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Su Dolcenera: "Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell'innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l'oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c'è l'alluvione che ha sommerso Genova nel '72 (70, ndw), dall'altra c'è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l'assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l'amore, ma lei è con l'acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto.
Può anche esistere uno stato di isolamento, di autoemarginazione involontariamente vissuti o volontariamente desiderati a seconda della lettura che si vuol fare di Dolcenera: in ognuno dei due casi l'innamorato e il tiranno (quando Dolcenera voglia essere intesa come metafora del potere) escludono ogni cosa che non si accordi alla loro passione, vivono in un sogno paranoico che elimina l'"altro", lo fanno apparire o scomparire secondo i misteriosi percorsi della propria follia, chiunque o qualunque cosa sia (la moglie di Anselmo o l'alluvione di Genova nel 1972). Quando l'"altro" è considerato come possibile ostacolo al conseguimento del proprio fine, viene rimosso. Perfino il "tumulto del cielo" o lo straripare di un torrente "sbagliano momento", e l'amore, che non può arrivare all'appuntamento perché coinvolto nello spettacolo dei vivi che si aiutano nella difficoltà del momento, viene vissuto come presenza reale, rimuovendone l'assenza. La solitudine o meglio l'autoemarginazione del protagonista di Dolcenera è in apparenza la più difficile da sostenere come sinonimo di libertà, eppure è opinione, non solo di chi scrive, che l'apice della libertà stessa sia raggiungibile proprio attraverso la follia e ciò al di là di ogni valutazione di natura etica.
De André. Concerto al Palasport di Treviglio (24 marzo 1997) [In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 75]"
Da: The Gynius <thegynius@hotmail.com> Oggetto: De Dolcenera Data: martedì 29
giugno 1999 13.16
Ecco una delle piu' belle canzoni di Fabrizio di cui non riesco a capire il messaggio.
Parla di acqua, pioggia, forse un allagamento. E'
l'acqua Dolcenera? Parla di un amore incasinato, in cui il protagonista sembra conteso fra la moglie di Anselmo (ma chi e' Anselmo) e questa Dolcenera.
Ora mi viene
naturale pensare ad una citazione di cui non ho idea. Poi il simbolismo ha sicuramente una funzione fondamentale per capire questa bellissima canzone, ma non so da dove cominciare.
Qualcuno mi aiuta? ^__^;; -- Giovanni "Gyo" Perdicaro E-Mail: thegynius@hotmail.com
***********************
Da: red <antonio@globalnet.it>
Oggetto: Re: R: De Dolcenera Data: venerdì 2 luglio 1999 20.28
LEONMATHILDA ha scritto:
> Scusate se mi intrometto, avete cazziato il povero The gynius che non
capisce dolcenera e poi non gli avete spiegato un cavolo, ma almeno voi l'avete capita? No??? E allora non fate gli sputa sentenze...(Ernesto) Io non l'ho capita, ma
amo tutto di Fabrizio, anzi vi dirò di + io non l'ho mai condiviso o quasi mai eppure l'ho sempre amato molto come cantautore e allora????
Assolutamente non per fare
polemica, ma solo perche' me ne sfugge il significato: cosa vuol dire "non l'ho mai condiviso?" Su qualche argomento? Politica? Religione? O non hai mai badato ai testi?
Comunque sul contesto sono d'accordo. Credo che "capire" una canzone sia un termine molto soggettivo... io in un brano posso leggerci una cosa, altri un'altra
cosa, e' il bello dell'arte, altrimenti sarebbe tutta matematica.
Li' 2+2 fa per forza e insindacabilmente 4, mentre Dolcenera puo' rappresentare un'amplesso,
un'alluvione con la morte dell'amante.... per me, ad esempio e' il racconto di un rapporto sessuale immaginato guardando dalla finestra un'alluvione. Immaginato
perche' appunto, la donna che il protagonista aspettava, la moglie di Anselmo, non riuscira' mai ad arrivare, perche' uccisa dall'alluvione (realmente avvenuta a
Genova, non mi ricordo l'anno).
Ma la narrazione fino all'ultima strofa sembra raccontare il contrario, sembra descrivere un incontro effettivamente avvenuto e in cui lo
sviluppo e' sincronizzato allo sfacelo dell'alluvione. Solo l'ultima strofa "quell'amore dal mancato finale, cosi' splendido e vero da potervi ingannare"
rivela l'inganno.
Questo, per me, ovvio red
********************************** E a un dio a lieto fine non credere mai (F.De Andre')
********************************** Da: Lisa <lisa@bastaconglispam.arcetri.astro.it> Oggetto: Re: De Dolcenera Data: martedì 29 giugno 1999 19.03
The
Gynius wrote: > > Ecco una delle piu' belle canzoni di Fabrizio di cui non riesco a capire il messaggio. > > Parla di acqua, pioggia, forse un allagamento.
E' l'acqua Dolcenera? Parla di un amore incasinato, in cui il protagonista sembra conteso fra la moglie di Anselmo (ma chi e' Anselmo) e questa Dolcenera.
Mah, secondo me Dolcenera E' la moglie di Anselmo stessa. Un quartiere di mare e di pescatori, una volta paesino alle porte di Genova e adesso inglobato nella continuita'
della citta', che corre lungo la costa, lineare, unidimensionale, sottile. Un marinaio che da uno dei tanti viaggi si e' portato in patria una sposa esotica che fa girare la testa
a tutti, e che stenta ad adattarsi alla nuova vita di quartiere, di convenzioni e di civilta', perche' non conosce altra legge che la natura e l'istinto, puliti, senza
malizia, ma che nel nuovo mondo in cui e' capitata vengono visti come peccato e tentazione. Per chi ha letto Jorge Amado, una sorta di "Gabriella Garofano e Cannella" in
salsa ligure, che nemmeno riesce a capire perche' quelle passioni e quella sincerita' che a lei sembrano tanto naturali vengano visti come temibili e devastanti.
E poi una
tempesta di pioggia torrenziale, che inonda, spacca, travolge la citta' intera, come da quelle parti e' successo tante volte. E la Dolcenera che e' l'acqua stessa, nella
testa e sulla pelle dell'uomo che la desidera, acqua inebriante che fluttua e culla, che ingorga gli anfratti con scroscio affatturato, che gonfia le lenzuola e le voglie agitandosi
in una sorta di magico dormiveglia, e che poi dilaga, invade e porta via, sollevando bufere di emozioni, di incredulita' e di ferite insanabili, mentre alla fine se ne rimane
tranquilla e limpida come prima, incurante dei disastri che ha provocato, non per cinismo o per disprezzo, ma perche' e' fatta cosi', come all'acqua vera
dell'alluvione non si possono certo rimproverare i danni combinati in citta'...
Il passaggio che crea confusione e' quel "la moglie di Anselmo non lo deve sapere,
che e' venuta per me...", che a una prima orecchiata distratta fa pensare che la moglie di Anselmo e la donna che e' arrivata siano due persone diverse. Io, piuttosto,
l'ho sempre interpretata nel senso che la dolce, nera, travolgente, che e' appena venuta, sia proprio questa fatale moglie di Anselmo, e che "non lo deve sapere" non si
debba intendere "non deve sapere che e' arrivata quest'altra", ma semmai "la moglie di Anselmo, che e' appena arrivata per me, e che mi spalanca davanti i sogni
e le speranze di un momento d'amore appassionato, non deve sapere..." che sta per scatenarsi l'ira di Dio dai nuvoloni gonfi che aspettano fuori!
La vita che si
risveglia oltre il muro dei vetri a battaglia finita e' SIA quella della citta' che si riprende dalla tempesta, SIA quella dei due amanti che riprendono fiato e tornano alla
realta' di tutti i giorni...
ok, ditemi che ve ne pare, io ci ho provato! saluti a tutti Lisa ================================= Da: Lisa
<lisa@bastaconglispam.arcetri.astro.it> Oggetto: Re: De Dolcenera Data: giovedì 1 luglio 1999 15.56
The Gynius wrote: > > L'angolo in basso a
destra di Win98 segnalava che era Tue, 29 Jun 1999 19:03:15 +0200. Alle parole di Lisa <lisa@bastaconglispam.arcetri.astro.it> non ho saputo resistere, dovevo rispondere...
> > [WOW-CUT] > >ok, ditemi che ve ne pare, io ci ho provato! > > Bellissima interpretazione. Gia' la storia comincia a girare...piu'
tardi la riascoltero' tutta secondo questa chiave di lettura ^___^
Comunque, mi hanno appena dato una dritta secondo cui la "Nera" sarebbe anche il nome
di un fiume che scorre presso Genova e che e' a costante rischio di alluvioni da panico... se e' vero, il doppio senso e' ancora piu' trasparente! C'e' qualche
ligure che puo' confermare o smentire questa cosa?... ciao Lisa =========================== Da: Alessandro Longo <Falsepartenze@hotmail.com> Oggetto: Re: De
Dolcenera Data: domenica 4 luglio 1999 23.48
La mia interpretazione di dolcenera molti la conoscono. Del resto è anche nel sito di tozzi. Cmq, rieccovela:
COMMENTO A DOLCENERA, IN ANIME SALVE
Penso che questa sia una delle più complesse e ricche di significato,tra le canzoni del
Nostro, così ho pensato opportuno sviluppare un'analisi quanto possibile approfondita, considerata l'esigenza di sintesi. Mi sembra che, per comodità, si possano riscontrare almeno tre
livelli metaforici:
1) L'alluvione per lo straripare di un fiume(dolce-nera) vista come fatto reale, che sconvolge quello che è probabilmente un paesino poco sviluppato (il
dialetto, le tematiche dell'albo, il rit-mo che ricorda quello della tarantella, ecc., sono elementi indicativi) prendendo di sorpresa e uccidendo "la moglie d'Anselmo" (anche questo
epiteto rimanda a locuzioni popolari). A questo livello l'amore è utilizzato come metafora; la "moglie d'Anselmo" sogna il mare-amante-immaginario, ma l'acqua di altra natura sconvolge
tutto, come teme la persona-amante-immeginaria da cui la moglie d'Anselmo si è recata ("e l'amore ha l'amore come solo argo-mento, e il tumulto del cielo ha sbagliato momento").
2) Ma la vita, la morte e l'amore si confondono: tutte le descrizioni del massacro sono anche figu-rative di un amplesso (ed anche dolce-nera, sembrano caratteri di una
donna). Non c'è rottura reale tra il sogno di vita-mare e la morte-alluvione, quasi che il secondo fosse lo svelamento del primo, che all'improvviso getta la maschera e violenta. Così
alla fine, "oltre il muro dei vetri si risveglia la vita, che si prende per mano a battaglia finita" : i superstiti, coloro che hanno com-battuto contro la morte, si riprendono per mano
come amanti dopo l'atto, ma, poiché questo simboleggia la lotta, avvenuta prima, con la morte, c'è un filo continuo tra scampare e ripren-dersi; i personaggi sono gli stessi, i compagni
cui ridiamo la mano dopo la sventura sono insepa-rabili dall'acque mortali. E infatti continua "...come fa questo amore, che dall'ansia di perdersi ha avuto in un giorno la certezza
d'aversi".
E' l'amore-morte della "moglie d'Anselmo", che è proprio il punto massimo d'incontro tra la lotta per la vita e l'amore per la morte: la morte, da questo punto di
vista, è la raggiunta completezza. Amore "vero" ma immaginario, "da potervi ingannare", della moglie d'Anselmo, personaggio anch'esso indistinto, senza nome. Si chiarisce meglio
questa vicinanza vita-morte se si comprende come metafora generale di un vivere in pe-ricolo e in bilico, da parte della povera gente: ciò che è vita (l'acqua-mare) può diventare
mor-te(acqua-fiume), e viceversa: a questo punto le distinzioni vacillano, l'amore feticizzato per la morte (è inutile ricordare qui i miti pagani) si associa alla diffidenza per il
compagno. Così è an-che più chiara l'immagine del prendersi per mano dei superstiti-morte: in una situazione di peri-colo i vicini possono aiutare, ma possono essere anche d'ostacolo: si
lotta contro la morte ( che viene da fuori) ed anche (per la sopravvivenza) con chi ci è affianco. Nella penuria il nemico è ovunque: poi si ricostruirà insieme sulle macerie, ma intanto
tutto si è incrinato perché l'altro è apparso come avversario, il mostro potrebbe ricomparire. Ed insieme, nell'impotenza verso il pericolo (di prevederlo, evitarlo, perfino
comprenderlo), si giunge ad amarlo, ad ipostatizzarlo; ché l'amore per la morte è conseguenza del pericolo incombente nella vita, fino all'indistinzione. Il pericolo, il mostro,
all'origine è esterno (alluvione), ma è portato all'interno della comunità.
Così è per Desamistate: la miseria in un ambiente è causata dalla società, ma la violenza subita
costringe, nella scarsezza, a rivolgersi contro il compagno. Di più: la causa pri-ma della propria miseria (la natura distruttiva-la società "civile" dei ricchi) è lontana, ineffabile, la
si può quindi amare poiché la si teme troppo per fronteggiarla: l'unico odio antagonistico vi-sibile, impotente, è quello intra-comunitario, che (anch'esso) comunque si unisce alla
solidarietà organica presente in certe società, chiuse e organiche, crudeli e soccorrevoli per la mutua assi-stenza, sempre per la stessa condizione disagiata.
3) Ancora, più
sottilmente, l'alluvione potrebbe essere una metafora per un avvenimento d'amore. Due si amano, in un'idealità immaginaria, senza toccarsi: poi succede qualcosa, la realtà è sve-lata, ciò
che voleva contenersi piatto nella finzione, straripa, uccidendo metaforicamente.
Dol-ce-nera è la realtà dell'amore, che sconvolge il sogno e si fa amare nella sua forza
dirompente. Sconvolge e abbandona, "fredda come un dolore, dolce nera senza cuore": così la morte è le-gata alla rivelazione-abbandono. L'acqua-amante distruttivo ma amato (amato
nonostante, amato per questo) sembra anche una donna che attraversa il paese divorandolo, rompendo gli schemi, e la moglie d'Anselmo sognatrice non deve sapere che è arrivata anche dal
"suo" uomo. I due sensi si uniscono, il sogno è sconvolto in tutti i sensi: l'amante ideale si svela alluvione /l'amante ideale si svela abitato anche lui dall'alluvione, (è lui
stesso alluvione) donna fatale che conquista, sconvolge, contamina l'idealità nella sua reale carnalità-morte.
Così si può tornare ai versi forse più ambigui della canzone, a
prescindere da un livello metaforico preciso: <<Ma la moglie d'Anselmo non lo deve sapere, ché[ si noti bene, non "che"] è arrivata per me, è arrivata da un'ora, e
l'amore ha l'amore come solo argomento, il tumulto del cielo ha sbagliato momento>>. Qui l'ambiguità è massima: chi è che arriva? Insieme, ambiguità voluta, dolcenera o
La moglie d'Anselmo. In entrambi i casi l'idealità-amore (a seconda del livello metaforico, può es-sere intesa in vari sensi) è spezzata dal "tumulto" del cielo; se ad
arrivare è La moglie d'Anselmo la rottura è successiva, temporalmente e logicamente, ma se è dolcenera, allora immediatamente l'amore è rottura (morte-vita-amore per la morte-per
la vita), poiché in questo caso l'io narrante è immediatamente coinvolto dal "tumulto" : i due sensi si uniscono, e questo accresce il fluire vita-morte, amore-rottura. E
così, ugualmente, l'io (rappresentato da quel "me") è sia il portatore di un'idealità delusa, all'arrivo (prima o dopo) di dolcenera, sia "'incarnazione di
questa rottura, diven-tano indistinguibile da dolcenera stessa. Come prima, i sensi si intrecciano.
L'arrivo di dolcenera (amore-morte) impedisce l'arrivo dell'amore qual si
sognerebbe e vorrebbe: meglio ancora, si so-vrappone ad esso. Il tram scollegato da ogni distanza(riferito alla Moglie d'A.) è la morte rea-le/interiore (a seconda dei livelli
interpretativi): è chiaro solo una cosa, che la causa è dolcenera, causa non solo negativa, distruttiva, ma anche, creatrice, animatrice. Emerge il senso del tradimento (come lo si voglia
intendere): già l'epiteto di moglie d'Anselmo presuppone un tradimento a-priori, in corpore, pregresso, antesignano di tutto il tradire che verrà, quindi, ancora una volta, come
pre-sentito, indissolubile dall'illusione-vita-amore.
Ancora un verso di difficile interpretazione: narrando dell'effetto di dolcenera sul paese, si dice: "Acqua per
fotografia per cercare i complici da maledire". Penso che bisogni far riferimento, anco-ra, al senso molteplice che si vuole assegnare all'acqua(=dolcenera): distruttrice, creatrice,
acqua, donna. Non è ragionevolmente necessario preferirne uno, la poesia non è scienza, si serve di signifi-cati plurivoci. L'acqua-done affascina, suscita fotografie (curiosità, per il
disastro, ma anche amma-liamento, come se si mettesse in posa), scatena sentimenti di solidarità tra le "vittime" (dell'alluvione), ma anche lotta per la sopravvivenza. I questo caso il
vicicno diventa complice dell'acqua, non ci aiuta, è avversario. Non pensiamo solo all'alluvione come disastro, ma anche come sconvolgimento passionale, in ogni caso succede qualcosa in
quel paesino che ne romnpe la normalità (anche a S.Ilario con Bocca di Rosa…). Così, la lotta è per dolcenera: a causa e per con-quistarla.
Alessandro Longo,
Taranto. Falsepartenze@hotmail.com
================= Da: Paolo <paolo.maledetto@tiscalinet.it> Oggetto: Re: De Dolcenera Data: giovedì 1 luglio 1999 12.17
The Gynius ha scritto:
> Ecco una delle piu' belle canzoni di Fabrizio di cui non riesco a > capire il messaggio. > > Parla di acqua,
pioggia, forse un allagamento. E' l'acqua Dolcenera? Parla di un amore incasinato, in cui il protagonista sembra conteso fra la moglie di Anselmo (ma chi e' Anselmo) e
questa Dolcenera. > > Ora mi viene naturale pensare ad una citazione di cui non ho idea. Poi il simbolismo ha sicuramente una funzione fondamentale per capire questa
bellissima canzone, ma non so da dove cominciare. > > Qualcuno mi aiuta? ^__^;; > -- > Giovanni "Gyo" Perdicaro > E-Mail:
thegynius@hotmail.com
Eccomi qua! Premetto che se non avessi sentito la spiegazione di Faber al concerto non l'avrei mai capita per conto mio. Comunque, veniamo a noi:
L'acqua di cui si parla altro non è che l'alluvione di Genova. Il protagonista della canzone che narra l'episodio è a casa che aspetta la moglie di Anselmo, ma si
scatena d'improvviso la violenza della natura.
Qui la narrazione diventa visionaria e confusa, mentre il narratore s'illude che la sua donna sia arrivata, e ci fa
l'amore (" Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere, che è venuta per me, è arrivata da un'ora, e l'amore ha l'amore come solo argomento, e il tumulto del cielo ha
sbagliato momento").
Naturalmente lei è bloccata da qualche parte a causa della tempesta ("nel suo tram scollegato da ogni distanza" ) e non può arrivare da lui.
Dolcenera è contemporaneamente la donna e la tempesta, insieme e inscindibilmente, dolore e passione.
Poi la tempesta finisce, "oltre il muro dei vetri si risveglia
la vita".
Il loro amore è diventato eterno, perchè a lei, adesso, il tempo avanza: quel tram è diventato la sua tomba, sigillo di un amore "così splendido e vero da
potervi ingannare".
Spero di essere stato esauriente, ma se hai altre domande, ben vengano!
Ciao
Paolo
PRINCESA
Te la faccio spiegare dallo stesso De André .... Ecco le sue parole a commento della canzone : " Il meglio della cultura viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza
e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all'occorrenza perseguitate . Un esempio classico sono gli individui che nascono con caratteristiche esteriori appartenenti a un
sesso che non corrisponde alla loro identità più profonda .
Ne parlo nella canzone Prinçesa, che ho tratto da uno splendido, breve romanzo di Maurizio Janelli e Fernanda Farias, in effetti una biografia . Nella musica ci sono improvvise variazioni
: è il riepilogo dei passaggi fondamentali della vita della protagonista, un elenco di gioie e sfortune incontrate nelle tappe delle sue varie metamorfosi .
Da bambino si trova ad assumere comportamenti femminili, poi da femmina malriuscita corre all'incanto dei desideri, tentando prima con mezzi chimici e in seguito attraverso una
vertigine di anestesia chirurgica di assomigliarsi, di corrispondere a un profondo desiderio che la vuole donna .
Per mantenersi esercita la professione più antica del mondo, finché per volere del destino si trasforma ancora, e per l'ultima volta, da prostituta nell'amante ufficiale di un
avvocato . Questa è l'ultima metamorfosi; la musica, grazie anche e soprattutto a Ivano Fossati, accompagna questa evoluzione passando da tonalità maggiori a minori e sottolineando in
quel martellare di cembali il miraggio della felicità, fino a ritornare all'infanzia brasiliana " .
Ho visto Nina volare
Da: wildo <pcsr1cl@pointest.com> Oggetto: Mastica e sputa... Data: martedì 15 febbraio 2000 19.55
Ieri sera a Perugia c'è stata la "prima" della nuova
tournée di Fossati . In questa occasione Ivano ha trovato il tempo per un breve ricordo che riguarda la sua collaborazione con Faber per l'album Anime salve : "Con De André
giravamo il Sud in cerca di idee, presso Matera c'erano dei vecchi che separavano la cera dal miele masticandola : ci colpi' molto vedere usi secolari proiettarsi nel
Duemila . E fu cosi' che , in 40 minuti, nacque Ho visto Nina volare ".
Ciao
"Paolo Micheli" To : <fabrizio@yahoogroups.com> Subject : [fabrizio] Da La Repubblica di lunedì.
Date : Wed, 23 Jan 2002 21:03:38 +0100 Dori Ghezzi "Una canzone del mio Faber per Zucchero"
Byrne vorrebbe pubblicare negli Usa "Creuza de mâ" Leonard Cohen inciderà dieci canzoni di Fabrizio Esce l'8 febbraio la versione di "Ho visto Nina
volare" incisa dal rocker Il ricavato andrà a Emergency Dori ci parla dell'impegno della Fondazione De André per la rivalutazione di Via del Campo a Genova
DAL NOSTRO INVIATO GIUSEPPE VIDETTI
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PONTREMOLI (MS) - «Non vedo l'ora di riascoltarla» dice Dori Ghezzi mentre Zucchero
l'aiuta a sfilarsi il soprabito. E' appena arrivata da Milano per un sabato nella fattoria di Fornaciari
, casupole basse e un vecchio mulino di pietra su un fazzoletto di terra cucito tra Toscana e Liguria che solo un fanatico di blues e soul poteva battezzare Lunisiana Soul (un'ardita
associazione tra Louisiana e Lunigiana, un incrocio bastardo tra Pontremoli e New Orleans, un
impossibile mix tra le acque del Magra e quelle del Mississippi). Bionda, minuta, elegante, gli
occhi azzurri mobilissimi, è venuta ad ascoltare la versione finale di Ho visto Nina Volare, la
canzone del De André di Anime Salve che Zucchero pubblicherà l'8 febbraio in un singolo e il cui
ricavato sarà devoluto a Emergency. È un pomeriggio gelido, grigio. Gli alberi sono scheletri, le
zolle ammuffite di brina. Accanto al camino si parla della scena musicale, che sembra non aver
trovato la marcia giusta in questo inizio millennio. Dell'incontro di Dori con Leonard Cohen a
Luglio. «Mi aveva mandato un biglietto quando Fabrizio morì. Abbiamo parlato due ore. Mi ha
detto: "Mandami la traduzione delle dieci canzoni che tu reputi più in sintonia con il mio spirito.
Vorrei inciderle"». Di David Byrne che non ha mai abbandonato l'idea di pubblicare sulla sua etichetta Luaka Bop una versione internazionale di Creuza de ma.
«Sarebbe l'occasione per rimissarlo, perché lì c'è un mondo sommerso da scoprire. È un
desiderio che ho sempre avuto: quel che sentii in studio in quel lontano 1984 è una cosa che mi è
rimasta nel cuore». «È uno dei dischi italiani più belli di sempre. Quella è world music!» esclama
Zucchero. «Fu premiato come album del decennio» conferma Dori «e inserito fra i 2000 dischi più importanti di tutti i tempi. Nella lista, di italiani, ci sono solo De Andrè e Morricone».
Insieme agli antipasti, tutti insaccati prodotti nella fattoria, Zucchero sposta il discorso sul suo tour
mondiale che partirà l'11 febbraio da Zurigo (le date italiane: 13 Montichiari, 14 Torino, 16
Bologna, 17 Ancona, 19 Bari, 21 Palermo, 23 Acireale, 25 perugia, 26 esaro, 27 Verona, 1 e 2
marzo Treviso, 3 Bolzano, 5 Genova, 6 e 9 Firenze). «Sarà un concerto più rock degli altri, con
una scenografia semplice che ricorda quello dei vecchi show televisivi della Motown. Tutti i
vecchi brani sono stati riarrangiati, liberati da quel "funkettino" che sentivo un po' vecchio».
«Sono curiosa. Non vado via senza aver ascoltato la canzone» insiste Dori quando fuori comincia
a imbrunire. Nella House of Blues, il nastro è già montato sul registratore. Arrivano gli applausi (il
brano è stato registrato nel corso del tributo a De André, al Carlo Felice di Genova il 12 marzo 2000). Poi, su un tamburo che scandisce il tempo della memoria, la voce di Zucchero entra
assorta, malinconica, dolente, prima di sciogliersi in un ruggito sulle parole: Stanotte è venuta
l'ombra / l'ombra che mi fa il verso. Il silenzio alla fine dell'ascolto è irreale. C'è commozione nell'aria.
Di chi è stata l'idea? Come scelse la canzone da cantare? ZUCCHERO: «Fu Dori a farmi ascoltare "Ho visto Nina volare". "Tu la puoi rifare, puoi renderla
tua" mi disse. DORI: «Pensavo all'atmosfera di "Dune mosse". In quella canzone tu e Fabrizio siete sulla stessa lunghezza d'onda».
Z: «Non è facile cantare una canzone di De André. Per niente». D: «Infatti ti avevo visto disorientato. Il piacere era tanto, ma anche la paura, il pudore, la
preoccupazione di fare un passo falso. Ma io pensavo a certi tuoi testi, ai frequenti riferimenti
all'infanzia. Ti ci vedevo tutto dentro Nina. Ricordo quando arrivasti alle prove: mia figlia Luvi ed
io rimanemmo calamitate dalla tua interpretazione. E conquistate dalla tua dolcezza, dall'umiltà».
Z: «Non volevo rovinare qualcosa di bello. Si fa presto a dire: incido una cover. Ma che senso ha
se non riesci a fare tua la canzone, senza disturbare né l'essenza né il feeling dell'originale?»
D: «Non bisogna dimenticare il contesto in cui la canzone fu incisa. Un evento estraneo al business, dal quale tenemmo lontane anche le telecamere per paura che i tempi televisivi
guastassero l'atmosfera. Come mai avete aspettato due anni per pubblicarla? Z: «È il tempo che svela la grandezza di una canzone. Solo col tempo ho capito che Dune mosse
e Diamante erano due brani nati bene. Ho visto Nina volare mi ha fatto lo stesso effetto. Allora perché lasciarla lì nel cassetto?».
Fabrizio si era mai reso conto della devozione che lo circondava? D. «Non credo fino a questo punto. Anche perché, come tutti i grandi uomini, Fabrizio non
credeva di aver detto queste cose straordinarie, di essere diventato quel punto di riferimento che
ora è per molti di noi. Lui non cercava mai la parola più dotta, per dimostrare che ne sapeva più degli altri, ma quella più giusta, più immediata, alla portata di tutti».
Era geloso delle sue canzoni? D: «No. Lo hanno cantato poco, ma non perché a lui non piacesse essere cantato. Forse perché
gli altri non hanno ritenuto giusto farlo». Per pudore certo, per un eccesso di riverenza, non per mancanza d'amore.
Z: «Per cantare le canzoni di Fabrizio ci vuole un interprete: un vocalist troppo dotato rischierebbe di distruggerle. Vasco Rossi, che non è un cantante tecnicamente superdotato, è
riuscito a entrare perfettamente nello spirito di Amico fragile». D: «Certo, perché anche lui è un amico fragile. Con i travagli che ha passato, quella canzone
potrebbe benissimo averla scritta lui». Qual è la storia dietro la canzone? D: «Fabrizio è sempre rimasto molto legato a quel periodo della sua infanzia in cui viveva
nell'agro di Asti, una campagna nella quale i suoi genitori si erano rifugiati durante la guerra e
dove rimase fino all'età di otto, nove anni, prima di tornare a Genova. E ogni tanto quei ricordi riaffioravano.» La Fondazione sta ora lavorando ad altre iniziative?
D: «Ce ne sono diverse, ma una in particolare prenderà il via proprio nei prossimi giorni. Con il
comune di Genova ci occuperemo della rivalutazione del centro storico, in particolare di quella
zona degradata in cui si trova Via del Campo. Potrebbe diventare una specie di Brera genovese,
un centro artistico e culturale per i giovani. Le proposte che riceviamo sono talmente tante che
l'azione della Fondazione a questo punto è diventata quella di frenare gli entusiasmi, di convogliare le energie in modo creativo».
D'altronde la famiglia era poco incline alla sovresposizione. D: «Infatti, lui ci metteva sette anni a partorire un disco, qui invece si sta parlando di Fabrizio ogni giorno».
Z: «Avrei voluto frequentarlo d più, da lui c'era solo da imparare. Aveva un senso dell'umorismo
pazzesco. Ricordo le sue battute fulminanti a una cena organizzata da "Sorrisi e canzoni"». D: «Molti non riescono a crederci, ma Fabrizio era davvero molto spiritoso.
Aveva un'ironia. beh sapete che vi dico? Non so cosa non avesse.».
Juri Camisasca: http://www.juricamisasca.it Giusto Pio: http://digilander.iol.it/giustopio
L'isola che non c'era: http://www.lisolachenoncera.it
Su SMISURATA PREGHIERA (postato sul NG da "un ottico" <ppp@ppp.ge>
DESMEDIDA PLEGARÍA Smisurata Preghiera
Questa versione spagnola di "Smisurata Preghiera" è stata cantata da Fabrizio de André stesso.
La traduzione potrebbe essere addirittura di Álvaro Mutis, lo scrittore sudamericano della "Saga di Maqroll il Gabbiere" alla quale si è ispirato De André per il testo.
Sobre los naufragios, desde el Mirador de las Torres, Lejana y sobre los elementos del desastre De las cosas que suceden por encima de la palabras Celebrantes de la nada
En un viento tán fácil De saciedad, de impunidad
Bajo el escándalo metálico De armas bluntas o en desuso Conduciendo la columna De dolor y de humareda
Que deja las batallas infinitas al caer de la tarde, La mayoría está, la mayoría está
Recitando un rosario De mezquinas ambiciones, De temores milenarios,
De inagotables astucias Cultivando tranquila La horrible variedad De su propia soberbia La mayoría está
Como una enfermedad Como un infortunio Como una anestesia
Como una costumbre
Para quien viaja con obstinada y contraria dirección, Con su estigma especial de especial desesperanza
Y entre vómitos de rechazados sus últimos pasos va dando Para entregar a la muerte una gota de esplendor, De humanidad, de verdad
Por quien en Aqaba curó la lepra con un cetro ficticio Y sembró su travesía de celos devastadores y de hijos Con improbables nombres de cantantes de tango
En un vasto programa de eternidad
Recuerda, Señor, a estos siervos desobedientes A las leyes de la manada, No olvides sus rostros Que al cabo de la alternancia
Es apenas justo que la fortuna los toque
Como un descuido, Como una anomalía, Como una distracción, Como un deber
FONTE: Riccardo Venturi: http://utenti.lycos.it/Guctrad/alloglot.html
SMISURATA PREGHIERA (ispirata dal "Gabbiere" di Alvaro Mutis) è invece secondo me non
solo la somma dei percorsi del disco, ma anche di quelli della vita poetica di De Andrè.
Fortissima la presenza di Mutis qui ripreso sia per la "Preghiera" di Maqroll, che al contrario
recita "Ricorda Signore che il tuo servo ha osservato pazientemente le leggi del branco. Non
dimenticare il suo volto", sia in più punti, a partire da quel "gli elementi del disastro" che ricorda appunto una delle raccolte più note del poeta.
Ma De Andrè attraverso la poesia stavolta ci offre un vero, grande affresco a tinte forte della
solitudine libera e scelta, presupposto necessario per "consegnare alla morte una goccia di
splendore, di umanità", perché l'uomo è individuo non esaltato dalla massa, dalla folla, dalla
maggioranza, ma da essa annullato, appiattito, reso schiavo e complice di naufragi, scandali,
disastri. Una condizione questa che necessita forza, tenacia ("direzione ostinata e contraria")ma
sembra garantire soltanto una vita disagevole ed emarginata ("nel vomito dei respinti", "marchio speciale di speciale disperazione").
Quand'ecco, almeno alla fine, la speranza che la fortuna faccia il suo dovere ed aiuti i figli (di Dio)
disobbedienti alle leggi del branco, restando comunque questa un'anomalia. È secondo me LA
canzone di De Andrè, nella quale possiamo leggere il punto di vista dell'autore maturato in tanti
anni, apparsoci frammentato in tante canzoni non soltanto in questo album, e qui riunito in un
ideale "manifesto" comunque molto bello e poetico malgrado questa sua natura, se si vuole
libertario o anarchico, la definizione non è forzata, ma soprattutto inno alla libertà e alla solitudine
come scelta in una società statalista e massificata. Pareri scomodi di un cantautore scomodo.
fonte: http://utenti.lycos.it/rock3000/album/animesalve.html
Nel 1997, ad Aulla, per questa canzone Fabrizio De André ha ricevuto il "Premio Lunezia", consegnatogli da Fernanda Pivano.
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Smisurata preghiera è l'epitome del disco, la summa dei tracciati che lo percorrono. Ed è ancora
un affresco sulle minoranze, sulla necessità di difendersi da parte di chi non accetta "le leggi del
branco", su coloro insomma che devono pagare per difendere la propria dignità: gli unici che
attraversando l'emarginazione e la solitudine riescono ancora a "consegnare alla morte una goccia di splendore". La musica
[In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 77]
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Smisurata preghiera [...] è una specie di salmo di invocazione e di
imprecazione sulle minoranze. Ed è costruita a partire da testi di Alvaro Mutis, che in un'intervista
televisiva ha dichiarato che occorre un talento straordinario per sintetizzare un'intera opera in una
sola canzone. [Alessandro Gennari, in Le mie note a margine (intervista a F. De André]
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La canzone è tratta da un romanzo di Alvaro Mutis, che io purtroppo non conosco, ma so per
esperienza come Fabrizio riesce a "migliorare", a elaborare i testi scelti come riesce a caricarli di significati un po'
misteriosi, sempre legati alla sua antica polemica sociale, al suo problema morale.
Qui la polemica è tra il suo eterno nemico, "la maggioranza", e i "disobbedienti alle leggi del branco", per i quali invoca l'attenzione del Signore.
Il dolce menestrello della nostra adolescenza, che ci ha insegnato a scoprire la differenza tra la
vita e la morte, e ora a respingere "lo scandalo metallico" delle armi, nella forza della sua maturità
di offre un blueprint di saggezza nell'indipendenza, nella "direzione contraria".
Dicono che Fabrizio sia il Bob Dylan italiano; io nel dargli questo premio d'amore più che di potere, vorrei che Bob Dylan venisse chiamato il Fabrizio americano.
[Fernanda Pivano, in occasione del "Premio Lunezia" 1997]
FONTE: http://www.giuseppecirigliano.it/Smisurata%20preghiera.htm
Contributo di Micio Lucci:
LA DOMENICA DELLE SALME - di FABRIZIO DE ANDRE'-
il testo parla evidentemente della fine del comunimo e in special modo della caduta del muro di berlino e ancor più in specifico della fine del PCI italiano
"Tentò la fuga in tram verso le sei del mattino dalla bottiglia di orzata dove galleggia Milano non fu difficile seguirlo il poeta della Baggina la sua anima accesa
mandava luce di lampadina"
la fuga dalla bottiglia d'orzata: la Milano da bere in quel periodo c'era stato un fatto eclatante,
alcuni idioti avevano dato fuoco ad un vecchio [la Baggina è un'ospizio per vecchi di Milano]. Dipinge una società che cade a pezzi, Milano è ovviamente una metonimia.
ps- mani pulite nel '92 esploderà proprio dalla Baggina.
"gli incendiarono il letto sulla strada di Trento riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento"
gli diedero delle preoccupazione le Br: a Trento, mi pare la facololtà di sociologia, nacquero molti
'capi' rivoluzionari e contestatori dei '70 si salvò dalla barba [noia] del pci, statico e quasi stantio,
un piccolo nucleo di dissenzienti belli agguerriti non credo parli dei dissenzienti della svolta della bolognina, ma proprio di chi neglia anni si era fatto alternativo al pci
"I Polacchi non morirono subito e inginocchiati agli ultimi semafori rifacevano il trucco alle troie di regime lanciate verso il mare i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est"
la polonia è uno dei paesi che usci prima dal controllo sovietico, grazie anche all'esistenza del sindacato Solidarnosc il fatto che si "occidentalizzò" per prima, significò una fortissima instabilità
politica finì con uno sciacallaggio europeo di investimenti e con una forte emigrazione molti finirino
a lavare i vetri [inginocchiati ai semafori] anche nei nostri ricchi paesi [le troie di regime sono le auto] i trafficanti di saponette sono per metonimia i nazi:
girava leggenda che durante la guerra i nazi facessero sapone con gli ebrei e lo rivendessero in polonia.
Mettere pancia verso est significa fare affari. La rft dopo il crollo del muro fu quella che più fece affare in quei paesi
"chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno"
chi diventò comunista nel 90, nel 91 nn era già più comunista
"la scimmia del quarto Reich ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava le abbiamo visto tutto il culo"
le marionette del nuovo imperialismo [dell'ovest sull'est europa] festeggiava sul muro in crollo, ma mentre lo faceva già tutti ne vedevano le intimità, le cose nascoste che poi nascoste nn erano: tutti
negli anni 90 già sapevano i difetti del capitalismo
"la piramide di Cheope volle essere ricostruita in quel giorno di festa masso per masso schiavo per schiavo
comunista per comunista"
Fabrizio stesso disse che la piramide di cheope qui sta a significare un monumento all'inutilità
la forma piramidale può ricordare una struttura gerarchica societaria abolita con l'instaurazione di
una società egalitaria e ora ricostruita a sacrifici alti, benchè tutti sembrano essere in festa
"La domenica delle salme non si udirono fucilate il gas esilarante
presidiava le strade la domenica delle salme si portò via tutti i pensieri e le regine del ''tua culpa'' affollarono i parrucchieri"
il giorno che cadde il muro tutti poterono attraversarlo senza essere presi di mira dai cecchini
ovviamente e tutti erano felici 'artificialmente' e altrettanto fintamente si arricchirono di spensieratezza, di chiacchiere [tipiche dei parrucchieri]
"Nell'assolata galera patria il secondo secondino disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo -- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi fanti cavalli cani ed un somaro ad annunciare l'amputazione della gamba di Renato Curcio il carbonaro"
nelle nostre galere si eseguivano sentenze "sul far del mattino", ovvero presto senza che nessuno
lo noti e con grande fanfara di tutti [anche i somari!] fu decretato nemico, fu 'amputato' un pezzo del proprio "corpo comunista" o album di famiglia come spesso si dice.
Anche i comunisti rinnegarono le br e Curcio che sta in galera pur nn avendo mai ucciso nessuno
Qui definito simpaticamente carbonaro. Faber disse anche che era una velata critica alle condizioni nelle carceri italiane.
"il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni"
il ministro della confusione e dei cambiamenti con gran fanfara decide di chidere col comunismo e di farsi socialdemocratico: dal pci al pds con la tovaglia suelle mani per coprirsi, ma con le mani
sui coglioni sperando che il fato li assista in questa scelta che nn sanno se è giusta
"-- voglio vivere in una città dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue o di detersivo –"
una città tranquilla, che nn si sporchi e nn si debba pulire. Spargimenti di detersivo forse anche una critica al consumo eccessivo.
"a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade eravamo gli ultimi cittadini liberi di questa famosa città civile perché avevamo un cannone nel cortile"
Deandrade [suo cugino per assonanza di cognome, come ammise lui] era un poeta brasiliano che
in un suo libro predicava che l'unico modo per essere liberi in una città violenta, è avere un cannono nel cortile: essere violenti.
"La domenica delle salme
nessuno si fece male tutti a seguire il feretro del defunto ideale la domenica delle salme si sentiva cantare -quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –"
il mito dell'eterno apparire della società dei consumi che porta allegramente a morire il comunismo
"Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe accesero la televisione e ci guardarono cantare per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare"
questi come lui disse sono i cantautori italiani che si rinchiusero nella loro autoreferenzialità
"-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti per l'Amazzonia e per la pecunia nei palastilisti
e dai padri Maristi voi avete voci potenti lingue allenate a battere il tamburo voi avevate voci potenti adatte per il vaffanculo —"
oppure si sono venduti suonando per tutti, ma anche per nessuno. Anche questop lo accennò lui stesso.
Hanno rinunciato al loro ruolo di intellettuali che guidano le rivolte e che mandano a fanculo i potenti
"La domenica delle salme gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia la domenica delle salme fu una domenica come tante il giorno dopo c'erano i segni di una pace terrificante"
a portare avanti ideali di uguaglianza rimasero pochi nostalgici pifferai così quel giorno passò quasi inosservato nonostante la sua importanza
ma il giorno dopo rimasero i segni indelebili del pensiero unico
"mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di vibrante protesta"
rimase solo cicaleccio. Chiasso e confusione di molti che mai si trasformò in coro. E la sinistra italiana non fu mai più unita infatti.
Troppi galli a cantà, nn se fa mai giorno! Ognuno si fa il suo piccole entorage e canta per conto
suo senza armonia con glia altri così da risultare come le cicale del sottofondo finale: inutili, chiassose se non litigiose.
fantastica la versione live in cui dice 'di vibrante protesta' in un genovese sprezzante!
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