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RECENSIONE DI MENTELOCALE (www.mentelocale.it) Premiere degli Endegu al Teatro Cargo 24.novembre.2003
Se è vero che ogni iniziativa legata al nome, alla figura e alle opere di Fabrizio De André,
realizzata non solo a Genova (e di questo son particolarmente contento, perché almeno in questo caso ribalta il nefasto concetto del nemo propheta in patria), ma in tutta Italia, ha successo, è vero anche che non sempre la
qualità è elevata. Così sabato 22 novembre la spinta a raggiungere Voltri è stata appunto la passione per ciò che può continuare a ricordarmi Fabrizio e il marchio "Teatro Cargo" che ha ospitato il concerto – omaggio degli
Endegu. Prima "sorpresa" la sala, esauritissima, pare da dieci giorni; seconda la voce di Alberto Napolitano, incredibilmente vicina, nei toni, nel modo di porgere le parole a quella di Fabrizio, tanto da restare, lì per lì,
bloccato un attimo dallo stupore; terza e fondamentale l'assenza, di quella brutta bestia della retorica, che, non di rado, vanifica anche belle intenzioni. Dura la vita di una "cover band", ma questo gruppo di
musicisti, peraltro non esordienti e si sente, che si son dati per nome l'incipit di uno dei tanti capolavori fabrizieschi A Çimma, pare esser partito col piede giusto. Quasi tutti provenienti dal Levante ligure (ed è
piacevole, nonostante lo schermirsi per questa origine, ascoltare le canzoni in lingua genovese, non storpiate, come in altri casi), si accostano in punta di piedi all'immenso canzoniere disponibile. Pescano molto dall'ultimo
Anime Salve, ma anche da Le Nuvole, Creuza de ma, capolavoro, assoluto e universalmente riconosciuto degli anni 80, su fino a Non al denaro non all'amore né al cielo, sublime versione dell'Antologia di Spoon River, a La Buona
Novella. Mi piace sottolineare la professionalità che accompagna l'intera operazione, che non lascia nulla al dilettantismo da chitarrata estiva sulla spiaggia, anche se, nel contempo, è palpabile l'affetto nei confronti del
poeta e cantautore genovese. Claudio Borghi, chitarre e bouzouki validamente suonate (e avendo il raffronto con Mauro Pagani è tutt'altro che semplice) arrangia, con rispetto, precisione, senza voler strafare (e magari rovinare
tutto), gran parte delle due ore di concerto, mentre riveste in maniera originale evergreen come La Città vecchia o Via del Campo. La formazione prevede una seconda voce solista, ed è quella di Maria Pierantoni Giua, ottime
doti naturali, buoni maestri (Armando Corsi e Anna Sini), autrice in proprio, già postasi all'attenzione generale con la vittoria all'ultimo Festival di Castrocaro.
Sì, proprio il quarantennale "mitico" concorso per volti e voci nuovi. E già si parla di una sua partecipazione al prossimo "Sanremo". Se così fosse, l'augurio è che possa essere un bel trampolino di lancio, senza farsi
s/travolgere, sarebbe un vero peccato. Completano la band Paolo Banchero, che svolge un gran lavoro alla fisarmonica e al violino, il poliedrico Massimiliano Caretta, attore di buon livello (ecco dove l'avevo già visto…) ed
Enrico Di Bella alla batteria. Meritati, dunque, gli applausi finali, ringraziati con due bis, una versione corale de Il pescatore e una struggente Canzone di Marinella, chitarra e voce. (Giovanni Villani)
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