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From: cleopatra <cleo.patra@tiscalinet.it> Reply-To: fabrizio@yahoogroups.com Subject: [fabrizio] Ballata degli Impiccati
Date: Mon, 06 May 2002 21:21:35 +0200 é una delle poche canzoni rabbiose di Faber, questa. Forse l'unica. Di solito Faber è spietato ma con distacco, mai con rancore. I suoi
personaggi, morti - perché son quasi sempre morti, o fermi, o comunque lontani dalla realtà - sono in genere rassegnati, e ci raccontano la loro vita, le loro piccole passioni, e con una feroce ironia anche il momento della
loro morte.
Gli impiccati, anonimi, muoiono nel momento in cui cantano, e cantando non riescono a perdonare, ma soltanto a lanciare invettive, contro il mondo intero.
è una canzone che ho sempre ascoltato con disagio - e cantato sottovoce. Possibilmente leggevo le parole, ma non avevo il coraggio di pronunciarle.
Stasera l'ho cantata. E ho pensato che ognuno di noi in
qualche momento nella sua vita ha bisogno di dire parole come queste. Non perché si senta pendere da un ramo.
Ma perché ognuno degli impiccati che dondola ha più vita di tante persone vive, e cerca di rimanerci
attaccato con l'ultimo fiato, con l'ultimo respiro. A volte l'unica cosa che ci spinge ad andare avanti è la rabbia, il rancore sospeso, che non ha l'odore del sangue rappreso ma magari di un dolore lontano, che non si è mai
cicatrizzato.
Nessuno di noi ha paura delle proprie ferite, di quelle più profonde, che non mostra, e che lo spingono ad andare avanti, a scalciare, a combattere, a riprendere fiato.
ciao Franco, Lilia
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