la pace, dietro assicurazione che nulla sarebbe accaduto, obbedì all'ordine di accamparsi lungo il Sand Creek, poco lontano da Fort Lyon. Alla sua tribù si unì quella degli Arapaho di Mano Sinistra.

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Il campo Cheyenne si trovava in un'ansa a ferro di cavallo del Sand Creek a nord del letto di un altro torrente quasi secco. Il tepee di Pentola Nera era vicino al centro del villaggio, e a ovest vi era la gente di Antilope Bianca e di Copricapo di Guerra. Sul versante orientale e poco discosto dai Cheyenne vi era il campo Arapaho di Mano Sinistra. In totale vi erano quasi seicento indiani nell'ansa del torrente, due terzi dei quali donne e bambini. La maggior parte dei guerrieri si trovava diversi chilometri a est a cacciare il bisonte per i bisogni dell'accampamento, come aveva detto loro di fare il maggiore Anthony, comandante del distaccamento a cui erano affidati.

Gli indiani erano così fiduciosi di non aver assolutamente nulla da temere che non misero sentinelle durante la notte, tranne alla mandria di cavalli che era chiusa in un recinto sotto il torrente. Il primo sentore di un attacco lo ebbero verso l'alba - il rimbombo degli zoccoli sulla pianura sabbiosa. Alcune squaws dissero che vi era una massa di bisonti che si dirigeva verso il campo; altre dissero che era una massa di soldati. Dal torrente stava avanzando a un trotto svelto un grosso contingente di truppe... si potevano vedere altri soldati che si dirigevano verso le mandrie di cavalli indiani a sud dell'accampamento; in tutto l'accampamento vi era una gran confusione e un gran vociare: uomini, donne e bambini correvano fuori dalle tende seminudi; donne e bambini che strillavano alla vista delle truppe; uomini che correvano nelle tende a prendere le armi... Pentola Nera aveva una grande bandiera americana appesa in cima a un lungo palo e stava davanti alla sua tenda, aggrappato al palo, con la bandiera svolazzante nella luce grigia dell'alba invernale. Gridò alla sua gente di non avere paura, che i soldati non avrebbero fatto loro dei male; poi le truppe aprirono il fuoco dai due lati del Campo. I soldati appena smontati da cavallo cominciarono a sparare con le carabine e le pistole. In quel momento centinaia di donne e bambini Cheyenne si stavano radunando intorno alla bandiera di Pentola Nera. Risalendo il letto asciutto del torrente altri giungevano dal campo di Antilope Bianca. Dopo tutto, il colonnello Greenwood non aveva detto a Pentola Nera che finché fosse sventolata la bandiera americana sopra la sua testa, nessun soldato avrebbe sparato su di lui? Antilope Bianca, un vecchio di settantacinque anni, disarmato, il volto scuro segnato dal sole e dalle intemperie, camminò a grandi passi verso i soldati. Egli credeva ancora che i soldati avrebbero smesso di sparare appena avessero visto la bandiera americana e la bandiera bianca della resa che aveva ora innalzato Pentola Nera.

Polpaccio Stregato Beckwourth, che cavalcava a fianco del colonnello Chivington, vide avvicinarsi Antilope Bianca. "Venne correndo verso di noi per parlare al comandante," testimoniò in seguito Beckwourth "tenendo in alto le mani e dicendo: "Fermi! fermi!". Lo disse in un inglese chiaro come il mio. Egli si fermò e incrociò le braccia finché cadde fulminato". I sopravvissuti fra i Cheyenne dissero che Antilope Bianca cantò il canto di morte prima di spirare: "Niente vive a lungo. Solo la terra e le montagne".

Provenienti dal campo Arapaho, anche Mano Sinistra e la sua gente cercarono di raggiungere la bandiera di Pentola Nera. Quando Mano Sinistra vide le truppe, si fermò con le braccia incrociate, dicendo che non avrebbe combattuto gli uomini bianchi perché erano suoi amici. Cadde fucilato.

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Ma all'alba del 29 novembre 1864, il colonnello Chivington fece circondare l'accampamento, nonostante gli accordi presi e anche se nel mezzo del villaggio sventolava la bandiera americana, comandò l'attacco contro una popolazione inerme che quasi niente fece per reagire. Gli episodi sconvolgenti - come venne testimoniato dagli stessi indiani e da molti altri bianchi che parteciparono al massacro - non si contarono. Gli uomini vennero scalpati e orrendamente mutilati, i bambini usati per un macabro tiro al bersaglio, le donne oltraggiate, mutilate e scalpate. Per commettere delitti così atroci bisognava possedere una innata cattiveria o non essere padroni delle proprie azioni. In effetti molti dei partecipanti erano ubriachi. In nessun modo si riuscì legalmente a rendere giustizia ai pellerossa.

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Robert Bent, che si trovava a cavallo suo malgrado con il colonnello Chivington, disse che, quando giunsero in vista al campo, vide "sventolare la bandiera americana e udii Pentola Nera che diceva agli indiani di stare intorno alla bandiera e lì si accalcarono disordinatamente: uomini, donne e bambini. Questo accadde quando eravamo a meno dì 50 metri dagli indiani. Vidi anche sventolare una bandiera bianca. Queste bandiere erano in una posizione così in vista che essi devono averle viste. Quando le truppe spararono, gli indiani scapparono, alcuni uomini corsero nelle loro tende, forse a prendere le armi... Penso che vi fossero seicento indiani in tutto. Ritengo che vi fossero trentacinque guerrieri e alcuni vecchi, circa sessanta in tutto... il resto degli uomini era lontano dal campo, a caccia... Dopo l'inizio della sparatoria i guerrieri misero insieme le donne e i bambini e li circondarono per proteggerli. Vidi cinque squaws nascoste dietro un cumulo di sabbia. Quando le truppe avanzarono verso di loro, scapparono fuori e mostrarono le loro persone perché i soldati capissero che erano squaws e chiesero pietà, ma i soldati le fucilarono tutte. Vidi una squaw a terra con un gamba colpita da un proiettile; un soldato le si avvicinò con la sciabola sguainata; quando la donna alzò un braccio per proteggersi, egli la colpì, spezzandoglielo; la squaw si rotolò per terra e quando alzò l'altro braccio, il soldato la colpì nuovamente e le spezzò anche quello. Poi la abbandonò senza ucciderla. Sembrava una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini. Vi erano circa trenta o quaranta squaws che si erano messe al riparo in un anfratto; mandarono fuori una bambina di sei anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino; riuscì a fare solo pochi passi e cadde fulminata da una fucilata. Tutte le squaws rifugiatesi in quell'anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco. Vidi un squaws i cui organi genitali erano stati tagliati... Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio. Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri. " (In un discorso pubblico fatto a Denver non molto tempo prima di questo massacro, il colonnello Chivington sostenne che bisognava uccidere e scotennare tutti gli indiani, anche i neonati. "Le uova di pidocchio fanno i pidocchi" dichiarò.)

La descrizione di Robert Bent delle atrocità dei soldati fu confermata dal tenente James Connor: "Tornato sul campo di battaglia il giorno dopo non vidi un solo corpo di uomo, donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo, e in molti casi i cadaveri erano mutilati in modo orrendo: organi sessuali tagliati, ecc. a uomini, donne e bambini; udii un uomo dire che aveva tagliato gli organi sessuali di una donna e li aveva appesi a un bastoncino; sentii un altro dire che aveva tagliato le dita di un indiano per impossessarsi degli anelli che aveva sulla mano; per quanto io ne sappia John M. Chivington era a conoscenza di tutte le atrocità che furono commesse e non mi risulta che egli abbia fatto nulla per impedirle; ho saputo di un bambino di pochi mesi gettato nella cassetta del fieno di un carro e dopo un lungo tratto di strada abbandonato per terra a morire; ho anche sentito dire che molti uomini hanno tagliato gli organi genitali ad alcune donne e li hanno stesi sugli arcioni e li hanno messi sui cappelli mentre cavalcavano in fila."

Un reggimento addestrato e ben disciplinato avrebbe potuto certamente distruggere quasi tutti gli indiani indifesi che si trovavano sul Sand Creek. La mancanza di disciplina, unita alle abbondanti bevute di whisky durante la cavalcata notturna, alla codardia e alla scarsa precisione di tiro delle truppe del Colorado, resero possibile la fuga a molti indiani. Un certo numero di Cheyenne scavò trincee sotto gli alti argini del torrente in secca e resistette fino a quando scese la notte. Altri fuggirono da soli o a piccoli gruppi attraverso la pianura. Quando cessò la sparatoria erano morti 105 donne e bambini indiani e 28 uomini. Nel suo rapporto ufficiale, Chivington parlò di quattro o cinquecento guerrieri uccisi. Egli aveva perso 9 uomini, e aveva avuto 38 feriti; molti erano vittime del fuoco disordinato dei soldati che si sparavano addosso l'un l'altro. Fra i capi uccisi vi erano Antilope Bianca, Occhio Solo e Copricapo di Guerra. Pentola Nera riuscì miracolosamente a trovare scampo su un burrone, ma sua moglie fu gravemente ferita. Mano Sinistra, sebbene colpito da una pallottola, riuscì ugualmente a salvarsi.

Quando scese la notte i sopravvissuti strisciarono fuori dalle buche. Faceva molto freddo e il sangue si era congelato sulle loro ferite, ma non osarono accendere i fuochi. L'unico pensiero che avevano in mente era di fuggire a est verso lo Smoky Hill e cercare di raggiungere i loro guerrieri. "Fu una marcia terribile," ricordò George Bent "la maggior parte di noi procedeva a piedi, senza cibo, con pochi indumenti, impacciata dalle donne e dai bambini." Per 80 chilometri sopportarono il gelo dei venti, la fame e i dolori delle ferite, ma alla fine raggiunsero il campo di caccia. "Come arrivammo nel campo vi fu una scena terribile. Tutti piangevano, persino i guerrieri, le donne e i bambini strillavano e gemevano . Quasi tutti i presenti avevano perso qualche parente o amico e molti di loro sconvolti dal dolore si sfregiavano coi coltelli finché il sangue usciva a fiotti."

Si era in gennaio, la Luna del Grande Freddo, quando gli indiani delle Pianure tradizionalmente tengono accesi i fuochi nelle loro tende, raccontano storie per passare le lunghe serate e si alzano tardi alla mattina. Ma quello era un brutto momento e come la notizia del massacro di Sand Creek si sparse nelle pianure, i Cheyenne, gli Arapaho e i Sioux mandarono staffette avanti e indietro con messaggi che invitavano tutti gli indiani a unirsi in una guerra di vendetta contro i bianchi assassini.

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Scuse del Congresso Usa agli indiani

Strage di Sand Creek condannata dopo 136 anni

Le "giacche blu" attaccarono un accampamento massacrando senza pietà 150 Cheyenne e Arapaho, soprattutto donne e bambini

Washington. Uno degli episodi più brutali della storia del West, il massacro di 150 indiani sulla sponda del Sand Creek, ha fatto scattare con 136 anni di ritardo le scuse del Congresso. Sul luogo della strage, avvenuta il 29 novembre 1864 lungo un torrente del Colorado, sarà posta una lapide per ricordare i Cheyenne e Arapaho, in gran parte donne e bambini, massacrati da un migliaio di "giacche blu" del colonnello John Chivington.

Come rievoca una sequenza memorabile del film di Arthur Penn "Piccolo grande uomo", i soldati circondarono all'alba un accampamento pellerossa aprendo improvvisamente il fuoco. Il Congresso ha approvato una legge per trasformare in un sito storico il luogo del massacro, 250 km a sud-est di Denver. La legge era stata presentata da Ben Cavallo Notturno Campbell, l'unico senatore pellerossa della storia Usa, discendente delle vittime del massacro.

Nel 1865, le testimonianze della strage portarono il Congresso ad aprire una inchiesta. Ma i colpevoli non furono mai puniti, la strage non venne mai ufficialmente condannata. L'episodio innescò dodici anni di Guerre Indiane sfociate poi nella uccisione di George Custer a Little Big Horn.

Una città situata vicino al luogo della carneficina sul Sand Creek reca ancora oggi il nome del colonnello Chivington. Non vi è invece alcuna menzione delle vittime del massacro.

La legge del Congresso, conferendo valore storico al sito, consentirà agli indiani di proteggere la sacralità dell'area. I pellerossa chiedono da tempo al Congresso di riconoscere con memoriali anche il loro ruolo nella storia della regione: gran parte dei monumenti esistenti nel West onorano solo i pionieri bianchi e i soldati.

Di.A.

 

Estratto dal Il Secolo XIX di mercoledì 25 ottobre 2000

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John M. Chivington (1821-1894)

L'eroe di Glorietta Pass e il macellaio di sand Creek: la figura di John M. Chivington si staglia come una delle più controverse dell'intera storia del Far West americano. Chivington nacque in una casa di campagna nell'Ohio nel 1821. Suo padre morì quando lui aveva 5 anni e il peso del sostentamento della famiglia ricadde sulla moglie e sui figli maggiori. Mentre cresceva, Chivington fu costretto a lavorare duramente nella fattoria di famiglia per cui non potè studiare se non in maniera assolutamente irregolare e insufficiente.
Per alcuni anni si dedicò anche ad un piccolo traffico di legname nell'Ohio. Sebbene non fosse particolarmente religioso, finì per seguire i dettami della Chiesa Metodista più o meno all'età di vent'anni. Fu ordinato nel 1844 e presto cominciò la sua lunga carriera di ministro del culto.
Accettò qualunque destinazione gli venisse attribuita, trasferendo la sua famiglia nell'Illinois nel 1848 e poi nel Missouri l'anno seguente. Come ministro si occupò di far nascere le congregazioni locali, di supervisionare l'edificazione di nuove chiese e, spesso, di operare come rappresentante della legge. Per un certo periodo, nel 1853, si affiancò ad una spedizione dei missionari metodisti tra gli indiani Wyandot nel Kansas.
La sua posizione contro la schiavitù e il punto di vista sulla secessione gli fruttarono non pochi contrattempi nel Missouri al punto che nel 1856 alcuni attivisti favorevoli alla schiavitù gli ingiunsero di non parlare dal pulpito di quegli argomenti. Arrivarono persino ad attenderlo la domenica successiva per spaventarlo, ma Chivington si presentò sul pulpito mostrando la Bibbia e due revolver e dicendo: "Per grazia di Dio e di queste due pistole, oggi pregherò qui".

Questa frase gli guadagnò il soprannome di "Fighting Parson". Presto, dopo questo fatto, la Chiesa Metodista lo allontanò dal Missouri per scampare ai disordini, spedendolo nel Nebraska a Omaha. Rimase lì fino al 1860 allorquando fu nominato Presidente del distretto metodista delle Montagne Rocciose e dovette andare a Denver per accudire alla costituzione della congregazione e alla costruzione della chiesa. Allo scoppio della guerra civile, il Governatore del Colorado, WIlliam Gilpin, gli offrì un posto da capellano, ma lui rifiutò l'incarico chiedendo invece una posizione "combattente". Col grado di Maggiore del I Reggimento Volontari del Colorado, Chivington ebbe un ruolo importante nella battaglia di Glorietta Pass (nel New Mexico orientale) in cui fu inflitta una sonora sconfitta alle forze confederate.

Quando le sue truppe scesero dalle pareti del canyon all'attacco del convoglio dei rifornimenti, Chivington venne acclamato come un eroe di guerra. Di ritorno a Denver dopo la definitiva sconfitta delle forze occidentali della confederazione, Chivington sembrava destinato a ricoprire ruoli assai importanti come quello di candidato Repubblicano per il seggio al Congresso per conto del Colorado che si accingeva a divenire Stato.
In attesa che maturassero le condizioni per l'entrata in politica, le tensioni tra la popolazione bianca del Colorado e i pellerossa Cheyenne raggiunsero il culmine, al punto che il giornale The Denver dedicò al problema un editoriale infuocato nel quale richiedeva a gran voce lo sterminio totale dei "diavoli rossi", sostenendo l'urgenza che tutti gli uomini lasciassero il loro lavoro per due mesi per dedicarsi a tale urgente necessità. Chivington trasse grandi vantaggi nel cavalcare il malcontento della gente contro i governanti che sostenevano le necessità della pace con i Cheyenne.

Nell'agosto 1864 dichiarò pubblicamente che "i Cheyenne dovranno essere completamente rinchiusi o allontanati prima che se ne stiano calmi. Io dico che se uno di loro sarà catturato nelle vicinanze, la sola cosa da fare è ucciderlo." Un mese più tardi, mentre era occupato a scrivere una lettera ai diaconi, diede parere sfavorevole alla possibilità di fare un trattao con i pellerossa: "Semplicemente non è possibile per gli indiani obbedire o anche solo comprendere qualunque trattato; io sono assolutamente convinto che la sola strada che abbiamo per avere la pace in Colorado sia di ucciderli tutti." Parecchi mesi dopo Chivington mise in pratica le sue idee omicide. Nelle prime ore del giorno del 29 novembre 1864 guidò un reggimento di Volontari del Colorado fino alla riserva Cheyenne di Sand Creek, dove erano accampati Black Kettle (un famoso capo sempre favorevole alla pace con i bianchi) e la sua banda.

Gli ufficiali dell'esercito federale avevano promesso a Black Kettle di lasciarlo in pace qualora avesse fatto pronto rientro nella riserva e, infatti, sulla sua tenda sventolavano la bandiera americana e una bandiera bianca. Nonostante tutto Chivington ordinò l'attacco al campo che ignorava di essere in pericolo. Dopo ore di combattimento i Volontari del Colorado avevano perso solo 9 uomini mentre avevano ucciso tra le 200 e 400 Cheyenne, perlopiù donne e bambini.
Dopo tutto questo macello, i Volontari scalparono la gran parte dei corpi e mutilandoli in più parti e in particolare nella zona dei genitali, non vergognandosi ad esibire i loro macabri trofei di fronte alla folla festante a Denver, al ritorno dalla missione. Sulle prime Chivington fu acclamato e riconosciuto come un eroe per la "battaglia" di Sand Creek, ma presto iniziarono a circolare le voci secondo le quali si era trattato di un vero e proprio sterminio, che i soldati erano perlopiù ubriachi e che la gran massa degli uccisi era composta di donne e bambini. Queste voci sembrarono trovar conferma quando Chivington arrestò sei dei suoi uomini accusandoli di codardia in battaglia. Senonché tra i sei vi era anche il capitano Silas Soule, un amico di Chivington che aveva combattuto con lui al Glorietta Pass, e che ora parlava apertamente di "carnaio", sostenendo di non essere codardo, ma di aver volutamente rifiutato di partecipare al gioco al massacro voluto da Chivington contro un gruppo di indiani amici e indifesi. Per questo, subito dopo il loro arresto il Segretario alla Guerra ordinò l'immediato rilascio dei sei e il Congresso avviò un'indagine formale sui fatti di Sand Creek. Purtroppo Soule non potè testimoniare in quanto, una settimana dopo il rilascio, fu ucciso a Denver, colpito alle spalle con una revolverata.

Nonostante la formale incriminazione, Chivington riuscì a non essere condannato dalla Corte Marziale in quanto ormai aveva lasciato l'esercito e quindi non poteva più essere punito. Comunque un giudice dell'esercito disse pubblicamente che "Sand Creek era stato un atto di profonda codardia e una strage perpetrata a sangue freddo, un gesto sufficiente a coprire i colpevoli di infamia indelebile e, nel contempo, a suscitare indignazione in tutti gli americani." Sebbene non si riuscì a condannarlo formalmente, Chivington pagò comunque un prezzo per il suo atto: fu costretto a dimettersi dalla milizia e a rinunciare alla carriera politica.

Nel 1865 ritornò in Nebraska dove visse parecchi anni. Andò quindi per un periodo in California e infine fece ritorno in Ohio dove riprese le attività legate ad una fattoria e diresse un piccolo giornale locale. Nel 1883 riprovò ad entrare in politica, ma la colpevolezza del massacro di Sand Creek lo costrinse a gettare la spugna anche stavolta. Ancora una volta a Denver, lavorò come sceriffo per un breve tempo prima di morire a causa di un tumore.

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Dal newsgroup dedicato a De André:

"Marco C." <ciaramellamarco@gmail.com> wrote in message news:1188756154.510427.69190@r29g2000hsg.googlegroups.com...

Della guerra De André ha parlato. Ne ha parlato spesso, spessissimo.
Degli oppressi De André ha parlato ancora più spesso, anzi di più: ne ha parlato praticamente in ogni sua canzone, a fare capolino. Ma Sand Creek, lasciatemelo dire, è molto più di una semplice canzone contro uno sterminio di un popolo: è magia uditiva allo stato puro.
Sarà la contrapposizione tra il tono maggiore e il chiaro riferimento nel testo ad elementi di morte che fanno capolino tra gli elementi naturali, mai così carichi di significati simbolici (il "lampo in un orecchio", "l'albero della neve fiorì di stelle rosse").
Sarà che l'accompagnamento musicale si gioca decisamente su un unico arpeggio quasi ipnotico, sarà l'eco del coro dei bambini defunti contrapposto allo scorrere del fiume (che in molte culture, anche molto lontane tra loro, per ovvi motivi è stato associato alla vita, anche da un punto di vista della simbologia religiosa).
Sarà il dolce tono fiabesco che parla però di sangue, di guerrieri troppo lontani a commuovermi? Sarà ancora una volta la contrapposizione tra la saggezza del nonno (di cui
De André ha sempre sentito la mancanza) e il giovane ascoltatore presumibilmente spensierato, che ascolta una leggenda di bambini defunti in un tempo immemorabile sul fondo del fiume e che, col tono con cui si parla della morte ai bambini, ora dormono laggiù, per
sempre?
Non so se sia tutte queste cose insieme, o se ce siano anche altre, ma fatto sta che per me questa canzone è sempre stata l'emblema di quel "mistero" delle vere opere d'arte che Boccadoro impara dal suo maestro Nicola: qualcosa che ci tocca le corde più profonde della
nostra anima senza scomodare, una volta tanto, il nostro amato, necessario e vitale buonsenso. Dal mio punto di vista, praticamente un miracolo.