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From     : Davide
Date     : Thu, 17 Jul 2003 04:16:13 +0200
Subject : Re: [fabrizio] Belin, sei sicuro?

> Ciao a tutti!
>
> Invece, l'altro ieri sera ho acquistato il libro di Bertoncelli "Belin, sei sicuro?".
> Beh, l'ho letto con grande interesse. Devo dire che le interviste sono fatte bene, e mi hanno rivelato alcuni lati di De Andrè che non conoscevo. Mi è piaciuta quella con Reverberi, che sembra un tipo un po' scontrosetto ma dice delle cose interessanti. Anche se sembra aver assunto l'ideologia della mondezza su tutto ciò che De Andrè non ha fatto con lui. Mi sembra che soffra della sindrome dell'abbandono deandreiano, quella che ha colto a turno Bentivolglio (a vantaggio di Bubola), Pagani (per Fossati e Milesi), e altri. Da quando De Andrè ha scelto Piovani tutto diventa brutto. De Andrè canta male, le musiche non sono sue (cose di cui si lamenta salvo poi dire la stessa cose delle musiche da lui dirette: se ne assume la quasi totale paternità). Nonostante ciò, chiarisce come De Andrè arrivava al prodotto musicale finito, o almeno mi ha chiarificato alcuni aspetti. Interessante apprendere anche che Reverberi (musicista di estrazione colta, diplomato in pianoforte e composizione) giudicasse De Andrè "un chitarrista molto bravo", cosa che mi permetterà da ora in poi di far tacere tutti i chitarristi detrattori del suo stile, definito "semplice", "scolastico", ecc. Invece io ritengo come Reverberi che fosse un ottimo chitarrista, "certo non un virtuoso" come dice il maestro, ma che fosse dotato di un senso del ritmo spaventoso e di una emissione equilibrata delle note su tutte e sei le corde (cosa molto rara nella nostra stirpe...). Leggere al proposito quello che dice Ellade Bandini sul libro di Luigi Viva.
> Il saggio iniziale di Fabbri è molto bello (a parte l'inizio, quello sui ciclisti, che la mia povera cultura non mi ha permesso finora di apprezzare) soprattutto nella parte più tecnica. Quando si parla di armonia, di estensione di voce, di costruzione delle melodie. Finalmente qualcuno che parla di De Andrè come musicista, oltre che come poeta!!! Qualcuno che spiega (certo, utilizzando un linguaggio che immagino un po' ostico alle orecchie dei profani) come funzionano le canzoni di De Andrè da un punto di vista armonico, la timbrica vocale che utilizzava, gli artifici melodici e di fraseggio. Ma allora la musica di De Andrè è musica vera!!! (Badate che si parla nel libro di canzoni totalmente "sue", tipo Marinella, via del Campo, ecc.) O, se potesse leggermi anche Francesco, mio collega chitarrista con cui litigo sempre perché definisce De Andrè "un grande poeta, ma un musicista banale, mediocre".
>
> Mi piacerebbe sapere qualche vostro commento sul libro in questione, sempre che non l'abbiate già fatto e mi sia sfuggito (ma mi pare di no).
>
> A presto e saluti a tutti
> Davide

 

"Belin, sei sicuro?"
(che ci sia spazio per un altro libro su De André)
di <mailto:leon_ravasi@bielle.orgLeon Ravasi

Riccardo Bertoncelli è un genio! Perché è riuscito a mettere in piedi un Signor Libro, sprecando in tutto 210 righe di proprio pugno in un libro di 207 pagine! Ma non c'è ironia in quanto scrivo, se non nella buffa notazione statistica: "Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André "è proprio un bel libro che si legge con piacere e che, volendo ben considerare, suona armonico come un disco di De André. Eh sì, perché Bertoncelli, per una volta, si è divertito a fare esattamente quello che faceva Fabrizio: come descrive bene Roberto Dané in una delle interviste
riportate nel volume, ha fatto il "metteur ensiéme". Gioco di parole tra un "metteur en scene"ossia regista in francese e un collezionista da bric-à-brac.

Fabrizio è stato forse il più abile "maestro di bottega"in senso rinascimentale che le arti italiane abbiano allineato nel secolo scorso.
Poche, pochissime canzoni scritte in solitudine; nella mailing list su Fabrizio avevamo concluso che sono state meno di una decina (forse solo tre o quattro) le canzoni scritte da lui solo e senza "prestiti". Per il resto un lungo e complicato lavoro di squadra, di cui in questo libro si scoprono
ulteriori passaggi. Bertoncelli prende il metodo di Fabrizio e ne fa un libro: un ottimo libro. L'importante è la squadra e Bertoncelli sceglie per sé il ruolo di "allenatore in campo". Una sorta di Vialli ai tempi del Chelsea o di Mancini per tutta la vita. Ma quando si allinea un centravanti
dal guizzo vincente come Franco Fabbri, autore del magnifico saggio di apertura, un faticatore di centrocampo che tocca cento palloni e li trasforma in oro come Enrico Deregibus che in poche pagine condensa con ricchezza di dettagli l'intera biografia deandreiana (compresa qualche chicca), si pone a guardia della porta (ossia la discografia) un professionista della "compagnia-di-giro-De-André"come Mariano Brustio e, infine, nel tessere il gioco si calano gli assi di Ivano Fossati, Mauro Pagani, Franz di Cioccio, Roberto Dané e Giampiero Riverberi, tocchettare a centrocampo diventa persin facile.

Con questi ingredienti nasce "Belin sei sicuro?", un libro tutto da gustare. Diciamo solo che serve essere deandreiani da prima e che alcune cose bisogna darle per scontate (in 25 pagine di biografia Deregibus fa miracoli, ma anche i miracoli hanno un limite!). Diciamo anche che le
interviste sono interessanti, ma non esaustive (possiamo dire che manca tutta la sua famiglia?) e finiamo riproponendo un dubbio che anche Bertoncelli avanza nella prefazione: cè ancora bisogno di un libro su De André? Per quanto mi concerne sì.

 Ne ho letti, credo, quattordici, ma penso ci sia ancora molto di non detto o di non indagato o di non confermato. E poi, via, non sarà mica un caso che su De Andrè ci sono almeno 14 libri e su Guccini 1 e su De Gregori nemmeno uno finché non ci si è messo il buon Deregibus? Come dite? E' l'unico morto? Falso. Tenco, Rino Gaetano e Fred Buscaglione allineano un libro a testa e Gaber tre o quattro. De Andrè è davvero un mondo tutto da scoprire e Bertoncelli, con la sua bottega dell'artigiano ci dà l'occasione di svelarne ancora una gran parte. Ad esempio: alzi la mano chi sapeva, prima di questo libro, che l'idea dei Vangeli apocrifi, da cui la Buona Novella , non è stata di De André ma di Roberto Dané, che l'aveva pensata per Duilio Del Prete. Nessuno eh? Forse nemmeno De André, che comunque non può smentire. O magari nemmeno Dané che nel frattempo è morto. E che Disamistade, anziché Princesa, avrebbe dovuto aprire "Anime salve"secondo i voleri di Fabrizio?

Non solo questo, ovviamente. E possiamo passare sopra (forse) al fatto che Giuseppe Bentivoglio diventa Fabrizio Bentivoglio in questo libro, nonostante Fabrizio ti voglio benepossa essere il sottotitolo di questo volume? Ma Giuseppe Bentivoglio era un letterato (a proposito, qualcuno sa dove sia finito? Ci sono notizie? Dobbiamo farlo cercare da "Chi l'ha visto?"Forse non è mai esistito, tale e quale all'illustre cugino Deandrade?) e Fabrizio Bentivoglio è un attore di grande successo ("Ricordati di me"di Muccino) e cantante occasionale ("Sottotraccia", cd con alcuni degli Avion Travel). Ma sono inezie. Anche se un errore in un nome in 210 righe è una media da primato. Insomma, l'edizione è elegante, il parterre degli invitati di alto livello, il prezzo moderato (12,50 euro), la lettura piacevole: è un perfetto secondo libro per chi già conosce Fabrizio De Andrè.
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