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Dal Newsgroup su FDA: ecio scanos" 11/5/1999
From: Riccardo Venturi <venturi@spl.at> Reply-To: fabrizio@yahoogroups.com Subject : [fabrizio] L'illustre cugino De Andrade
Date: Tue, 7 May 2002 09:52:25 -0700 (PDT) A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade eravamo gli ultimi cittadini liberi di questa famosa citta' civile
perche' avevamo un cannone nel cortile... (Fabrizio de Andre', "La domenica delle salme") ___________________________________________
Oswald de Andrade
José Oswald de Sousa Andrade (che scrisse semplicemente come "Oswald de Andrade") nacque a San Paolo del Brasile nel 1890. Essere presente alla svolta del secolo, quando aveva 10 anni, fu decisivo, come
ricorda de Andrade gia' adulto: "Avevamo svoltato l'angolo di un secolo. Si entrava nel 1900..." San Paolo si destava all'industrializzazione e alla tecnologia e si
dischiudeva un nuovo mondo urbano che Oswald avrebbe presto assimilato, affascinato: il tram elettrico, la radio, il cinema, la pubblicita' col suo linguaggio sintetico.
Personalita' assolutamente poliedrica, Oswald de Andrade aveva 22 anni quando fece il primo dei suoi svariati viaggi in Europa (1912), dove entro' in contatto con i movimenti di avanguardia, ed in particolare
col futurismo italo-francese; ma solo dopo dieci anni avrebbe impiegato le tecniche di tali movimenti. In varie forme divulgo' il cubismo e il futurismo in Brasile. Frattanto, nel 1911, aveva fondato
una rivista umoristica intitolata "O Pirralho". Nel 1919 si laureo' in giurisprudenza presso l'universita' di San Paolo.
Il suo terzo matrimonio, con Tarsila de Amaral (1926) fu per Oswald de
Andrade assolutamente fondamentale; assieme alla nuova moglie, lo scrittore lancio' un movimento umoristico-letterario, che chiamo'
"Antropofagia", in cui si proponevano delle ricette per cucinare tutti i personaggi della vecchia ortodossia politica e culturale brasiliana.
Con Tarsila de Amaral torno' in Europa varie volte; ma la grande crisi economica del 1929 rovino' completamente lo scrittore.
Separatosi da Tarsila de Amaral, Oswald de Andrade strinse una
relazione con la scrittrice comunista Patricia Galvão, detta "Pagu". Oswald comincio' a frequentare riunioni del partito e operaie, ed entro' infine ufficialmente nel PC brasiliano. Dopo aver lasciato
Patricia Galvão, all'eta' di 54 anni conobbe Maria Antonieta d'Alkmin, che sposo' e con la quale visse fino alla morte, avvenuta nel 1954.
Nessun altro scrittore modernista brasiliano e' piu' noto di Oswald de Andrade per lo spirito assolutamente irriverente e irridente. Le sue posizioni intellettuali sono considerate fondamentali per la cultura
brasiliana della prima parte del XX secolo; la sua opera letteraria esemplifica magistralmente le caratteristiche della prima fase del modernismo.
Il suo incontro, nel 1920, con il suo omonimo Mário de Andrade, lo
propose al pubblico come il poeta "futurista par excellence"; ma il futurismo brasiliano, al pari di quello russo, fu un movimento di reale rinnovamento e legato alle correnti piu' autenticamente
progressiste della societa' e della cultura brasiliana.
Nel 1924 Oswald de Andrade diede inizio al movimento detto "Pau-Brasil" (dal nome dell'albero cui si deve il nome stesso del
Brasile), il cui programma era quello di liberare la poesia "dalle influenze nefaste delle vecchie civilta' in disfacimento", indicando come strada da seguire un assoluto primitivismo di matrice autoctona e
scevro da ogni componente falsamente "naïve".
Con la sua adesione al Partito Comunista Brasiliano, Oswald de Andrade partecipo' alla lotta operaia e antifascista negli anni che
precedettero il colpo di stato del 1937; dalle colonne del giornale "O homem livre" (L'uomo libero) invitava ogni proletario brasiliano a tenere "un cannone nel cortile".
Tra il 1943 e il 1946 pubblico' i due volumi dell'opera intitolata "Marco Zero" ("Alzo zero", metafora ancora ripresa dal celebre
"cannone nel cortile" di cui abbiamo parlato prima), dedicata all'analisi di stampo marxiano della crisi economica del 1929 e della
societa' "paulista". Nel 1945 fu nominato ordinario di letteratura brasiliana presso l'universita' di San Paolo.
Il critico António Cándido afferma che "l'importanza storica di Oswald
de Andrade come innovatore e agitatore politico-letterario nel senso piu' elevato del termine e' stata decisiva per la formazione della letteratura brasiliana contemporanea."
Tra le opere letterarie piu' importanti di Oswald de Andrade va senz'altro annoverato "Serafim Ponte Grande" ("Serafino Ponte
Grande"), citato espressamente da Fabrizio de Andre' in una nota al testo de "La domenica delle salme".
Composto tra il 1925 e il 1929 (ma pubblicato solo nel 1933),
"Serafino Ponte Grande" e', assieme a "Memórias Sentimentais de João Miramar" ("Ricordi Sentimentali di João Miramar"), il capolavoro dello
scrittore brasiliano. "Serafino Ponte Grande" rappresenta programmaticamente una sfida al lettore.
Si tratta di una storia di assai difficile classificazione, condotta
per flash continui e, con al posto dei "capitoli", 203 frammenti organizzati come una sorta di puzzle da ricomporre; ispirata palesemente al "Tristram Shandy" di Laurence Sterne, la figura del
"protagonista" (Serafino Ponte Grande, appunto) appare solo di rado e si confonde il piu' delle volte con quella di altri personaggi che sono pero' repentinamente eliminati dalla storia e che ricompaiono
altrettanto repentinamente, con passaggi ex abrupto dalla narrazione in prima a quella in terza persona.
Nel testo, lettere si incrociano a pagine di giornale; dei brani
melodrammatici vengono presentati sotto forma di dialogo teatrale, e ogni tanto vengono inseriti a casaccio dei lemmi di un dizionario tascabile portoghese.
Malgrado l'apparente disordine assoluto, il romanzo presenta una struttura che permette di definirlo come un libro di memorie diviso in undici "capitoli" raggruppati in tre parti:
PRIMA PARTE: Formazione di Serafino (infanzia, adolescenza, matrimonio con Dona Lalá, satira della rivoluzione paulista del 1924). Caratteristica costante di questa parte e' l'erotismo assolutamente
irriverente e sboccato.
SECONDA PARTE: Viaggi ed avventure per l'Europa e l'Oriente.
TERZA PARTE: Ritorno e "viaggio utopistico" per il Brasile. Serafino
Ponte Grande attacca a cannonate un commissariato di polizia e conduce una campagna contro la stampa, i mezzi di comunicazione e il servizio sanitario. Perseguito a lungo dalle autorita', muore colpito da un
fulmine durante un temporale. Dopo la sua morte, il suo segretario Pinto Calçudo si impossessa della sua nave (chiamata "El Durasno") e
fonda una societa' "serafinista" utopica, intraprendendo un viaggio permanente.
Serafino Ponte Grande incarna il mito dell'eroe latinoamericano che
rema costantemente controcorrente cercando di rompere le catene del conformismo e dell'ipocrisia borghese a colpi di ironia e sarcasmo; ma il suo sogno si infrange tragicamente, costringendo l'eroe
all'emarginazione e all'amarezza.
In una parola, Serafino Ponte Grande viaggia "in direzione ostinata e contraria"; e, forse, da questo punto di vista "La domenica delle
salme" di De Andre', con le precise citazioni da Oswald de Andrade e dal suo principale romanzo, si prefigura anche come una sorta di "anticipazione" di "Smisurata Preghiera".
R.Vent.
From: Franco Senia <franco.senia@tin.it>
Subject : ottocento (era:[fabrizio] ri / sentimento)
Date: Sat, 04 May 2002 13:18:42 +0200 Alle 23.19 03/05/02 +0000, Walter Pi ha scritto:
>(.........) >3. Cosa vuol dire Ottocento?
meglio ancora, cosa vogliono dire "le nuvole"!?
Si può tentare, volendo, di dare qualche risposta, col senno di poi, forzando quanto basta. Un concept album, a mio avviso, diviso in due parti. Ma questo l'ho già sostenuto, in altri tempi e altrove.
Riprendendo l'incipit della mail precedente, mi sento di affermare che la prima parte (quella in lingua) parla di "investimento affettivo"; mentre la seconda (quella in vari dialetti) parla di amore.
Il tutto, ovviamente, sotto un cielo denso di "nuvole" che si sono addensate minacciose per tutto quel decennio precedente all'uscita del disco. Quegli anni ottanta che vengono chiamati
"ottocento": dieci anni lunghi come un secolo! Cominciando dal testo (recitato) che apre il disco, e dal richiamo ad aristofane. E qui arriva
la forzatura. Propongo un fabrizio de andré visionario, attento alla trasformazione dei processi produttivi! Aristofane e i sofisti. Già! La merce del nuovo capitalismo è il sapere, la conoscenza, l'informazione.
Maledetti sofisti! Fanno commercio della conoscenza; la trasportano e la vendono. Per divertire e per guadagnare. E anche l'amore - quel che ne rimane - può essere solo "investimento affettivo", dove "alla
moglie dalle larghe maglie e dalle molte voglie" si regalano scatole d'argento. E se il figlio è "annegato come un coniglio", nel naviglio di quella stessa milano che galleggia in una bottiglia
di orzata, magari al solo scopo di pugnalare nell'orgoglio un padre preoccupato per il malcontento che continua a serpeggiare contro il motore che fa girare il mondo; non importa. "Domani andrà meglio"!
possiamo anche continuare, volendo.
salud --Franco Senia--
Franco Senia <franco.senia@tin.it> Subject: Re: ottocento (era:[fabrizio] ri / sentimento)
Date: Sat, 04 May 2002 19:06:06 +0200 Alle 15.24 04/05/02 +0300, dilillo ha scritto:
> > possiamo anche continuare, volendo. > >continua, continua!
io continuo pure; ma non era questo il punto, anche perchè, a dirla tutta, non è che abbia usato la prima persona plurale del verbo potere a causa di un mio supposto stato di gravidanza!
Comunque, finisco con "ottocento"; impietosa fotografia, virata al comico, del decennio appena trascorso. Anche qui, come in "al ballo mascherato", c'è un padre che pretende
aspirina (alka seltzer) ed affetto. Solo che questa volta (questo "adesso") evita di inciampare nella sua autorità. Si perde, estasiato, nella contemplazione di tutte le "meraviglie" con cui il
capitalismo ci riempie, grazie al miracolo del "libero mercato". E, per dormire tranquillo, basta un alka-seltzer, prima di andare a letto.
Nessun pericolo di saltare in aria. Il figlio è morto. La figlia è solo un valore di scambio ("già matura e ancora pura") sul mercato ("quante belle figlie da sposar"). Da condurre all'altare,
camminando "su un tappeto di contanti".
Non c'è che dire! E' proprio una brutta nuvolaglia, quella di "ottocento", quasi peggio delle
brutte nubi scure della domenica delle salme; è un niente, a confronto, la nuvoletta, quasi bianco-rosa, che è don raffaé. Le altre non sono nuvole. Sono "solo passaggi di tempo" che si preparano a compltetare il
loro "processo di individualizzazione" e diventare così, anche loro, "anime salve".
salud
--Franco Senia--
Enrica Iaffei <enrica_iaffei@yahoo.it>
Subject : Re: ottocento (era:[fabrizio] ri / sentimento) Date : Sun, 05 May 2002 11:15:10 +0300 At 13.18 04/05/02 +0200, you wrote: >...
>Riprendendo l'incipit della mail precedente, mi sento di affermare che la >prima parte (quella in lingua) parla di "investimento affettivo"; mentre
>la seconda (quella in vari dialetti) parla di amore.
Visto che al tempo avevo poco piu' di 10 anni, posso inorridire adesso per la locuzione "investimento affettivo"?
Mentre, pero', trovo molto amore nel lato B dell'album (io l'ho comprato in vinile!), penso che nella prima meta' l'investimento affettivo sia evidente solo in ottocento. Questo a meno
di considerare investimento affettivo anche l'impegno politico oppure la deferenza mafiosa.
>... >E anche l'amore - quel che ne rimane - può essere solo "investimento
>affettivo", dove "alla moglie dalle larghe maglie e dalle molte voglie" si >regalano scatole d'argento. E se il figlio è "annegato come un coniglio",
>nel naviglio di quella stessa milano che galleggia in una bottiglia di >orzata, magari al solo scopo di pugnalare nell'orgoglio un padre
>preoccupato per il malcontento che continua a serpeggiare contro il motore >che fa girare il mondo; non importa. "Domani andrà meglio"!
saro' forse l'unica, ma in quel figlio annegato come un coniglio ho sempre visto il figlio di agnelli, la sua nascosta e "vergognosa" fragilita' di cui al tempo gia' si parlava piu' o meno a
bassavoce. In tutta la canzone, comunque, sono sparsi figli tipici della borghesia da bere che negli anni '80 cominciava a sentirsi imbattibile
>possiamo anche continuare, volendo.
ci possiamo provare, soffro di scarsa connettivita' in questi giorni, ma cerchero' di esserci, per esempio per analizzare la scelta della lingua.
Sonorita' teutoniche che richiamano alla mente idee di efficienza e di fine impero, forse?
Enrica
From : Franco Senia <franco.senia@tin.it>
Reply-To: fabrizio@yahoogroups.com Subject : Re: ottocento (era:[fabrizio] ri / sentimento) Date : Sun, 05 May 2002 12:48:47 +0200
Alle 11.15 05/05/02 +0300, Enrica Iaffei ha scritto:
<(........) >Mentre, pero', trovo molto amore nel lato B dell'album (io l'ho comprato
>in vinile!), penso che nella prima meta' l'investimento affettivo sia >evidente solo in ottocento. Questo a meno di considerare investimento
>affettivo anche l'impegno politico oppure la deferenza mafiosa.
Credo che l'aggetivizzazione "affettiva" lasci il tempo che trova, rispetto
alla logica dello "investimento" cui deve sottomettersi. In questo senso, credo, tutta la facciata A del disco parli dello stesso genere di investimento. Non importa che sia quello affettivo del padre
collezionista, o quello "deferente e mafioso" di pasquale cafiero, o quello "artistico" dei cantautori.
>saro' forse l'unica, ma in quel figlio annegato come un coniglio ho sempre
>visto il figlio di agnelli, la sua nascosta e "vergognosa" fragilita' di >cui al tempo gia' si parlava piu' o meno a bassavoce.
edoardo agnelli? morto nel 2000??
>(..........) >ci possiamo provare, soffro di scarsa connettivita' in questi giorni, ma >cerchero' di esserci, per esempio per analizzare la scelta della lingua.
>Sonorita' teutoniche che richiamano alla mente idee di efficienza e di >fine impero, forse?
credo che il problema della lingua (anzi, delle lingue) sia una delle
chiavi di "le nuvole". Si comincia con l'italiano lievemente "sgrammaticato" del parlato, all'inizio.
"...e la terra si trema e gli animali si stanno zitti...."
Poi la lingua di "ottocento" passa, improvvisamente, dalla filastrocca in italiano a quella svolta in un tedesco inesistente. Si potrebbe azzardare che le parole, come suono e basta,
stiano proprio ad indicare l'assenza delle parole fatte di sangue e carne! Dopodiché si passa al napoletano italianizzato di "don raffaé", dove la perdità dell'idendità
sull'altare dell'investimento si consuma nell'incapacità di riuscire a parlare "alla pari" con il potere.
Solo i cantautori de "la domenica delle salme" sarebbero in grado di riuscire a parlare, facendosi comprendere da tutti; ma la canzone, nell'ultima strofa, vira al linguaggio incolore e
sciatto dei telegiornali. E allora che parlino coloro che hanno ancora qualcosa da dire! Anche se, per farlo, devono fare uso del napoletano de "la nova gelosia", del genovese di "a
cimma" e del gallurese dei "monti di mola". Si precludono la comprensione di molti, così esprimendosi. Certo. Ma chissà che non si
riesca, alla fine, a vivere in una "babele" dove riusciamo a comprenderci!
salud
--Franco Senia--
La Domenica delle salme parla della grande normalizzazione :quel processo
intervenuto alla caduta del muro di berlino e che ha portato alla vittoria del pensiero unico capitalista all'americana. Fabrizio immagina un panorama triste e apocalittico che vede prendere il potere un quarto
reich e morire ogni forma di resistenza e dissenso nei gazzettieri di regime nei cantanti disimpegnati . Solo lui ed il suo cugino Deandrade si oppongono a quella pace terrificante ma solo perche
hanno un cannone nel cortile!! Comunque questo scenario è temperato dal messaggio positivo finale che vede rinascere la lotta sotto forma di cicalio fastidioso che si estende per tutta la nostra penisola!! Profetico?
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red - 11/5/1999
Paolo Centroni ha scritto:
> Risparmio tutti i commenti (positivi) sulla nascita del newsgroup e quelli (sigh) sulla morte
di De Andrè. Approfitto per chiedere se qualcuno ha un'idea sul significato della canzone "La domenica delle salme", Album "le Nuvole". Personalmente è una di quelle che mi piace
di più, ma ho rinunciato a capirci qualcosa.
Per quanto possa valere la mia interpretazione, provo a dartela.
Credo che La Domenica delle salme sia una sorta di critica satirico-amara della societa'
italiana ed europea di quegli anni (il brano e' del 1990). Il pretesto e' dato dal giorno della caduta del Muro di Berlino. Innanzitutto Fabrizio, alla luce della caduta del muro, simbolo
del comunismo, che rappresentava il sogno di tante persone, vede la vittoria della societa' borghese occidentale neo-fascista, che riesce a convincere i poveri che e' vita migliore
lavare le auto dei ricchi occidentali (i polacchi rifacevano il trucco alle troie di regime, ricordate quanti lavavetri quell'anno?) piuttosto che vivere in condizione di uguaglianza. E
quelli che adesso si credono liberi sono invece i futuri schiavi dell'Ovest (ridotti come gli schiavi della piramide di Cheope, costruita nell'antico Egitto), infatti il testo accomuna
schiavo e comunista, cioe' abitante dell'Est.
E in quel periodo sembrava che questa caduta potesse, chissa' come, risolvere tutti i
problemi di poverta' dell'Europa, e tutti si lasciavano trasportare dall'ottimismo (il gas esilarante presidiava le strade e si porto' via tutti i pensieri). Bellissima, a mio avviso, la
strofa "Le regine del TUA CULPA affollavano i parrucchieri", ironica battuta su quella categoria di piccolo borghesi che si ritiene sempre e comunque onesta e non coinvolta in nessun problema..
Poi viene citato Curcio, punito dallo Stato come esempio per tutti i rivoltosi di sinistra ora sconfitti dall'evidenza, reo di aver cercato di ribaltare un sistema politico che ora, con le
mani sui coglioni, cioe' sperando in una buona sorte dal cielo, spera che non si ammazzi nessuno ("voglio vivere in una citta' dove all'ora dell'aperitivo non ci siano spargimenti di
sangue e di detersivo"). E d'altronde, dice De Andre', attualmente sei libero solo se sei armato (lui e suo cugino De Andrade, che se non sbaglio e' un poeta anarchico spagnolo, ma non ne sono sicuro). Poi
nel brano ritorna ancora quella massa di persone che, dietro il "feretro del defunto ideale" (il comunismo) si ritrova a godere di una gioia che, invece, non sara' corrisposta dai fatti.
Poi l'accusa ai cantautori, i suoi colleghi, diversa pero' dall'Avvelenata di Guccini che conteneva riferimenti personali, incolpati di avere fatto i buffoni e i leccaculo invece di
sfruttare la loro posizione di nuovi messia per dire un bel "Vaffanculo" a questa merda di societa'.
Insomma, alla fine il richiamo alla caduta del muro e a quella "pace terrificante" su cui
ognuno potra' pensarla come vuole, ma che ci ha portato oggi ad avere interventi di pace fatti radendo al suolo gli ospedali civili.
Forse Fabrizio, morendo, si e' risparmiato quest'ulteriore schiaffo alla ragione.
"Mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di VIBRANTE PROTESTA"
red
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franco senia - 23/8/1999
n Mon, 23 Aug 1999 13:38:01 +0200, "Konrad" <cocomogl@tin.it> wrote:
>Mi sono spesso interrogato sui fattori scatenanti il testo dellla "Domenica delle salme". >Trovo questo brano uno dei più enigmatici della enorme produzione letteraria di F. De Andrè.
>Secondo voi ci sono relazioni con la scissione del PCI? >E quelle voci pronte al "vaffanculo" sono forse quelle dei cantautori? >Mi aspetto un bel thread! >Grazie >Konrad
Premesso che, sul NG, è già stata postata una bella interpretazione di red, l'11 maggio, provo a dare un piccolo contributo.
Più che alla scissione del pci, a mio avviso, si fa riferimento al cosiddetto 'pensiero unico'. Il crollo del muro di berlino sancisce la fine dei blocchi, con tutto quel che ne consegue.
Soprattutto il trionfo assoluto dell'ideologia: "Il capitalismo non è il miglior sistema possibile, bensì l'unico!"
I primi a farne le spese sono i vecchi, un peso di cui la società deve in qualche modo liberarsi.
"la domenica delle salme si sentiva cantare - quant'è bella giovinezza non vogliamo più invecchiare"
I polacchi vengono lasciati vivere ancora per qualche tempo, giusto per dare una lavatina ai nostri parabrezza.
Il muro di berlino viene abbattuto.
Dalle sue pietre verrà costruito il quarto reich, la grande germania ("la piramide di cheope").
Il nuovo ordine viene imposto, senza violenza, col consenso quasi totale, in un clima di euforia.
L'amputazione della gamba di Renato Curcio sancisce la pacificazione fra lo stato e l'ultima generazione di rivoluzionari. Un piccolo tributo da pagare. :)
I pochi dissidenti si ritirano nelle catacombe e accendono la televisione. Per mezz'ora si dispongono ad ascoltare "i cantautori". Peccato.
Avrebbero potuto essere loro, i cantautori, le voci potenti in grado di criticare, di mandare 'affanculo chi andava mandato. Ne avevano le parole, non l'hanno usate.
Seppellito il cadavere di utopia, e con esso ogni conflittualità ed, anche, ogni tensione ideale, rimane solo.............................. una pace terrificante.
L'ultimo verso, forse, è riferito al pci:
"mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di vibrante protesta."
Potrebbe, dico potrebbe, essere una critica di quelle prese di posizione, dove, a fronte di
tragedie incommensurabili, si esprime tutt'al più, appunto, "una vibrante protesta".
-- Franco Senia -- ****************************************************************
cybersix - 24/8/1999
La domenica delle salme è un fedele e preciso ritratto dell'italia di cacca degli anni fine 80- inizio 90. Quando l'ho ascoltata per la prima volta, ho capito che con gli anni de andrè perdeva in
ingenuità e acqusitava in amarezza.
Un capolavoro. -- Cybersix ******************************************************************
Luigi Caputo 24/8/99
Ciao,
ritengo "La domenica delle salme" un doloroso, ma purtroppo vero, ritratto della societa' Italiana alla fine degli anni '80. Tra l'altro, vi e' una chicca di incredibile importanza:
all'inizio il testo parla di un certo "poeta della Baggina", scappato dalla casa di riposo "Pio Albergo Trivulzio", il cui presidente era Mario Chiesa, l'uomo dal cui arresto sarebbe poi
iniziata, nel 1992, l'inchiesta Tangentopoli. Ed e' emblematico notare appunto che la canzone parte e si sviluppa nella descrizione cristallina di tre luoghi:
- Milano - Trento - l'Est e la Germania
- Milano simboleggia la corruzione (non a caso, Tangentopoli prendera' il largo proprio da li', patria di Craxi e del PSI);
- Trento e' il luogo-simbolo del terrorismo anni '70. Le Brigate Rosse nacquero all'universita' di Trento, e se non erro Renato Curcio fu arrestato proprio li'
- la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo portano alla cosiddetta "pace ideale", al libero commercio ("i trafficanti di saponette mettevano pancia verso est"), al dilagare dei
traffici illeciti e della mafia in Russia e nei paesi dell'Est. Addirittura, nel verso "I Polacchi non morirono subito e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime lanciate verso il mare" io vedrei anche un duro attacco al Papa, che da polacco si sarebbe, secondo De Andre' e Pagani, "inginocchiato" e
macchiato di "consociativismo" nei confronti del capitalismo. Su questo pero' non sono convinto piu' di tanto: non sarei comunque d'accordo con De Andre' e Pagani.
Ad ogni modo, la scimmia del quarto Reich e' la minaccia, mai sopita, del dilagare del neonazismo.
Sarei contento se il dibattito sul "De Andre' politico" proseguisse...
Saluti
Luigi Caputo
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Emanuele Trussoni 24/8/1999
Luigi Caputo <elleci@hotmail.com> wrote:
> - Trento e' il luogo-simbolo del terrorismo anni '70. Le Brigate Rosse > nacquero all'universita' di Trento, e se non erro Renato Curcio fu arrestato > proprio li'
Purtroppo sbagli: fu arrestato a Pinerolo, in provincia di Torino! Belle comunque tutte le altre considerazioni!
Sono un ragazzo di vent'anni e mi piace tantissimo il grande Fab.
Purtroppo non sempre riesco a capire il messaggio del poeta, soprattutto perché non ero neppure nato quando lui ha scritto molte delle sue canzoni :-((( Per fortuna che ho trovato questo NG!
Ciao a tutti
Emanuele ********************************************************
Lisa 2/9/1999
Luigi Caputo wrote:
> - Milano simboleggia la corruzione
Non solo: rappresenta anche il mito dell'efficientismo, degli affari, del lavoro produttivo: la Milano di "gente che produce", "che lavora",
"che va sempre di corsa", citta' di fabbriche, di Borsa e di aperitivi, Milano da bere, come diceva una pubblicita' di qualche tempo fa, ora ridotta a una fluttuante "bottiglia di orzata"...
> (non a caso, > Tangentopoli prendera' il > largo proprio da li', patria di Craxi e del PSI); > - Trento e' il luogo-simbolo del terrorismo anni '70. Le Brigate Rosse
> nacquero all'universita' di Trento,
Entrambe le cose sono state ri-citate poi dai GANG:
"...un tempo fu a Milano, dove si va a lavorare, e c'erano tante bande quante banche da rapinare,
e forse fu per gioco che con Pietro Cavallero fece la comparsa in un film in bianco e nero: gli diedero fucili, e pistole di terza mano, e un passaporto falso per fuggire via lontano.
...un tempo per paura, o forse per coraggio, si fece catturare alla catena di montaggio. quel tempo, se lo ricordi, lo stato aveva mal di cuore, cosi' a Renato Curcio chiese in prestito nuove parole:
con quelle parti' all'assalto di nuovi mulini a vento, incontro' anche un sorriso lungo la strada che porta a Trento..."
ciao Lisa
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Tommaso La Selva 8/9/1999
Luigi Caputo wrote:
> "I Polacchi non morirono subito > e inginocchiati agli ultimi semafori
> rifacevano il trucco alle troie di regime > lanciate verso il mare" > > io vedrei anche un duro attacco al Papa, che da polacco si sarebbe, secondo > De
Andre' e Pagani, "inginocchiato" e macchiato di "consociativismo" nei confronti del capitalismo.
Non ti sembra un'interpretazione un po' cervellotica? L'attacco al Papa mi pare tirato per i capelli... Credo che De André si riferisca alla triste condizione di un po' tutti gli extracomunitari (i
polacchi poi, sono i lavavetri per antonomasia), costretti a fare lavori umilissimi per quattro soldi... Le troie di regime dell'epoca saranno state le Fiat Uno (oggi sarebbero le Punto:-))
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Ernesto Mangiarotti 8/9/1999
Luigi Caputo ha scritto nel messaggio <7ptnfh$mbl$1@fe2.cs.interbusiness.it>...
>Ciao,
>ritengo "La domenica delle salme" un doloroso, ma purtroppo vero, ritratto della societa' Italiana alla fine degli anni '80.
>Tra l'altro, vi e' una chicca di incredibile importanza: all'inizio il testo parla di un certo "poeta della Baggina"
il poeta della Baggina è riferito ad un fatto accaduto a Milano, era un barbone a cui alcuni teppisti hanno dato fuoco. Questo l'ha spiegato direttamente Fabrizio in un'intervista
dell'epoca in cui è uscito le nuvole.
>Su questo pero' non sono convinto piu' di tanto: non sarei comunque d'accordo con De Andre' e Pagani.
che c'entra Pagani? i testi li ha scritti solo De Andrè.
Ciao Ernesto
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Lupo grigio 8/11/2000
Riccardo Venturi <venturi@couriermail.de> wrote in message 3a07ecd5.7773550@news.tiscalinet.it...
>Se n'è discusso qui praticamente dal primo giorno del NG (14 maggio 1999).
Lo stesso vale per "la cattiva strada". Saluti.
Secondo te per quale ragione è così "gettonata"l'esegesi di quel testo? Ve ne sono di altrettanto,se non di più,criptici e controversi.
A mio avviso perchè esso segna il giudizio su un momento storico .
-- Saluti
Lupo Grigio ********************************************************************* Riccardo Venturi 8/11/2000
>Secondo te per quale ragione è così "gettonata"l'esegesi di quel testo? >Ve ne sono di altrettanto,se non di più,criptici e controversi.
>A mio avviso perchè esso segna il giudizio su un momento storico .
Sì, hai ragione (e così ne ricominciamo a parlare, ed in un certo qual modo "accontentiamo" anche Merlino, che ha posto la questione).
Certo che è "gettonata", questa canzone; e la "Domenica delle Salme" andrebbe, se possibile, ascoltata nella versione filmica, cioè nel video nel quale appare De André stesso
(credo che il video sia di Gabriele Salvatores, ma non vorrei sbagliarmi; è comunque presente nella cassetta allegata a "Come un anomalia" di Roberto Cotroneo, ed. Einaudi).
Il video è De André che vede scorrere in un televisore tutto questo secolo. Immagini, parate naziste, il bombardamento di Dresda, ballerine, maiali, ripugnanti würstel, Seveso
contaminata dalla nube tossica della Icmesa. È anche una donna che va via e che trova una fotografia in un libro, una foto di un Carbonaro; e un vecchio, una ciotola di latte, una pistola
(il cannone nel cortile), un'attesa rabbiosa (non si sa se per un passato o per un futuro).
Ma la "Domenica delle Salme" non è quindi un semplice "giudizio" su un momento storico; è
anche una rassegna precisa della Storia che ha portato a quel momento sul quale De André ha inteso dare un giudizio.
La Storia, che sembra, in quel preciso momento, decretare la "fine dell'Utopia", è rivisitata in un atto d'accusa. Un atto di accusa di un "cittadino libero" che si trova a vivere nelle nostre
"città civili" tra ministri dei temporali, tripudi di tromboni e spargimenti di detersivi.
Un atto di accusa ed un invito alla resistenza. Ma non è solo una resistenza umana; è una
resistenza politica, pienamente politica. Renato Curcio non è detto a caso un "Carbonaro"; Renato Curcio è il prigioniero del Potere di turno. Nella sovrapposizione temporale che è alla base di tutto il testo (una
sovrapposizione che può significare solo l'eterna ripetizione dei meccanismi del Potere: anche il "Risorgimento" viene visto come una forma di Resistenza ad un potere oppressivo, e
per annunciare l'amputazione della gamba di Curcio vengono mandato anche un personaggio tratto da una poesia di Giuseppe Giusti) c'è sempre la linea logica che, a mio
parere, rende la "Domenica delle Salme" un testo "criptico" solo per chi lo vuol vedere così (o per colui al quale fa comodo vederlo così, o paura vederlo in un'altra maniera).
La linea del Potere che trasforma tutti quanti i maiali in würstel. Che trita, schiaccia, trasforma, bombarda, impone sorrisi e danze artificiali. Chi resiste?
Chi è "colui che guarda", nel video impersonato da De André stesso? Il "Poeta"? Bisognerebbe a questo punto ipotizzare che nessun poeta sia o sia stato compromesso con
il Potere; e, ragionevolmente, questo non mi sembra propriamente esatto. Il Poeta sembra piuttosto registrare, elaborare, provare; ma si tratta sempre di ammissioni di impossibilità. Chi resiste?
Chi è il "vecchio"? E chi è la "donna che parte"? La Resistenza e la Fuga?
Ora che il Potere sembra aver distrutto l'ennesima Utopia (che la si chiami "Comunismo" o
in qualsiasi altro modo, non è importante), che cosa resta per effettuare la Resistenza al Potere che De André ha testimoniato non con questa canzone, ma con l'intera sua opera?
Gesti individuali estremi, disperati?
Scappare? Direi, piuttosto, testimoniare. Testimoniare e analizzare la Storia, fornire mille e mille ipotesi e spunti perché il frinire delle Cicale non copra definitivamente tutto quanto con la sua pace terrificante.
E, in questo senzo, "La Domenica delle Salme" è una canzone, a suo modo, di guerra.
Come lo è, a mio parere, tutto quanto l'album "Nuvole". Con la Resistenza "umana" De
André vuole proporre anche una Resistenza politica; e si badi bene che non intendo *affatto* dare un giudizio definitivo, ma solo invitare ad una delle possibili chiavi di lettura.
E le "porte" di De André sono tante, tantissime. Così come arrivo a dire tranquillamente che tutti gli album di De André sono in realtà dei
"concept album". Dico e sottolineo tutti; non solo l' "Impiegato" e la "Buona Novella".
Non so se si avrà voglia di parlarne ancora, qui. Il NG mi sembra in uno dei suoi periodici
periodi di "funestus veternus", per dirla orazianamente. Ti saluto quindi e ti ringrazio per avermi dato lo spunto per dire delle cose che avevo comunque voglia di dire.
*Riccardo Venturi*
*************************************************************** Enrica Iaffei 8/11/2000
Riccardo Venturi wrote: > ... > Chi resiste?
> Chi è il "vecchio"? E chi è la "donna che parte"? > La Resistenza e la Fuga?
Ci devo pensare per capire se la "donna che parte" e' la Fuga, ma sono invece
perfettamente concorde sul "vecchio" che e' la Resistenza (R maiuscola). E secondo me non e' affatto un caso che sia un vecchio a mpersonificarla, temo che sia un pessimo segno, da'
l'idea di un qualcosa che deve e puo' essere difeso solo da chi c'era, da chi non e' stato rovinato dalla "pace terrificante". Non ci sono giovani battaglieri in quel video ne' nella
canzone, non ci sono studenti in marcia, c'e' solo lui e il cugino De Andrade, la cui unica forma di resistenza e' avere un cannone nel cortile, sedersi dietro la porta di casa con una
pistola in mano con l'aria di chi "vendera' cara la pelle" E' una sconfitta totale, il video e' ancora piu' triste e definitivo (se e' possibile) della canzone.
************************************************************
Riccardo Venturi 8/11/2000
>Ci devo pensare per capire se la "donna che parte" e' la Fuga, ma sono >invece
perfettamente concorde sul "vecchio" che e' la Resistenza (R >maiuscola). E secondo me non e' affatto un caso che sia un vecchio a >impersonificarla, temo che sia un pessimo segno
, da' l'idea di un >qualcosa che deve e puo' essere difeso solo da chi c'era, da chi non e' stato rovinato dalla "pace terrificante". Non ci sono giovani >battaglieri in quel video ne'
nella canzone, non ci sono studenti in marcia, c'e' solo lui e il cugino De Andrade, la cui unica forma di resistenza e' avere un cannone nel cortile, sedersi dietro la porta di casa con
una pistola in mano con l'aria di chi "vendera' cara la pelle"
E' una sconfitta totale, il video e' ancora piu' triste e definitivo (se e' possibile) della canzone.
Eh sì, Enrica, hai colto veramente nel segno. E tu pensa che De André scriveva la canzone nei primi anni '90 (o, se preferisci, dopo il "radioso 1989"). Dopo l' "abbattimento del Muro".
Aveva intuito (forse, in questo caso, un'intuizione abbastanza poco difficile) che di "muro" se ne era già innalzato un altro: quello, appunto, della "pace terrificante". Quello
dell'omologazione. Un muro poi ben rafforzato negli anni a seguire, come chi vuol vedere ha perfettamente visto. È vero, il video è triste e definitivo. Triste, solitario y final. Ma non direi che lo sia più o
meno della canzone; la "Domenica delle Salme" non è un testo di speranza, è un testo di coscienza, di analisi e di rabbia. Sta a noi decidere se questa coscienza, quest'analisi e
questa rabbia possano generare delle nuove speranze. "Chi c'era" deve continuare a resistere. Coi suoi cannoni nel cortile, se necessario. Quanto
alla "fuga", ti ripeto che sono propenso a vederla precisamente nella "donna che parte" proprio perché credo che il video sia di Salvatores, un teorico della fuga. Ed anche perché
mi piace vedercela. Ed anche perché il testo ed il video propongono dei precisi motivi di fuga. Ed il vecchio, dietro la porta con il suo cannone/pistola, che fa, resiste e basta? O, forse,
intende fermare anche quella fuga (nel video è basilare il gioco delle porte socchiuse, con la sua precisa valenza simbolica)? Non vorrà mica dire alla donna: "Bella mia, invece di
scappare stai ferma e prendi una pistola anche tu?" Non ci sono giovani, dici tu giustamente. La Resistenza è di chi sa cos'è.
Per questo, uno dei primi atti della Resistenza è far capire, spezzettare, analizzare, accusare, far esplodere la vuotezza dell'uniteralità di lettura (della Storia). E, in questo senso, il
significato della "Domenica" mi sembra abbastanza chiaro; e, più che altro, mi sembra che la canzone adempia bene al suo scopo. E di scopi, checché se ne possa pensare, De André ne aveva di ben precisi.
Saluti,
*Riccardo Venturi* ********************************************************************* **
franco senia 8/11/2000
On Wed, 08 Nov 2000 14:12:50 GMT, venturi@couriermail.de (Riccardo Venturi) ha
scritto:
>(.....) >Chi è "colui che guarda", nel video impersonato da De André stesso? Il "Poeta"? Bisognerebbe a questo punto ipotizzare che nessun poeta sia o sia stato compromesso con
il Potere; e, ragionevolmente, questo non mi sembra propriamente esatto. Il Poeta sembra piuttosto registrare, elaborare, provare; ma si tratta sempre di ammissioni di impossibilità. >Chi resiste?
>Chi è il "vecchio"? E chi è la "donna che parte"? >La Resistenza e la Fuga?
Credo, riccardo, che il video che accompagna la canzone "appartenga" a salvatores, per
l'appunto, più che a de andré! Non è che questo ci porti fuori strada, nella discussione, Tutt'altro! Salvatores ha girato un video (lo chiamiamo film?); e quel video è la domenica delle salme di
salvatores! Ovviamente se non ci fosse stata la canzone di fabrizio, non ci sarebbe stato nemmeno il film di gabriele. :-)) E magari fabrizio, guardando il film ha considerato degli
aspetti, non intravvisti prima, e in cui si è prontamente riconosciuto.
Non ci sono giovani -ci fa notare enrica! Ma credo che questa scelta non dipenda tanto da
un disarmo delle nuove generazioni, su cui sono, tutto sommato, portato ad essere ottimista, quanto, piuttosto, dal "capovolgimento" attuato dal potere. I comunisti si sono visti
improvvisamente trasformati un "conservatori"! Per decreto. Ovvio che, in tale quadro, la "resistenza" possa essere praticata solo da un "vecchio". E di
solito i vecchi hanno poca voglia di scappare. I piedi fanno loro male. Per cui, si trovano una sedia, non troppo comoda (altrimenti rischiano di addormentarsi:-)), non senza aver prima
frugato in un vecchio baule, alla ricerca di uno strumento che avevano messo da parte, convinti che prima o poi sarebbe tornato utile. I giovani? I giovani non si fanno mica incantare dalle parole!
Convinti come sono di sapere già tutto. Meglio stare zitti ed aspettare. E la donna? Che parta pure! Qui oramai la faccenda è chiusa. C'è solo da regolare qualche piccolo conto rimasto in sospeso.
Magari, altrove, troverà qualcuno che si innamori di lei. Qualcuno più giovane, con cui ricominciare daccapo!
Niente niente la donna fosse la Rivoluzione? :-)
>Direi, piuttosto, testimoniare. Testimoniare e analizzare la Storia, fornire mille e mille ipotesi e spunti perché il frinire delle Cicale non copra definitivamente tutto quanto con la sua pace terrificante.
>E, in questo senzo, "La Domenica delle Salme" è una canzone, a suo modo, di guerra.
Pienamente d'accordo. Tranne sull'utilizzo del termine "testimonianza". Sa troppo di "chiesa". :-))))
>Come lo è, a mio parere, tutto quanto l'album "Nuvole". Con la Resistenza "umana" De André vuole proporre anche una Resistenza politica;
La resistenza è resistenza. Non abbisogna di aggettivi! E' l'unico modo che una minoranza esigua (anche composta di una sola unità) ha per restare viva. Per non lasciarsi annullare.
Salud --Franco Senia--
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Enrica Iaffei 8/11/2000
Franco Senia wrote: > > Non ci sono giovani -ci fa notare enrica! Ma credo che questa scelta non dipenda tanto
da un disarmo delle nuove generazioni, su cui sono, tutto sommato, portato ad essere ottimista, > ... > Niente niente la donna fosse la Rivoluzione? :-)
Ma tu guarda le scoperte della vita!
Ti leggo da mesi e non mi ero mai accorta quanto tu fossi ottimista :)))) Speriamo tu abbia ragione
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Riccardo Venturi 8/11/2000
>Credo, riccardo, che il video che accompagna la canzone "appartenga" a >salvatores, per l'appunto, più che a de andré! Non è che questo ci >porti fuori strada, nella discussione, Tutt'altro!
Franco, sarebbe impensabile che una cosa del genere potesse portarci "fuori strada" nella discussione! Discussione che però, non sto a dirtelo, continua ad essere per me su quel "tutt'uno" che
oramai è rappresentato da quella canzone e da quel video. Una cosa, volendo, che va anche "al di là" (si fa per dire) da De André e Salvatores; una cosa che "appartiene" ad
entrambi e, più che altro, appartiene profondamente a noi. E questo è un cosiddetto "noi esclusivo". Lungi da me dal voler dare alcun tipo d'ostracismo alla ricezione di una canzone
di De André e del "suo" video, che "appartenga" o meno a Salvatores più che a Fabrizio. E' solo una constatazione di fatti. Lupo Grigio si chiedeva come mai questa canzone è così
"gettonata" nell'esegesi: potrei rispondere che è così perché la "Domenica" non parla solo di
"noi", ma della nostra storia collettiva. Della storia non solo di una generica "generazione", ma della nostra storia ideale, che poi è la storia di un secolo che ha visto le emanazioni più
crude del potere e le manifestazioni più varie (disperate, organizzate, inutili, singolari, giuste, sbagliate, dure...) per dirgli di no.
Tu non ami molto gli aggettivi, Franco; io, forse, li amo eccessivamente. Sì, può darsi. E' il mio costante senso di pluralità, non posso far nulla contro di esso, né voglio! Ma non conta
la specificazione, conta il fine: e il fine è quello di dire No al potere. E questa è la "Domenica delle Salme". Canzone e video!
>Salvatores ha girato un video (lo chiamiamo film?); Sì, lo chiamiamo film. Decisamente.
>e quel video è la domenica delle salme di salvatores! >Ovviamente se non ci fosse stata
>la canzone di fabrizio, non ci sarebbe stato nemmeno il film di gabriele. :-)) E magari fabrizio, guardando il film ha considerato degli aspetti, non intravvisti prima, e in cui si è prontamente riconosciuto.
Non è il primo caso, certamente, di un autore di un testo letterario che, davanti alla sua trasposizione in immagini da parte di un altro, scopre non solo di "riconoscervisi", ma anche
vede, se mai ce ne fosse ulteriore bisogno, che un testo ha veramente vita autonoma. In fondo, è una cosa che bisognerebbe tenere sempre presente; specialmente noi, che su questi
ammennicoli "telematici" ci addanniamo a ricondurre, a interpretare, a analizzare, a "darci". Disse Umberto Eco che "un autore dovrebbe morire subito dopo aver prodotto il suo
Testo"; altrimenti c'è il rischio che ostacoli la sua vita con la sua presenza. Guarda ad esempio sul NG di Guccini quanto, a volte, la "presenza" del Maestrone ostacola i suoi testi!
Con questo, lunga e lunghissima vita a Guccini, ci mancherebbe altro. Ma, se una volta ho tentato di far capire a mezzo mondo che parlare di De André è disperatamente parlare di un
silenzio, c'è da dire anche che i testi di De André sono adesso in una condizione libera, totalmente libera. Fabrizio, purtroppo, non li "condiziona" più, e stiamo peraltro parlando di
una di quelle rare persone che riusciva a condizionarli poco anche in vita; e questa è una sua autentica grandezza spesso misconosciuta o poco fatta presente.
>Non ci sono giovani -ci fa notare enrica! Ma credo che questa scelta >non dipenda tanto da un disarmo delle nuove generazioni, su cui sono, >tutto sommato, portato ad essere
ottimista, quanto, piuttosto, dal >"capovolgimento" attuato dal potere. I comunisti si sono visti >improvvisamente trasformati un "conservatori"! Per decreto.
E tutto questo fa un perfetto paio con il famoso "Nuovo che avanza", no? Ovvero, con l'eterno, stantìo gioco di propinare per "nuovo" quel che altro non è che la solita, tremenda solfa.
Anche io, beninteso, sono ottimista; e tu che mi conosci oltremodo bene, oramai, sai in che modo arruffato e spesso disperatamente incomprensibile lo sono. E poi il Valguarnera si
chiede come si possa essere "comunisti" ed "anarchici"! Eheheheh! Ottimista non solo sulle "giovani generazioni". Io sono ottimista sulle generazioni in genere.
Anzi, ottimista che, prima o poi, la faremo finita con questa boiata delle "generazioni" (ovviamente cosa non riferita all'uso che fai tu della parola)! Che vuol dire, "generazione"?
Che io sono nato prima di uno e che tu sei nato prima? Che non abbiamo "vissuto" le stesse cose? Ma la merda del Potere la viviamo sempre!
Vecchi, giovani, bambini! E' una contemporaneità che va avanti da un milione di anni! E bene hanno fatto De André e Salvatores a presentarci la cosa in tutta la sua crudezza ed
in tutta la sua simbolicità *semplicissima*. Immagini mischiate. Che importa cos'è accaduto "prima", cosa accade "adesso" e cosa
accadrà "poi": è la stessa roba. La stessa roba contro cui l' Uomo è chiamato a Resistere!
>Niente niente la donna fosse la Rivoluzione? :-) Eh! Niente niente! :-D la Rivoluzione in fuga!
Va a innamorarsi, sì. E quando s'è innamorata, ritorna. Un giorno qualunque da me fuggirai, fra un mese fra un anno da me tornerai. Sarà mica anche quella una canzone rivoluzionaria?
O vallo a spiegare a chi dice che De André non è politico! E' tutto politico! Credono che quando si pronunci la parola "tutto", questa escluda automaticamente ogni altra cosa. E invece no!
Possono esistere tutti i "tutti" che si vogliono! E stare benissimo assieme. Un insieme di tutti! Un armadio di integralità!
>Pienamente d'accordo. Tranne sull'utilizzo del termine "testimonianza". Sa troppo di "chiesa". :-)))) Ehehehehe! No, Franco, casomai dovrebbe sapere di "tribunale" :-D
Uso il condizionale, "dovrebbe", perché quasi quasi, è vero, adesso la si usa più in senso
"ecclesiastico" che strettamente giuridico! In origine, "teste" (da cui tutti i derivati: "testimone"
, "testimonio", "testimonianza" ecc.) vuol dire semplicemente: "Un terzo che sostiene una parte in giudizio". Deriva da un antico *ter-stis, in cui si vede chiara la radice "ter-" del
numero 3! La "Chiesa" se ne è appropriata, come si è regolarmente appropriata di una marea di termini
giuridici. D'altronde, è' un "sistema giuridico", come amerebbe dire il nostro ineffabile amico italo-svedese; cioè un sistema di potere.
>>Come lo è, a mio parere, tutto quanto l'album "Nuvole". Con la >>Resistenza "umana" De André vuole proporre anche una Resistenza >>politica; >
>La resistenza è resistenza. Non abbisogna di aggettivi! Mi sono già chiarito prima! Certo che la Resistenza è Resistenza! Chiaro e forte!
(Perdonami il vezzo delle iniziali maiuscole, che è d'altronde un vezzo che adopero sempre per le cose a cui veramente tengo; e serve anche a far capire che non si sta parlando di una
resistenza elettrica o di uno scaldabagno! Sai, qualcuno potrebbe sempre equivocare...:-D)
>E' l'unico modo che una minoranza esigua (anche composta di una sola >unità) ha per
restare viva. Per non lasciarsi annullare. Siamo a ragionar di parole, non ne posso fare a meno. Ma da qui parto sempre per altre cose :-D
Curioso l'uso di "annullare" che si fa anche per "timbrare un biglietto", non trovi? Timbrandolo se ne annulla la validità!
Ecco, noi resistiamo per non farci timbrare. Perché la nostra validità non sia "annullata". Perché, in definitiva, possiamo entrare liberamente ovunque.
>Salud Is tin iyia sou!
(così si passa un po' la palla a Enrica, e persino in katharevusa!)
*Riccardo Venturi* ******************************************************************* Enrica Iaffei 9/11/2000
Riccardo Venturi wrote:
> > ... > Ottimista non solo sulle "giovani generazioni". Io sono ottimista > sulle generazioni in genere. Anzi, ottimista che, prima o poi, la
> faremo finita con questa boiata delle "generazioni" (ovviamente cosa > non riferita all'uso che fai tu della parola)! Che vuol dire,
> "generazione"? Che io sono nato prima di uno e che tu sei nato prima? > Che non abbiamo "vissuto" le stesse cose? Ma la merda del Potere la
> viviamo sempre! Vecchi, giovani, bambini! E' una contemporaneità che > va avanti da un milione di anni!
Ero circondata da ottimisti e non me ne ero accorta!
Ovviamente concordo con "la merda del Potere la viviamo sempre!", ma, dal basso della mia lentezza a capire la realta', sono purtroppo convinta che le esperienze che si vivono sono molto importanti per farsi
un quadro di cosa c'e' intorno. Ci sono poteri paludati dalla faccia gentile che richiedono uno sforzo maggiore che quelli severi e despotici.
E' piu' difficile capire lo squallore degli anni '80 in Italia che la follia degli anni sudafricani passati (ho visto anch'io le immagini da CNN, un servizio cosi' lungo e straziante che siamo
rimasti tutti impietriti intorno al tavolo). Era "facile" ritrovarsi su una barricata durante la Resistenza, anche senza avere una coscienza politica, piu' difficile ora immaginare
cosa volesse dire farlo oppure avere *sempre* la voglia di ribattere a chi sempre piu' spesso cerca di ridimensionare. E poi quanti hanno un cannone nel cortile?
Inoltre in determinate situazioni si cresce molto di piu' che in altre. La Resistenza e' stato un momento in cui molte persone hanno vissuto dal vero e capito
cosa vogliono dire le parole liberta', dignita', democrazia, oppressione, senso dello stato. Credi che ora sia cosi' facile? Nel mio piccolo ho capito tante cose e ho cominciato un
percorso che spero e temo ancora lungo quando, borghese andata all'universita' per studiare, mi sono trovata nel bel mezzo di un'occupazione "vera", lunga, contrastata e ricca di spunti.
Fossi andata all'universita' due anni dopo magari sarei poi capitata sulla stessa cattiva strada, magari no.
Smetto, perche' tanto non sono capace di esprimere questi concetti in una mail. Ne riparleremo
Yasas ***************************************************************
franco senia 9/11/2000
On Thu, 09 Nov 2000 11:25:07 +0200, Enrica Iaffei <e.iaffei@albourne.com> ha scritto:
>Ovviamente concordo con "la merda del Potere la viviamo sempre!", ma, >dal basso della mia lentezza a capire la realta', sono purtroppo
>convinta che le esperienze che si vivono sono molto importanti per farsi >un quadro di cosa c'e' intorno. Ci sono poteri paludati dalla faccia
>gentile che richiedono uno sforzo maggiore che quelli severi e >despotici.
E viceversa ci sono poteri talmente dispotici e severi che fanno sì che sia impresa disperata
anche solo riguadagnare quegli strumenti che permettano di poter svolgere la critica necessaria alla costruzione di una coscienza collettiva, per quanto minoritaria!
Ripenso all'errore di certa analisi marxiana che sminuì il problema del fascismo, vedendo in esso solo una delle tante incarnazioni del capitale; rifiutando pertanto di costituire un fronte
comune, con l'ala sinistra delle forze della borghesia, che avrebbe abbreviato di molto la durata di quella barbarie!
> Era "facile" ritrovarsi su una barricata
>durante la Resistenza, anche senza avere una coscienza politica, piu' >difficile ora immaginare cosa volesse dire farlo oppure avere *sempre*
>la voglia di ribattere a chi sempre piu' spesso cerca di ridimensionare.
Credimi, da quello che so io per lettura e per quello che mi hanno raccontato, non era poi
così facile! La resistenza poggiava sulle spalle di un'esigua minoranza, coadiuvata da uno strato un po' più largo di "simpatizzanti", ed è stata portata avanti a fronte di un'indifferenza
della maggioranza del paese. Questo, ovviamente fino al 1943!
>E poi quanti hanno un cannone nel cortile?
Tutti quelli che hanno impegnato sangue sudore e lacrime a fabbricarselo! :-)
>Inoltre in determinate situazioni si cresce molto di piu' che in altre. Vero. Ci sono giorni che valgono anni! (Era una frase a effetto, qualche decennio fa :-))
>La Resistenza e' stato un momento in cui molte persone hanno vissuto dal >vero e capito cosa vogliono dire le parole liberta', dignita',
>democrazia, oppressione, senso dello stato. Credi che ora sia cosi' >facile? Nel mio piccolo ho capito tante cose e ho cominciato un percorso
>che spero e temo ancora lungo quando, borghese andata all'universita' >per studiare, mi sono trovata nel bel mezzo di un'occupazione "vera",
>lunga, contrastata e ricca di spunti. Fossi andata all'universita' due >anni dopo magari sarei poi capitata sulla stessa cattiva strada, magari no.
Non è punto facile, ora. Lo so.
Però credo anche che ci siano dei fenomeni che non riusciamo né a prevedere, né tantomeno a governare. Demandati come sono, quasi sempre, alle scelte del "nemico".
In fondo il fenomeno che viene sommariamente chiamato 68 (e che abbraccia un decennio che va da 1967 al 1977) venne determinato dalle scelte del capitale in italia che, con la
riforma dell'accesso all'università (non-casualmente contemporanea al flusso migratorio proletario verso il nord), mise in moto decine di migliaia di figli di proletari e impiegati verso
le università, che fino a quel momento erano state appannaggio dei figli della borghesia. La miscela fu esplosiva!
Comunque chi ha quello speciale marchio di diperazione, prima o poi, sulla cattiva strada ci
finisce sempre, in un modo o nell'altro!
Un grosso abbraccio
--Franco Senia-- ******************************************************************
UN ALTRO THREAD
Guapo 20/9/2000
Copio e incollo un passo di questo ng di qualche tempo fa...
> Salve, sono nuova dell'ng. So che non sarò la prima ma è da un bel po' di anni che mi sto
arrovellando per cercare di interpretare "La domenica delle salme".Qualcuno mi può aiutare?
Ciao, eccoti un'interpretazione di Alberto Mingardi che aiuta a capire molti passaggi oscuri di
questo bellissimo pezzo:
DeAndre' condensa mirabilmente critica anti-capitalista e critica anti-statale, fin dal titolo è
chiaro il riferimento a una "Domenica delle Palme", presumibilmente il '68, la contestazione, che come nella storia del Cristo è il momento, effimero, del trionfo, che però prelude alla disgrazia, la crocefissione.
DeAndre' ragiona qui infatti, a anni '80 ormai conclusi, su quanto questi anni hanno comportato : la perdita appunto dei valori della contestazione nella trasformazione dei
contestatari appunto da sessantottini a yuppies, e il conseguente passaggio dalle barricate alle scrivanie.
A fuggire infatti, dalla "bottiglia d'orzata / in cui galleggia Milano" è
appunto il "poeta della Baggina", qui intesa nel senso di poeta di cose ormai vecchie, ideali passati, identificato nella canzone con Renato Curcio (poeta e "carbonaro", rivoluzionario)
ma identificabile con lo stesso Rimbaud (il taglio della gamba di Curcio, appunto). Paradossalmente, la lettura potrebbe essere diversissima se soltanto "Le Nuvole"
fosse uscito due anni dopo, quando sarebbe spontaneo (e senza conoscere la data di uscita del disco, lo è) identificare questo "poeta" con Mario Chiesa e gli affari del Pio Albergo
Trivulzio connessi con lo scoppio di Tangentopoli. I richiami al sessantotto sono molteplici : la strada di Trento, per esempio, dove partì la contestazione di Capanna, e dove il "poeta"
tenta disperatamente di ritornare, ma non ci riesce, lo fermano, è identificabilissimo : la sua anima "accesa / mandava luce di lampadina". La seconda strofa passa a una critica diversa,
estensibile ed estesa all'intero mondo occidentale, ma soprattutto alla Germania. Si parla infatti dello sfruttamento dei paesi dell'Est, a più riprese ("i polacchi non morirono subito / e
inginocchiati agli ultimi semafori" ; "i trafficanti di saponette / mettevano pancia verso Est") con chiaro riferimento alla Germania appena riunificatasi ma ancora divisa ("la scimmia del
Quarto Reich / ballava la polka"). Ma la "Domenico delle Salme" non è violenta, semmai ridicola, sono le risate a cancellare il
passato, anche quello recente, con il contraltare di un governo ("il ministro dei temporali / in un tripudio di tromboni") che auspica democrazia in chiaro politichese volendo in realtà
soltanto nuovi privilegi. Qui la lettura è duplice : da un lato, critica feroce al sistema statale in sè e per sè, dall'altro la critica di chi riutilizza ideali
del passato come manifesto di temporale volendo solo "una città / dove all'ora dell'aperitvo / non ci siano spargimenti di sangue / o di detersivo").
E allora la libertà dove sta ? Sta nel "cannone nel cortile" che possono vantare solo De Andre' ed il "cugino" De Andrade ( vedi "Serafino Ponte Grande" di Oswald DeAndrade),
l'unico modo di essere cittadini liberi è quello di rifiutare dunque anche la legge (spagliata) imposta dal potere costituito, con una nuova essenza di individui, quasi isole auto-isolatesi
dal resto della civiltà, se di civiltà si può parlare.
Di nuovo nel ritornello, si ribadisci il concetto : "la domenica delle salme / nessuno si fece
male", la contro-riforma è pacifica, ma questa pace (dirà poi) è "terrificante", senza ideali, ideale di cui invece si segue tutti il feretro. "Quanta è bella giovinezza / non vogliamo più
invecchiare" ricorda il fascismo ma soprattutto con coraggio denuncia il vero lato negativo del fascismo, ignorato a pie' pari da tanta gente di sinistra la volontà popolare che lo sorreggeva.
L'ultimo rimpianto, prima delle strofe finali, l'ultima delusione è per la canzone d'autore, che dovrebbe avere la forza della denuncia ("avevate voci potenti / adatte per il vaffanculo"), ma
non ce l'ha, si asserve al padrone di turno, canta per questo e quello, così come in Ottocento era mandata avanti dallo stesso motore criticato.
La canzone si chiude con un richiamo agli "addetti alla nostalgia", che accompagnano il cadavere di Utopia, funerale prologo della pace terrificante, cui l'Italia risponde solo con una
vibrante protesta che è poi il canto delle cicale. *****************************************************************
Andrea Lisi 20/9/2000
guapo ha scritto nel messaggio <8qag3e$l9h$1@serv1.iunet.it>...
>Copio e incollo un passo di questo ng di qualche tempo fa.. eccoti un'interpretazione di Alberto Mingardi che aiuta a capire molti passaggi oscuri di questo bellissimo pezzo:
Non frequento il ng da molto tempo e leggo questa interpretazione per la prima volta. La trovo davvero molto utile alla codificazione di uno dei miei pezzi preferiti. Vorrei
contrapporre, solo in alcuni versi, l'interpretazione che ne ho sempre dato, per tentare un confronto. > >DeAndre' condensa mirabilmente critica
>anti-capitalista e critica anti-statale, fin dal titolo è chiaro il >riferimento a una "Domenica >delle Palme", presumibilmente il '68, la contestazione, che come nella >storia del Cristo
>è il momento, effimero, del trionfo, che però prelude alla disgrazia, la >crocefissione.
Non ho mai pensato che la domenica delle salme rappresentasse un momento di trionfo; per
me l'assonanza aveva solo sapore suggestivo. Ho sempre pensato ad una salma importante: moriva in quegli anni l'utopia, l'ideologia, il comunismo. Il vuoto che ne era derivato dava,
per me, quella atmosfera inquietante nella quale si sviluppa l'intera canzone:
>La seconda strofa passa a una critica diversa, estensibile ed estesa
>all'intero mondo occidentale, ma soprattutto alla Germania. Si parla infatti dello >sfruttamento dei paesi dell'Est, a più riprese ("i polacchi non morirono subito / e
>inginocchiati agli ultimi semafori" ; "i trafficanti di saponette / >mettevano pancia verso >Est") con chiaro riferimento alla Germania appena riunificatasi ma ancora divisa ("la
>scimmia del Quarto Reich / ballava la polka").
La fine del socialismo reale dava libero accesso ai trafficanti di saponette che mettevano
pancia verso est e lasciava che la scimmia del quarto reich ballasse la polka sopra il muro che intanto era venuto giù mentre "il gas esilarante presidiava le strade".
>Ma la "Domenico delle Salme" non è violenta, semmai ridicola, sono le risate a >cancellare il passato, anche quello recente, con il contraltare di un governo ("il ministro
>dei temporali / in un tripudio di tromboni") che auspica democrazia in chiaro >politichese volendo in realtà soltanto nuovi privilegi.
Più che ridicola è grottesca e molto violenta; grottesca come il ministro dei temporali, violenta come il tripudio dei tromboni, volgare come l'auspicare democrazia in modo goffo e
strumentale. Condivido pienamente il resto delle affermazioni.
Andrea ***********************************************************
franco senia 20/9/2000
On Wed, 20 Sep 2000 16:03:30 +0200, "guapo" <gguuaappoo@hotmail.com> ha scritto:
>Copio e incollo un passo di questo ng di qualche tempo fa...
>------------------------------------------------------------
E torniamo alla domenica delle salme!
>Ciao,
>eccoti un'interpretazione di Alberto Mingardi che aiuta a capire molti >passaggi oscuri di questo bellissimo pezzo: > >
>DeAndre' condensa mirabilmente critica anti-capitalista e critica anti-statale, fin dal titolo è chiaro il riferimento a una "Domenica delle Palme", presumibilmente il '68, la contestazione,
che come nella storia del Cristo è il momento, effimero, del trionfo, che però prelude alla disgrazia, la crocefissione.
Non mi convince per niente, questa interpretazione(almeno la prima parte). Non mi aveva
convinto quando fu postata la prima volta, e mi convince ancora meno oggi. Credo che il '68 c'entri ben poco! Anche perchè il momento di maggior "trionfo" che ha
preluso al fallimento non è stato il '68, bensi il '77! E considerato che fabrizio una canzone sul movimento del '77, annessi e connessi, l'aveva già fatta., già nel 1978, non mi pare
plausibile che riprenda il discorso nel 1990. E "domenica delle salme" non è un riferimento serio, bensì attiene, nella mia mente
ovviamente, al mai abbastanza considerato "comico" di fabrizio de andré. Non per niente il titolo dell'album è "Le Nuvole"!
>DeAndre' ragiona qui infatti, a anni '80 ormai conclusi, su quanto questi >anni hanno comportato : la perdita appunto dei valori della contestazione nella >trasformazione dei
contestatari appunto da sessantottini a yuppies, e il conseguente passaggio dalle barricate alle scrivanie.
Negli anni novanta,quella parte di "contestatari" (sarà un lapsus questo dispregiativo?) ha
ormai dimenticato da tempo quello che era. E poi la contestazione non esprimeva valori di sorta. Era una critica. E poi non vedo questo "moralismo" che condanna in modo così reciso il passaggio dalle
barricate alle scrivanie! Già un impiegato anonimo, a suo tempo, aveva compiuto il passaggio inverso. Dalla scrivania alla barricata; la sua personale prima, quella collettiva di
una prigione, dopo. Si' è sempre a tempo per rifarlo, questo viaggio.
>A fuggire infatti, dalla "bottiglia d'orzata / in cui galleggia Milano" è
>appunto il "poeta della Baggina", qui intesa nel senso di poeta di cose >ormai vecchie, ideali passati, identificato nella canzone con Renato Curcio
>(poeta e "carbonaro", rivoluzionario) ma identificabile con lo stesso Rimbaud >(il taglio della gamba di Curcio, appunto).
A cominciare da Rimbaud, tutta una serie di dubbi mi assalgono.
Ma cosa c'entra Rimbaud? Il taglio della gamba del "carbonaro" fa venire alla mente solo un ricordo scolastico. Quello di Maroncelli! Ci facevano studiare, a scuola, tanto tempo fa, una poesia intitolata
"La rosa di Maroncelli". Parlava di un carbonaro, rinchiuso in carcere, cui viene amputata una gamba. Non credo possa essere una semplice coincidenza. Del resto anche il richiamo a "Baffi di Sego"
(*gendarme austriaco in una satira di Giuseppe Giusti, testimonia a favore di questa interpretazione). Anche l'identificazione del "poeta della baggina" con Curcio mi sembra una forzatura.
>Paradossalmente, la lettura potrebbe essere diversissima se soltanto "Le >Nuvole" fosse uscito due anni dopo, quando sarebbe spontaneo (e senza conoscere la
>data di uscita del disco, lo è) identificare questo "poeta" con Mario Chiesa e gli >affari del Pio Albergo Trivulzio connessi con lo scoppio di Tangentopoli.
Del resto, sul libretto che accompagna il cd (comprato appena uscito!) all'asterisco che segue "Baggina" si riferisce una nota che recita:
"Baggina: così viene chiamata a Milano la casa di Riposo per Anziani "Pio Albergo Trivulzio". Curioso, no!
>I richiami al sessantotto sono molteplici : la strada di Trento, per
>esempio, dove partì la contestazione di Capanna,
Capanna con Trento non c'entra proprio un bel niente! "Trento" si riferisce alla facoltà di sociologia (e l'annessa casa
dello studente "Carlo Marx") che Curcio frequentò alla fine degli anni sessanta. Ma fa anche riferimento alla moglie di Curcio, Mara Cagol, di Trento, uccisa in un agguato della polizia.
--Franco Senia-- **********************************************************
Abelardo Morales 22/9/2000
A.C. chiese: >...il significato della "Domenicadelle Salme".?
La domenica delle salme rappresenta, a mio parere, la descrizione della avvenuta restaurazione che ha cancellato le utopie e la tensione verso il cambiamento della societa' propria degli anni 70.
E' quindi un elenco di fatti ed episodi che hanno caratterizzato gli anni 80 e 90 durante i quali, nell'indifferenza generale del buonismo imperante, sono stati affossati tutti gli ideali e
l'impegno sociale barattandoli con il vuoto di una tranquillita' terrificante, irreale. E cosi' si aggirano personaggi dei disordini politici dei 70, come Curcio, visti alla stregua di carbonari
di ottocentesca memoria che affrontano il loro calvario in carcere nello stesso modo di un Pellico o un Maroncelli. Il degrado lascia spazio alla rinascita del quarto reich, sia dal punto
di vista sociale col rifiorire dei movimenti di destra accompagnati da episodi di violenza (barboni bruciati) sia da quello economico con lo strangolamento dei paesi dell'est e la loro
riduzione a schiavi del ricco occidente. Anche i politici si adeguano, fingono impegno con i loro discorsi roboanti, ma in realta' si accomodano nella distensione cambiando nomi dei partiti e rinnegando i loro ideali del
passato, ormai decisamente fuori moda: lontani anni luce dalla famiglia del mulino bianco e del manager rampante. Allo stesso modo anche coloro che avevano cavalcanto la protesta popolare arricchendovisi
(i cantanti), nuovi poeti e fautori della cultura popolare di fine millennio rinunciano all'impegno perdendosi in canzonette insignificanti..
Alla fine alla gente non resta che la vibrante protesta del mugugno visto come il cicaleggio, fastidioso ma in fondo irrilevante, ben diverso come efficacia dalle cannonate dell'autore e
del suo illustre cugino D'Andrade.
Ciao. ****************************************************
--Franco Senia--
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