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Anime Salve
Anime Salve

testi

1996. Anime Salve  (BMG Ricordi TCDMRL 74321-392352)

PRIMA STAMPA: 19/9/1996
RISTAMPA SU VINILE ED. SPECIALE:  SETTEMBRE 2006

1 – Prinçesa (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)4'52"
2 – Khorakhanè (a forza di essere vento) (Testo e Musica di  De André e Ivano Fossati)5'32"
3 - Anime salve(1) (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)5'52"
4 - Dolcenera (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)4'59"
5 - Le acciughe fanno il pallone (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)4'47"
6 - Disamistade (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)5'13"
7 - A cùmba(1) (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)4'03"
8 - Ho visto Nina volare (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)3'58"
9 - Smisurata preghiera (Testo e Musica di Fabrizio De André e Ivano Fossati)7'08"

1996AnimeS1_2

(clicca x ingrandire)

1996AnimeS2s

(clicca x ingrandire)

 

EDIZIONI:
1996 BMG RICORDI, STVL 392351 - edizione numerata
1996 BMG RICORDI, STVL 392351 - edizione non numerata
1996 BMG RICORDI, STVL 392351 – cofanetto promozionale per la stampa che contiene , oltre all'album
         ovviamente numerato, un bloc notec, 4 fotografie, 3 fogli formato A4 con la storia del progetto e il
         CD ufficiale Ricordi.
1996 RICORDI TCDMRL 392352 – CD che esce con il libretto contenente testi e crediti, mentre un dischetto
         di cartoncino sottile , posizionato sotto al disco vero e proprio, riproduce la foto di copertina.
1996 BMG RICORDI 74321 392352 – CD
1996 BMG RICORDI STVK 74321 392354 – musicassetta.
2002 1a Ristampa su CD - BMG RICORDI 74321 974192 – stessa grafica dell'originale.
2006 BMG-RICORDI -  edizione speciale su LP 180gr.
2009 Ristampa su CD - SONY BMG 88697454792.
2009 Gruppo Editoriale l'Espresso - 13

grazie a Piero Milesi un contributo eccezionale: una versione "in lavorazione" di dolcenera  - cliccare per ingrandire - disponibile anche la pagina2

anime salve lm LP back2

(clicca x ingrandire
image by Lucio)

versione "in cofanetto" di "Anime Salve"
courtesy Claudio Sassi

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Ristampa su vinile 180gr, edizione speciale per i 10 anni

Anime Salve 2009_4

SONY BMG 88697454792
clicca x ingrandire

13 Anime salve LE_ridimensionare

Gruppo Editoriale l'Espresso -13

(1) Ivano Fossati canta con Fabrizio De André
Prodotto da Fabrizio De André e Piero Milesi
Arrangiamenti e direzione d'orchestra di Piero Milesi

"Le acciughe fanno il pallone" arrangiamento di Cristiano De André
Registrato da Maurizio Camagna e Carlo Sala negli Studi Metropolis - Milano
Assistente di studio Andrea Marchi
Archi registrati allo studio Regson-Milano da Paolo Bocchi e Maurizio Camagna
Mixato da Paolo Iafelice
"A cùmba" mixato da Maurizio Camagna e Paolo Iafelice
Masterizzato da Tim Young al Metropolis Mastering - Londra

Foto di copertina di Isabel Lima
Coordinamento artistico e fotografico di Emilia Pignatelli
Progetto - Coordinamento e realizzazione grafica di Emanuela Scarpulla
Foto di gruppo di Maurizio Viola
Management Adele Di Palma per "Cose di musica"
Coordinamento di Fabio Boldi
Publishing - Management Ediz. "Nuvole" di Gianni Bertolli
Campionamento Kodò da "Ryogen-No Hi" per concessione Sony Music Entertainment (Japan) Inc.
Naco suona per concessione "Sole Luna"
Grazie a: Beppe Quirici, Sterfano Melone, Floriana Ferraris

A Naco, splendido musicista e grande caro indimenticabile amico.

1 - Batteria: Ellade Bandini
Wood block, zabumba, shaker, doppio triangolo, molla, dejmbé, bongo e conga: Naco
Basso: Pier Michelatti
Chitarra classica: Michele Ascolese
Mandolino e mandola: Massimo Gatti
Cymbalom: Sàndor Kuti
Bajàn: Vladimir Denissénkov
Clarinetto: Giancarlo Porro
Violoncello: Piero Milesi
Voci: Dori Ghezzi, Luvi De André, Silvia Paggi, Beppe Gemelli, Robson R. Primo - Agata, Roberto Esteráo - Roberta
Voci recitanti: Neuzinha Escorel, Patricia Figueredo, Rosa Emilia
Sonoro in esterni: Tiziano Crotti e Paolo Iafelice

2 - Chitarra elettrica: Michele Ascolese
Cymbalom: Sàndor Kuti
Organetto: Riccardo Tesi
Tastiere: Piero Milesi
Orchesta d'archi: "Il Quartettone"
Voci: Dori Ghezzi

3 - Batteria: Ellade Bandini
Darbuka, molla, conga e shaker: Naco
Basso fretless: Pier Michelatti
Pianoforte e tastiere:Alberto Tafuri
Mankoseddas e corno inglese: Mario Arcari
Editing: Massimo Spinosa
Sonoro in esterni: Tiziano Crotti e Paolo Iafelice

4 - Batteria: Ellade Bandini
Udu, urucungu e shaker: Naco
Basso: Pier Michelatti
Chitarre classiche: Fabrizio De André
Fisarmonica: Gianni Coscia
Arpa paraguaiana:Cecilia Chailly
Corno inglese: Mario Arcari
Flauto: Michela Calabrese D'Agostino
Clarinetto: Giancarlo Porro
Violoncello: Silvio Righini
Voci: Dori Ghezzi, Luvi De André

5 - Darbuka, conga, udu, talking drum, caxixi e wood block: Naco
Basso: Pier Michelatti
Chitarre classiche, tastiere, violino e shaker: Cristiano De André
Flauto: Michela Calabrese D'Agostino
Shanay: Mario Arcari

6 - Berimbau e tamburello: Naco
Damigiana: Elio Rivagli
Chitarre classiche: Fabrizio De André
Violoncello: Silvio Righini
Tastiere: Piero Milesi
Tlapitzalli e bansuri: Alberto Morelli
Orchesta d'archi: "Il Quartettone"

7 - Batteria: Ellade Bandini
Rastrello, caxixi, djembè, guarnizione di filo elettrico, gong, conga e shaker: Naco
Basso fretless: Pier Michelatti
Chitarre classiche: Fabrizio De André, Michele Ascolese
Voci: Dori Ghezzi, Luvi De André, Silvia Paggi

8 - Tom: Ellase Bandini
Nacchere e couscous: Fabrizio De André
Bubboli: Naco
Basso fretless: Pier Michelatti
Chitarra classica: Francesco Savé Porciello
Pianoforte e tastiere:Piero Milesi
Bansuri: Alberto Morelli
Editing: Massimo Spinosa

9 - Batteria: Elio Rivagli
Djembé, talking tablim e shaker: Naco
Pianoforte e tastiere: Alberto Tafuri
Basso a cinque corde: Pier Michelatti
Chitarra classica: Franco Mussida
Mankoseddas: Mario Arcari
Organetto: Riccardo Tesi
Orchesta d'archi: "Il Quartettone"

"Noi simme cori aridi
nimici de la pace
quando due cori s'ammano
noi tutti ci dispiace"

Anonimo campano del XX secolo
 

Uno studio molto interessante su SMISURATA PREGHIERA, di Giacomo Falconi. Cliccate qui.

14 Settembre 2006:
E' stato ristampato l'LP Anime Salve in edizione limitata numerata in  vinile vergine , edizione speciale da 180gr.

Questo LP è stato realizzato da un pool di aziende italiane, con l'adesione della Fondazione De Andrè,e la collaborazione per la parte tecnica di Velut Luna e Ludomentis, hanno deciso di realizzare una speciale riedizione dell'ultimo importantissimo lavoro di Fabrizio De Andrè, Anime Salve, nel decennale della prima uscita del disco (1996).

Le ditte che hanno sostenuto l'iniziativa sono : Extreme Audio, Gea, Grandinote, Norma, North Star Design, tutte aziende italiane che si occupano di strumenti per la riproduzione della musica, hanno realizzato un oggetto esclusivo e di particolare pregio, in una tiratura limitata a 2000 copie numerate, a cura della SONY/ BMG Italia, che ha reso disponibili le matrici originali: particolare attenzione è stata posta nelle scelta di vinile vergine e con alta grammatura, a garanzia di quelle prestazioni care agli appassionati più esigenti. Il prodotto è offerto in una confezione decisamente curata, nella copertina originale, raccolta però in una scatola rigida ed elegante.
Il disco è stato presentato e posto in vendita al pubblico in occasione  del prossimo Top Audio & Video 2006 (Milano 14 – 17 Settembre, Quark Hotel, Via Lampedusa 11A) al prezzo di 50,00 euro ed è disponibile allo stesso prezzo anche presso i punti vendita Arte Sonora (TO), Beostore
(AN), Bi-Side (TV), Esperienze Audio (PD) che hanno sostenuto gratuitamente l'iniziativa. L'intero utile derivante dalle vendite infatti, sarà devoluto in beneficenza, di concerto con la Fondazione De
Andrè: un motivo in più per sostenere l'iniziativa!

Extreme Audio: extremeaudio@libero.it, Gea: info@gealoudspeakers.com, Grandinote: matteo.nardini@grandinote.it, Norma: info@normaudio.com, North Star Design: info@northstar.it

I vinili vanno però acquistato presso i rivenditori "autorizzati":
 1.. Esperienze Audio - Padova 328-0566247
 2.. Bi-Side - Treviso 0423-722818
 3.. Beostore - Ancona 0713-580405
 4.. Arte Sonora - Torino 011-215437

 

I COMMENTI

Il commento di Pierpaolo
ANIME SALVE ('96)

"Anime Salve" può essere considerato il testamento musicale definitivo di Fabrizio anche se si deve ricordare il contributo di Ivano Fossati alla musica e ai testi più per il concepimento dell'album che all'effettiva realizzazione perché in studio risultò determinante la presenza di Piero Milesi.    

L'album è di eccezionale intensità e i brani sono sia per il contenuto che per la qualità musicale tra i più belli  di quelli incisi da Fabrizio.

Il disco si apre con un brano che su ritmi bahiani (una fusione di jazz, pop e bossanova ) ci porta dentro l'anima di "Princesa", un transessuale brasiliano che vive a Milano con i rischi di una vita vissuta sempre al limite.

"Khorakhanè" risente delle influenze musicali provenienti dall'est europeo con un epico finale cantato in lingua rom dalla toccante voce di Dori Ghezzi (Da segnalare che sul cd "Fabrizio De Andrè in teatro" questa parte è stata cantata da Luvi De Andrè).

In "Anime salve" si riconosce l'impronta "fossatiana" del pezzo anche se la voce di Fabrizio raggiunge dei livelli di ecellenza assoluta.

"Dolcenera"  è una ballata allegra e melanconica allo stesso tempo che parla di un tradimento amoroso durante il quale si scatena una tremenda ondata di piena.

"Le acciughe fanno il pallone" e "A cumba" sono entrambi brani che avrebbero potuto essere tratti  da "Creuza de mà", risentono infatti dell'ambientazione ligure anche se le tematiche dal particolare si trasformano in universale.

"Disamistade" è uno dei miei pezzi favoriti ,la musica del brano ha un andamento dolente riflettendosi nel contenuto del  testo che parla dello scontro tra due famiglie.

"Ho visto Nina volare" è un brano legato alla memoria giovanile e contadina di Fabrizio ,anche se l'ispirazione originaria del brano come ha raccontato Fossati viene da una vecchia contadina lucana che separava il miele dalla cera masticando.

"Smisurata preghiera" è l'elegia finale dell'album da cui si evince la tematica fondante di tutta l'opera : la difesa e la dignità delle minoranze in questo nostro mondo opulento e brutale che tende a omologare tutto e tutti.

Il brano è ispirato alla "Saga di Maqroll-Il gabbiere" di Alvaro Mutis un marinaio che continua il suo viaggio errando senza arrivare mai alla meta prefissata  ma il suo andare è solo un pretesto per capire le cose importanti della vita il senso dell'avventura ,gli affetti .  

Pierpaolo

Io mio commento (webmaster)
Ci metti un pò ad "entrare" nello spirito di questo CD. A me c'é voluto il concerto trasmesso in TV. Inizialmente mi piaceva in modo particolare "Ho visto Nina volare", per quella musica molto particolare che ha. Altra canzone con una musica che affascina è "Le acciughe fanno il pallone".
Princesa è la storia (vera) di un transessuale, raccontata con una violenza che dà quasi fastidio, ma fa toccare con mano una realtà di emarginati, un'ottima apertura per un CD dedicato agli emarginati.
Su Dolcenera suggerisco di leggere la lunga ed interessante discussione che è andata in onda sul Newsgroup dedicato a Fabrizio De André.

Un altro commento a questo disco lo potete trovare sul sito di Alberto Mingardi.

Su Dolcenera:
 
"Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell'innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l'oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c'è l'alluvione che ha sommerso Genova nel '72  (70, ndw), dall'altra c'è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l'assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l'amore, ma lei è con l'acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto.

Può anche esistere uno stato di isolamento, di autoemarginazione involontariamente vissuti o volontariamente desiderati a seconda della lettura che si vuol fare di Dolcenera: in ognuno dei due casi l'innamorato e il tiranno (quando Dolcenera voglia essere intesa come metafora del potere) escludono ogni cosa che non si accordi alla loro passione, vivono in un sogno paranoico che elimina l'"altro", lo fanno apparire o scomparire secondo i misteriosi percorsi della propria follia, chiunque o qualunque cosa sia (la moglie di Anselmo o l'alluvione di Genova nel 1972). Quando l'"altro" è considerato come possibile ostacolo al conseguimento del proprio fine, viene rimosso.
Perfino il "tumulto del cielo" o lo straripare di un torrente "sbagliano momento", e l'amore, che non può arrivare all'appuntamento perché coinvolto nello spettacolo dei vivi che si aiutano nella difficoltà del momento, viene vissuto come presenza reale, rimuovendone l'assenza. La solitudine o meglio l'autoemarginazione del protagonista di Dolcenera è in apparenza la più difficile da sostenere come sinonimo di libertà, eppure è opinione, non solo di chi scrive, che l'apice della libertà stessa sia raggiungibile proprio attraverso la follia e ciò al di là di ogni valutazione di natura etica.

De André. Concerto al Palasport di Treviglio (24 marzo 1997)
[In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 75]"
 


Da: The Gynius <thegynius@hotmail.com>
Oggetto: De Dolcenera
Data: martedì 29 giugno 1999 13.16

Ecco una delle piu' belle canzoni di Fabrizio di cui non riesco a capire il messaggio.

Parla di acqua, pioggia, forse un allagamento. E' l'acqua Dolcenera? Parla di un amore incasinato, in cui il protagonista sembra conteso fra la moglie di Anselmo (ma chi e' Anselmo) e questa Dolcenera.

Ora mi viene naturale pensare ad una citazione di cui non ho idea. Poi il simbolismo ha sicuramente una funzione fondamentale per capire questa bellissima canzone, ma non so da dove cominciare.

Qualcuno mi aiuta? ^__^;;
--
Giovanni "Gyo" Perdicaro E-Mail: thegynius@hotmail.com

***********************

Da: red <antonio@globalnet.it>
Oggetto: Re: R: De Dolcenera
Data: venerdì 2 luglio 1999 20.28

LEONMATHILDA ha scritto:

> Scusate se mi intrometto, avete cazziato il povero The gynius che non capisce dolcenera e poi non gli avete spiegato un cavolo, ma almeno voi  l'avete capita? No??? E allora non fate gli sputa sentenze...(Ernesto)  Io non l'ho capita, ma amo tutto di Fabrizio, anzi vi dirò di + io non l'ho  mai condiviso o quasi mai eppure l'ho sempre amato molto come cantautore e allora????

Assolutamente non per fare polemica, ma solo perche' me ne sfugge il significato: cosa vuol dire "non l'ho mai condiviso?" Su qualche argomento? Politica? Religione? O non hai mai badato ai testi?

Comunque sul contesto sono d'accordo. Credo che "capire" una canzone sia un termine molto soggettivo... io in un brano posso leggerci una cosa, altri un'altra cosa, e' il bello dell'arte, altrimenti sarebbe tutta matematica.

Li' 2+2 fa per forza e insindacabilmente 4, mentre Dolcenera puo' rappresentare un'amplesso, un'alluvione con la morte dell'amante.... per me, ad esempio e' il racconto di un rapporto sessuale immaginato guardando dalla finestra un'alluvione. Immaginato perche' appunto, la donna  che il protagonista aspettava, la moglie di Anselmo, non riuscira' mai ad arrivare, perche' uccisa dall'alluvione (realmente avvenuta a Genova, non mi ricordo l'anno).

Ma la narrazione fino all'ultima strofa sembra raccontare il contrario, sembra descrivere un incontro effettivamente avvenuto e in cui lo sviluppo e' sincronizzato allo sfacelo dell'alluvione. Solo l'ultima strofa "quell'amore dal mancato finale, cosi' splendido e vero da potervi ingannare" rivela l'inganno.

Questo, per me, ovvio
red

**********************************
E a un dio a lieto fine non credere mai
(F.De Andre')
**********************************
 Da: Lisa <lisa@bastaconglispam.arcetri.astro.it>
Oggetto: Re: De Dolcenera
Data: martedì 29 giugno 1999 19.03

The Gynius wrote:
>
> Ecco una delle piu' belle canzoni di Fabrizio di cui non riesco a capire il messaggio.
>
> Parla di acqua, pioggia, forse un allagamento. E' l'acqua Dolcenera? Parla di un amore incasinato, in cui il protagonista sembra conteso  fra la moglie di Anselmo (ma chi e' Anselmo) e questa Dolcenera.  

Mah, secondo me Dolcenera E' la moglie di Anselmo stessa. Un quartiere di mare e di pescatori, una volta paesino alle porte di Genova e adesso inglobato nella continuita' della citta', che corre lungo la costa, lineare, unidimensionale, sottile. Un marinaio che da uno dei tanti viaggi si e' portato in patria una sposa esotica che fa girare la testa a tutti, e che stenta ad adattarsi alla nuova vita di quartiere, di convenzioni e di civilta', perche' non conosce altra legge che la natura e l'istinto, puliti, senza malizia, ma che nel nuovo mondo in cui e' capitata vengono visti come peccato e tentazione. Per chi ha letto Jorge Amado, una sorta di "Gabriella Garofano e Cannella" in salsa ligure, che nemmeno riesce a capire perche' quelle passioni e quella sincerita' che a lei sembrano tanto naturali vengano visti come temibili e devastanti.

E poi una tempesta di pioggia torrenziale, che inonda, spacca, travolge la citta' intera, come da quelle parti e' successo tante volte. E la Dolcenera che e' l'acqua stessa, nella testa e sulla pelle dell'uomo che la desidera, acqua inebriante che fluttua e culla, che ingorga gli anfratti con scroscio affatturato, che gonfia le lenzuola e le voglie agitandosi in una sorta di magico dormiveglia, e che poi dilaga, invade e porta via, sollevando bufere di emozioni, di incredulita' e di ferite insanabili, mentre alla fine se ne rimane tranquilla e limpida come prima, incurante dei disastri che ha provocato, non per cinismo o per disprezzo, ma perche' e' fatta cosi', come all'acqua vera dell'alluvione non si possono certo rimproverare i danni combinati in citta'...

Il passaggio che crea confusione e' quel "la moglie di Anselmo non lo deve sapere, che e' venuta per me...", che a una prima orecchiata distratta fa pensare che la moglie di Anselmo e la donna che e' arrivata siano due persone diverse. Io,  piuttosto, l'ho sempre interpretata nel senso che la dolce, nera, travolgente, che e' appena venuta, sia proprio questa fatale moglie di Anselmo, e che "non lo deve sapere" non si debba intendere "non deve sapere che e' arrivata quest'altra", ma semmai "la moglie di Anselmo, che e' appena arrivata per me, e che mi spalanca davanti i sogni e le speranze di un momento d'amore appassionato, non deve sapere..." che sta per scatenarsi l'ira di Dio dai nuvoloni gonfi che aspettano fuori!

La vita che si risveglia oltre il muro dei vetri a battaglia finita e' SIA quella della citta' che si riprende dalla tempesta, SIA quella dei due amanti che riprendono fiato e tornano alla realta' di tutti i giorni...

ok, ditemi che ve ne pare, io ci ho provato! saluti a tutti
Lisa
=================================
Da: Lisa <lisa@bastaconglispam.arcetri.astro.it>
Oggetto: Re: De Dolcenera
Data: giovedì 1 luglio 1999 15.56

The Gynius wrote:
>
> L'angolo in basso a destra di Win98 segnalava che era Tue, 29 Jun 1999 19:03:15 +0200. Alle parole di Lisa  <lisa@bastaconglispam.arcetri.astro.it> non ho saputo resistere, dovevo rispondere...
>
> [WOW-CUT]
> >ok, ditemi che ve ne pare, io ci ho provato!
>
> Bellissima interpretazione. Gia' la storia comincia a girare...piu'  tardi la riascoltero' tutta secondo questa chiave di lettura ^___^
 

Comunque, mi hanno appena dato una dritta secondo cui la "Nera" sarebbe anche il nome di un fiume che scorre presso Genova e che e' a costante rischio di alluvioni da panico... se e' vero, il doppio senso e' ancora piu' trasparente! C'e' qualche ligure che puo' confermare o smentire questa cosa?...
ciao
Lisa
===========================
Da: Alessandro Longo <Falsepartenze@hotmail.com>
Oggetto: Re: De Dolcenera
Data: domenica 4 luglio 1999 23.48
 

 La mia interpretazione di dolcenera molti la conoscono. Del resto è anche nel sito di tozzi. Cmq, rieccovela:

COMMENTO A DOLCENERA, IN ANIME SALVE

Penso che questa sia una delle più complesse e ricche di significato,tra le canzoni del Nostro, così ho pensato opportuno sviluppare un'analisi quanto possibile approfondita, considerata l'esigenza di sintesi. Mi sembra che, per comodità, si possano riscontrare almeno tre livelli metaforici:

1) L'alluvione per lo straripare di un fiume(dolce-nera) vista come fatto reale, che sconvolge quello che è probabilmente un paesino poco sviluppato (il dialetto, le tematiche dell'albo, il rit-mo che ricorda quello della tarantella, ecc., sono elementi indicativi) prendendo di sorpresa e uccidendo "la moglie d'Anselmo" (anche questo epiteto rimanda a locuzioni popolari). A questo livello l'amore è utilizzato come metafora; la "moglie d'Anselmo" sogna il mare-amante-immaginario, ma l'acqua di altra natura sconvolge tutto, come teme la persona-amante-immeginaria da cui la moglie d'Anselmo si è recata ("e l'amore ha l'amore come solo argo-mento, e il tumulto del cielo ha sbagliato momento").

2)  Ma la vita, la morte e l'amore si confondono: tutte le descrizioni del massacro sono anche figu-rative di un amplesso (ed anche dolce-nera, sembrano caratteri di una donna). Non c'è rottura reale tra il sogno di vita-mare e la morte-alluvione, quasi che il secondo fosse lo svelamento del primo, che all'improvviso getta la maschera e violenta. Così alla fine, "oltre il muro dei vetri si risveglia la vita, che si prende per mano a battaglia finita" : i superstiti, coloro che hanno com-battuto contro la morte, si riprendono per mano come amanti dopo l'atto, ma, poiché questo simboleggia la lotta, avvenuta prima, con la morte, c'è un filo continuo tra scampare e ripren-dersi; i personaggi sono gli stessi, i compagni cui ridiamo la mano dopo la sventura sono insepa-rabili dall'acque mortali. E infatti continua "...come fa questo amore, che dall'ansia di perdersi ha avuto in un giorno la certezza d'aversi".

E' l'amore-morte della "moglie d'Anselmo", che è proprio il punto massimo d'incontro tra la lotta per la vita e l'amore per la morte: la morte, da questo punto di vista, è la raggiunta completezza. Amore "vero" ma immaginario, "da potervi ingannare", della moglie d'Anselmo, personaggio anch'esso indistinto, senza nome. Si
chiarisce meglio questa vicinanza vita-morte se si comprende come metafora generale di un vivere in pe-ricolo e in bilico, da parte della povera gente: ciò che è vita (l'acqua-mare) può diventare mor-te(acqua-fiume), e viceversa: a questo punto le distinzioni vacillano, l'amore feticizzato per la morte (è inutile ricordare qui i miti pagani) si associa alla diffidenza per il compagno. Così è an-che più chiara l'immagine del prendersi per mano dei superstiti-morte: in una situazione di peri-colo i vicini possono aiutare, ma possono essere anche d'ostacolo: si lotta contro la morte ( che viene da fuori) ed anche (per la sopravvivenza) con chi ci è affianco. Nella penuria il nemico è ovunque: poi si ricostruirà insieme sulle macerie, ma intanto tutto si è incrinato perché l'altro è apparso come avversario, il mostro potrebbe ricomparire. Ed insieme, nell'impotenza verso il pericolo (di prevederlo, evitarlo, perfino comprenderlo), si giunge ad amarlo, ad ipostatizzarlo; ché l'amore per la morte è conseguenza del pericolo incombente nella vita, fino all'indistinzione. Il pericolo, il mostro, all'origine è esterno (alluvione), ma è portato all'interno della comunità.

Così è per Desamistate: la miseria in un ambiente è causata dalla società, ma la violenza subita costringe, nella scarsezza, a rivolgersi contro il compagno. Di più: la causa pri-ma della propria miseria (la natura distruttiva-la società "civile" dei ricchi) è lontana, ineffabile, la si può quindi amare poiché la si teme troppo per fronteggiarla: l'unico odio antagonistico vi-sibile, impotente, è quello intra-comunitario, che (anch'esso) comunque si unisce alla solidarietà organica presente in certe società, chiuse e organiche, crudeli e soccorrevoli per la mutua assi-stenza, sempre per la stessa condizione disagiata.

3) Ancora, più sottilmente, l'alluvione potrebbe essere una metafora per un avvenimento d'amore. Due si amano, in un'idealità immaginaria, senza toccarsi: poi succede qualcosa, la realtà è sve-lata, ciò che voleva contenersi  piatto nella finzione, straripa, uccidendo metaforicamente.

Dol-ce-nera è la realtà dell'amore, che sconvolge il sogno e si fa amare nella sua forza dirompente. Sconvolge e abbandona, "fredda come un dolore, dolce nera senza cuore": così la morte è le-gata alla rivelazione-abbandono.
L'acqua-amante distruttivo ma amato (amato nonostante, amato per questo) sembra anche una donna che attraversa il paese divorandolo, rompendo gli schemi, e la moglie d'Anselmo sognatrice non deve sapere che è arrivata anche dal "suo" uomo. I due sensi si uniscono, il sogno è sconvolto in tutti i sensi: l'amante ideale si svela alluvione /l'amante ideale si svela abitato anche lui dall'alluvione, (è lui stesso alluvione) donna fatale che conquista, sconvolge, contamina l'idealità nella sua reale carnalità-morte.

Così si può tornare ai versi forse più ambigui della canzone, a prescindere da un livello metaforico preciso: <<Ma la moglie d'Anselmo non lo deve sapere, ché[ si noti bene, non "che"] è arrivata per me, è arrivata da un'ora, e l'amore ha l'amore come solo argomento, il tumulto del cielo ha sbagliato momento>>. Qui l'ambiguità è massima: chi è che arriva? Insieme, ambiguità voluta, dolcenera o La moglie d'Anselmo. In entrambi i casi l'idealità-amore (a seconda del livello metaforico, può es-sere intesa in vari sensi) è spezzata dal "tumulto" del cielo; se ad arrivare è La moglie d'Anselmo la rottura è successiva, temporalmente e logicamente, ma se è dolcenera, allora immediatamente l'amore è rottura (morte-vita-amore per la morte-per la vita), poiché in questo caso l'io narrante è immediatamente coinvolto dal "tumulto" : i due sensi si uniscono, e questo accresce il fluire vita-morte, amore-rottura. E così, ugualmente, l'io (rappresentato da quel "me") è sia il portatore di un'idealità delusa, all'arrivo (prima o dopo) di dolcenera, sia "'incarnazione di questa rottura, diven-tano indistinguibile da dolcenera stessa. Come prima, i sensi si intrecciano.

L'arrivo di dolcenera (amore-morte) impedisce l'arrivo dell'amore qual si sognerebbe e vorrebbe: meglio ancora, si so-vrappone ad esso. Il tram scollegato da ogni distanza(riferito alla Moglie d'A.) è la morte rea-le/interiore (a seconda dei livelli interpretativi): è chiaro solo una cosa, che la causa è dolcenera, causa non solo negativa, distruttiva, ma anche, creatrice, animatrice. Emerge il senso del tradimento (come lo si voglia intendere): già l'epiteto di moglie d'Anselmo presuppone un tradimento a-priori, in corpore, pregresso, antesignano di tutto il tradire che verrà, quindi, ancora una volta, come pre-sentito, indissolubile dall'illusione-vita-amore.

Ancora un verso di difficile interpretazione: narrando dell'effetto di dolcenera sul paese, si dice: "Acqua per fotografia per cercare i complici da maledire". Penso che bisogni far riferimento, anco-ra, al senso molteplice che si vuole assegnare all'acqua(=dolcenera): distruttrice, creatrice, acqua, donna. Non è ragionevolmente necessario preferirne uno, la poesia non è scienza, si serve di signifi-cati plurivoci. L'acqua-done affascina, suscita fotografie (curiosità, per il disastro, ma anche amma-liamento, come se si mettesse in posa), scatena sentimenti di solidarità tra le "vittime" (dell'alluvione), ma anche lotta per la sopravvivenza. I questo caso il vicicno diventa complice dell'acqua, non ci aiuta, è avversario. Non pensiamo solo all'alluvione come disastro, ma anche come sconvolgimento passionale, in ogni caso succede qualcosa in quel paesino che ne romnpe la normalità (anche a S.Ilario con Bocca di Rosa…).
Così, la lotta è per dolcenera: a causa e per con-quistarla.
 

Alessandro Longo, Taranto. Falsepartenze@hotmail.com

=================
Da: Paolo <paolo.maledetto@tiscalinet.it>
Oggetto: Re: De Dolcenera
Data: giovedì 1 luglio 1999 12.17
 The Gynius ha scritto:

> Ecco una delle piu' belle canzoni di Fabrizio di cui non riesco a
> capire il messaggio.
>
> Parla di acqua, pioggia, forse un allagamento. E' l'acqua Dolcenera? Parla di un amore incasinato, in cui il protagonista sembra conteso  fra la moglie di Anselmo (ma chi e' Anselmo) e questa Dolcenera.
>
> Ora mi viene naturale pensare ad una citazione di cui non ho idea.  Poi il simbolismo ha sicuramente una funzione fondamentale per capire questa bellissima canzone, ma non so da dove cominciare.
>
> Qualcuno mi aiuta? ^__^;;
> --
> Giovanni "Gyo" Perdicaro
> E-Mail: thegynius@hotmail.com

Eccomi qua!
Premetto che se non avessi sentito la spiegazione di Faber al concerto non l'avrei mai capita per conto mio. Comunque, veniamo a noi:

L'acqua di cui si parla altro non è che l'alluvione di Genova. Il protagonista della canzone che narra l'episodio è a casa che aspetta la moglie di Anselmo, ma si scatena d'improvviso la violenza della natura.

Qui la narrazione diventa visionaria e confusa, mentre il narratore s'illude che la sua donna sia arrivata, e ci fa l'amore (" Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere, che è venuta per me, è arrivata da un'ora, e l'amore ha l'amore come solo argomento, e il tumulto del cielo ha sbagliato momento").

Naturalmente lei è bloccata da qualche parte a causa della tempesta ("nel suo tram scollegato da ogni distanza" ) e non può arrivare da lui.

Dolcenera è contemporaneamente la donna e la tempesta, insieme e inscindibilmente, dolore e passione.

Poi la tempesta finisce, "oltre il muro dei vetri si risveglia la vita".

Il loro amore è diventato eterno, perchè a lei, adesso, il tempo avanza: quel tram è diventato la sua tomba, sigillo di un amore "così splendido e vero da potervi ingannare".

Spero di essere stato esauriente, ma se hai altre domande, ben vengano!

Ciao

Paolo

 

PRINCESA

Te la faccio spiegare dallo stesso De André ....
Ecco le sue parole a commento della canzone :
" Il meglio della cultura viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all'occorrenza perseguitate . Un esempio classico sono gli individui che nascono con caratteristiche esteriori appartenenti a un sesso che non corrisponde alla loro identità più profonda .

Ne parlo nella canzone Prinçesa, che ho tratto da uno splendido, breve romanzo di Maurizio Janelli e Fernanda Farias, in effetti una biografia . Nella musica ci sono improvvise variazioni : è il riepilogo dei passaggi fondamentali della vita della protagonista, un elenco di gioie e sfortune incontrate nelle tappe delle sue varie metamorfosi .

Da bambino si trova ad assumere comportamenti femminili, poi da femmina malriuscita corre all'incanto dei desideri, tentando prima con mezzi chimici e in seguito attraverso una vertigine di anestesia chirurgica di assomigliarsi, di corrispondere a un profondo desiderio che la vuole donna .

Per mantenersi esercita la professione più antica del mondo, finché per volere del destino si trasforma ancora, e per l'ultima volta, da prostituta nell'amante ufficiale di un avvocato . Questa è l'ultima metamorfosi; la musica, grazie anche e soprattutto a Ivano Fossati, accompagna questa evoluzione passando da tonalità maggiori a minori e sottolineando in quel martellare di cembali il miraggio della felicità, fino a ritornare all'infanzia brasiliana " .
 

Ho visto Nina volare

Da: wildo <pcsr1cl@pointest.com>
Oggetto: Mastica e sputa...
Data: martedì 15 febbraio 2000 19.55

Ieri sera a Perugia c'è stata la "prima" della nuova tournée di Fossati . In questa occasione Ivano ha trovato il tempo per un breve ricordo che riguarda la sua collaborazione con Faber per l'album Anime salve :
"Con De André giravamo il Sud in cerca di idee, presso Matera c'erano dei vecchi  che separavano la cera dal miele masticandola : ci colpi'  molto vedere usi secolari proiettarsi nel Duemila . E fu cosi' che , in 40 minuti, nacque Ho visto Nina volare ".

Ciao

 

"Paolo Micheli"  
To :  <fabrizio@yahoogroups.com> 
  
Subject : [fabrizio] Da La Repubblica di lunedì. 
Date :  Wed, 23 Jan 2002 21:03:38 +0100 
   
Dori Ghezzi "Una canzone del mio Faber per Zucchero"

Byrne vorrebbe pubblicare negli Usa "Creuza de mâ"
Leonard Cohen inciderà dieci canzoni di Fabrizio
Esce l'8 febbraio la versione di "Ho visto Nina
volare" incisa dal rocker Il ricavato andrà a Emergency
Dori ci parla dell'impegno della Fondazione De André per la rivalutazione di Via del Campo a Genova

DAL NOSTRO INVIATO
GIUSEPPE VIDETTI

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PONTREMOLI (MS) - «Non vedo l'ora di riascoltarla» dice Dori Ghezzi mentre Zucchero l'aiuta a sfilarsi il soprabito. E' appena arrivata da Milano per un sabato nella fattoria di Fornaciari, casupole basse e un vecchio mulino di pietra su un fazzoletto di terra cucito tra Toscana e Liguria che solo un fanatico di blues e soul poteva battezzare Lunisiana Soul (un'ardita associazione tra Louisiana e Lunigiana, un incrocio bastardo tra Pontremoli e New Orleans, un impossibile mix tra le acque del Magra e quelle del Mississippi). Bionda, minuta, elegante, gli occhi azzurri mobilissimi, è venuta ad ascoltare la versione finale di Ho visto Nina Volare, la canzone del De André di Anime Salve che Zucchero pubblicherà l'8 febbraio in un singolo e il cui ricavato sarà devoluto a Emergency. È un pomeriggio gelido, grigio. Gli alberi sono scheletri, le zolle ammuffite di brina. Accanto al camino si parla della scena musicale, che sembra non aver trovato la marcia giusta in questo inizio millennio. Dell'incontro di Dori con Leonard Cohen a Luglio. «Mi aveva mandato un biglietto quando Fabrizio morì. Abbiamo parlato due ore. Mi ha detto: "Mandami la traduzione delle dieci canzoni che tu reputi più in sintonia con il mio spirito. Vorrei inciderle"». Di David Byrne che non ha mai abbandonato l'idea di pubblicare sulla sua etichetta Luaka Bop una versione internazionale di Creuza de ma.
«Sarebbe l'occasione per rimissarlo, perché lì c'è un mondo sommerso da scoprire. È un desiderio che ho sempre avuto: quel che sentii in studio in quel lontano 1984 è una cosa che mi è rimasta nel cuore». «È uno dei dischi italiani più belli di sempre. Quella è world music!» esclama Zucchero. «Fu premiato come album del decennio» conferma Dori «e inserito fra i 2000 dischi più importanti di tutti i tempi. Nella lista, di italiani, ci sono solo De Andrè e Morricone».
Insieme agli antipasti, tutti insaccati prodotti nella fattoria, Zucchero sposta il discorso sul suo tour mondiale che partirà l'11 febbraio da Zurigo (le date italiane: 13 Montichiari, 14 Torino, 16 Bologna, 17 Ancona, 19 Bari, 21 Palermo, 23 Acireale, 25 perugia, 26 esaro, 27 Verona, 1 e 2 marzo Treviso, 3 Bolzano, 5 Genova, 6 e 9 Firenze). «Sarà un concerto più rock degli altri, con una scenografia semplice che ricorda quello dei vecchi show televisivi della Motown. Tutti i vecchi brani sono  stati riarrangiati, liberati da quel "funkettino" che sentivo un po' vecchio».
«Sono curiosa. Non vado via senza aver ascoltato la canzone» insiste Dori quando fuori comincia a imbrunire. Nella House of Blues, il nastro è già montato sul registratore. Arrivano gli applausi (il brano è stato registrato nel corso del tributo a De André, al Carlo Felice di Genova il 12 marzo 2000). Poi, su un tamburo che scandisce il tempo della memoria, la voce di Zucchero entra assorta, malinconica, dolente, prima di sciogliersi in un ruggito sulle parole: Stanotte è venuta l'ombra / l'ombra che mi fa il verso. Il silenzio alla fine dell'ascolto è irreale.
C'è commozione nell'aria.
Di chi è stata l'idea? Come scelse la canzone da cantare?
ZUCCHERO: «Fu Dori a farmi ascoltare "Ho visto Nina volare". "Tu la puoi rifare, puoi renderla tua" mi disse.
DORI: «Pensavo all'atmosfera di "Dune mosse". In quella canzone tu e Fabrizio siete sulla stessa lunghezza d'onda».
Z: «Non è facile cantare una canzone di De André. Per niente».
D: «Infatti ti avevo visto disorientato. Il piacere era tanto, ma anche la paura, il pudore, la preoccupazione di fare un passo falso. Ma io pensavo a certi tuoi testi, ai frequenti riferimenti all'infanzia. Ti ci vedevo tutto dentro Nina. Ricordo quando arrivasti alle prove: mia figlia Luvi ed io rimanemmo calamitate dalla tua interpretazione. E conquistate dalla tua dolcezza, dall'umiltà».
Z: «Non volevo rovinare qualcosa di bello. Si fa presto a dire: incido una cover. Ma che senso ha se non riesci a fare tua la canzone, senza disturbare né l'essenza né il feeling dell'originale?»
D: «Non bisogna dimenticare il contesto in cui la canzone fu incisa. Un evento estraneo al business, dal quale tenemmo lontane anche le telecamere per paura che i tempi televisivi guastassero l'atmosfera.
Come mai avete aspettato due anni per pubblicarla?
Z: «È il tempo che svela la grandezza di una canzone. Solo col tempo ho capito che Dune mosse e Diamante erano due brani nati bene. Ho visto Nina volare mi ha fatto lo stesso effetto. Allora perché lasciarla lì nel cassetto?».
Fabrizio si era mai reso conto della devozione che lo circondava?
D. «Non credo fino a questo punto. Anche perché, come tutti i grandi uomini, Fabrizio non credeva di aver detto queste cose straordinarie, di essere diventato quel punto di riferimento che ora è per molti di noi. Lui non cercava mai la parola più dotta, per dimostrare che ne sapeva più degli altri, ma quella più giusta, più immediata, alla portata di tutti».
Era geloso delle sue canzoni?
D: «No. Lo hanno cantato poco, ma non perché a lui non piacesse essere cantato. Forse perché gli altri non hanno ritenuto giusto farlo». Per pudore certo, per un eccesso di riverenza, non per mancanza d'amore.
Z: «Per cantare le canzoni di Fabrizio ci vuole un interprete: un vocalist troppo dotato rischierebbe di distruggerle. Vasco Rossi, che non è un cantante tecnicamente superdotato, è riuscito a entrare perfettamente nello spirito di Amico fragile».
D: «Certo, perché anche lui è un amico fragile. Con i travagli che ha passato, quella canzone potrebbe benissimo averla scritta lui».
Qual è la storia dietro la canzone?
D: «Fabrizio è sempre rimasto molto legato a quel periodo della sua infanzia in cui viveva nell'agro di Asti, una campagna nella quale i suoi genitori si erano rifugiati durante la guerra e dove rimase fino all'età di otto, nove anni, prima di tornare a Genova. E ogni tanto quei ricordi riaffioravano.»
La Fondazione sta ora lavorando ad altre iniziative?
D: «Ce ne sono diverse, ma una in particolare prenderà il via proprio nei prossimi giorni. Con il comune di Genova ci occuperemo della rivalutazione del centro storico, in particolare di quella zona degradata in cui si trova Via del Campo. Potrebbe diventare una specie di Brera genovese, un centro artistico e culturale per i giovani. Le proposte che riceviamo sono talmente tante che l'azione della Fondazione a questo punto è diventata quella di frenare gli entusiasmi, di convogliare le energie in modo creativo».
D'altronde la famiglia era poco incline alla sovresposizione.
D: «Infatti, lui ci metteva sette anni a partorire un disco, qui invece si sta parlando di Fabrizio ogni giorno».
Z: «Avrei voluto frequentarlo d più, da lui c'era solo da imparare. Aveva un senso dell'umorismo pazzesco. Ricordo le sue battute fulminanti a una cena organizzata da "Sorrisi e canzoni"».
D: «Molti non riescono a crederci, ma Fabrizio era davvero molto spiritoso.
Aveva un'ironia. beh sapete che vi dico? Non so cosa non avesse.».

Juri Camisasca: http://www.juricamisasca.it
Giusto Pio: http://digilander.iol.it/giustopio
L'isola che non c'era: http://www.lisolachenoncera.it
 

 

Su SMISURATA PREGHIERA
(postato sul NG da
"un ottico" <ppp@ppp.ge>

DESMEDIDA PLEGARÍA
Smisurata Preghiera

Questa versione spagnola di "Smisurata Preghiera" è stata cantata da Fabrizio de André stesso. La traduzione potrebbe essere addirittura di Álvaro Mutis, lo scrittore sudamericano della "Saga di Maqroll il Gabbiere" alla quale si è ispirato De André per il testo.

Sobre los naufragios, desde el Mirador de las Torres,
Lejana y sobre los elementos del desastre
De las cosas que suceden por encima de la palabras
Celebrantes de la nada
En un viento tán fácil
De saciedad, de impunidad

Bajo el escándalo metálico
De armas bluntas o en desuso
Conduciendo la columna
De dolor y de humareda
Que deja las batallas infinitas al caer de la tarde,
La mayoría está, la mayoría está

Recitando un rosario
De mezquinas ambiciones,
De temores milenarios,
De inagotables astucias
Cultivando tranquila
La horrible variedad
De su propia soberbia
La mayoría está

Como una enfermedad
Como un infortunio
Como una anestesia
Como una costumbre

Para quien viaja con obstinada y contraria dirección,
Con su estigma especial de especial desesperanza
Y entre vómitos de rechazados sus últimos pasos va dando
Para entregar a la muerte una gota de esplendor,
De humanidad, de verdad

Por quien en Aqaba curó la lepra con un cetro ficticio
Y sembró su travesía de celos devastadores y de hijos
Con improbables nombres de cantantes de tango
En un vasto programa de eternidad

Recuerda, Señor, a estos siervos desobedientes
A las leyes de la manada,
No olvides sus rostros
Que al cabo de la alternancia
Es apenas justo que la fortuna los toque

Como un descuido,
Como una anomalía,
Como una distracción,
Como un deber

FONTE: Riccardo Venturi: http://utenti.lycos.it/Guctrad/alloglot.html



SMISURATA PREGHIERA (ispirata dal "Gabbiere" di Alvaro Mutis) è invece secondo me non solo la somma dei percorsi del disco, ma anche di quelli della vita poetica di De Andrè. Fortissima la presenza di Mutis qui ripreso sia per la "Preghiera" di Maqroll, che al contrario recita "Ricorda Signore che il tuo servo ha osservato pazientemente le leggi del branco. Non dimenticare il suo volto", sia in più punti, a partire da quel "gli elementi del disastro" che ricorda appunto una delle raccolte più note del poeta.
Ma De Andrè attraverso la poesia stavolta ci offre un vero, grande affresco a tinte forte della solitudine libera e scelta, presupposto necessario per "consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità", perché l'uomo è individuo non esaltato dalla massa, dalla folla, dalla maggioranza, ma da essa annullato, appiattito, reso schiavo e complice di naufragi, scandali, disastri. Una condizione questa che necessita forza, tenacia ("direzione ostinata e contraria")ma sembra garantire soltanto una vita disagevole ed emarginata ("nel vomito dei respinti", "marchio speciale di speciale disperazione").
Quand'ecco, almeno alla fine, la speranza che la fortuna faccia il suo dovere ed aiuti i figli (di Dio) disobbedienti alle leggi del branco, restando comunque questa un'anomalia. È secondo me LA canzone di De Andrè, nella quale possiamo leggere il punto di vista dell'autore maturato in tanti anni, apparsoci frammentato in tante canzoni non soltanto in questo album, e qui riunito in un ideale "manifesto" comunque molto bello e poetico malgrado questa sua natura, se si vuole libertario o anarchico, la definizione non è forzata, ma soprattutto inno alla libertà e alla solitudine come scelta in una società statalista e massificata. Pareri scomodi di un cantautore scomodo.

fonte: http://utenti.lycos.it/rock3000/album/animesalve.html


Nel 1997, ad Aulla, per questa canzone Fabrizio De André ha ricevuto il
"Premio Lunezia", consegnatogli da Fernanda Pivano.



* * * * *
Smisurata preghiera è l'epitome del disco, la summa dei tracciati che lo percorrono. Ed è ancora un affresco sulle minoranze, sulla necessità di difendersi da parte di chi non accetta "le leggi del branco", su coloro insomma che devono pagare per difendere la propria dignità: gli unici che attraversando l'emarginazione e la solitudine riescono ancora a "consegnare alla morte una goccia di splendore". La musica
[In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 77]

* * * * *

Smisurata preghiera [...] è una specie di salmo di invocazione e di
imprecazione sulle minoranze. Ed è costruita a partire da testi di Alvaro Mutis, che in un'intervista televisiva ha dichiarato che occorre un talento straordinario per sintetizzare un'intera opera in una sola canzone. [Alessandro Gennari, in Le mie note a margine (intervista a F. De André]

* * * * *

La canzone è tratta da un romanzo di Alvaro Mutis, che io purtroppo non conosco, ma so per esperienza come Fabrizio riesce a "migliorare", a elaborare i testi scelti come riesce a caricarli di significati un po'
misteriosi, sempre legati alla sua antica polemica sociale, al suo problema morale.
Qui la polemica è tra il suo eterno nemico, "la maggioranza", e i "disobbedienti alle leggi del branco", per i quali invoca l'attenzione del Signore.
Il dolce menestrello della nostra adolescenza, che ci ha insegnato a scoprire la differenza tra la vita e la morte, e ora a respingere "lo scandalo metallico" delle armi, nella forza della sua maturità di offre un blueprint di saggezza nell'indipendenza, nella "direzione contraria".
Dicono che Fabrizio sia il Bob Dylan italiano; io nel dargli questo premio d'amore più che di potere, vorrei che Bob Dylan venisse chiamato il Fabrizio americano.
[Fernanda Pivano, in occasione del "Premio Lunezia" 1997]


FONTE: http://www.giuseppecirigliano.it/Smisurata%20preghiera.htm


Contributo di Micio Lucci:

LA DOMENICA DELLE SALME
- di FABRIZIO DE ANDRE'-


il testo parla evidentemente della fine del comunimo e in special modo della caduta del muro di berlino e ancor più in specifico della fine del PCI italiano

"Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina"

la fuga dalla bottiglia d'orzata: la Milano da bere in quel periodo c'era stato un fatto eclatante, alcuni idioti avevano dato fuoco ad un vecchio [la Baggina è un'ospizio per vecchi di Milano].
Dipinge una società che cade a pezzi, Milano è ovviamente una metonimia.
ps- mani pulite nel '92 esploderà proprio dalla Baggina.

"gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento"

gli diedero delle preoccupazione le Br: a Trento, mi pare la facololtà di sociologia, nacquero molti 'capi' rivoluzionari e contestatori dei '70 si salvò dalla barba [noia] del pci, statico e quasi stantio, un piccolo nucleo di dissenzienti belli agguerriti non credo parli dei dissenzienti della svolta della bolognina, ma proprio di chi neglia anni si era fatto alternativo al pci

"I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est"

la polonia è uno dei paesi che usci prima dal controllo sovietico, grazie anche all'esistenza del sindacato Solidarnosc il fatto che si "occidentalizzò" per prima, significò una fortissima instabilità politica finì con uno sciacallaggio europeo di investimenti e con una forte emigrazione molti finirino a lavare i vetri [inginocchiati ai semafori] anche nei nostri ricchi paesi [le troie di regime sono le auto] i trafficanti di saponette sono per metonimia i nazi:
girava leggenda che durante la guerra i nazi facessero sapone con gli ebrei e lo rivendessero in polonia.
Mettere pancia verso est significa fare affari. La rft dopo il crollo del muro fu quella che più fece affare in quei paesi

"chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno"

chi diventò comunista nel 90, nel 91 nn era già più comunista

"la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo"

le marionette del nuovo imperialismo [dell'ovest sull'est europa] festeggiava sul muro in crollo, ma mentre lo faceva già tutti ne vedevano le intimità, le cose nascoste che poi nascoste nn erano: tutti negli anni 90 già sapevano i difetti del capitalismo

"la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista"

Fabrizio stesso disse che la piramide di cheope qui sta a significare un monumento all'inutilità
la forma piramidale può ricordare una struttura gerarchica societaria abolita con l'instaurazione di una società egalitaria e ora ricostruita a sacrifici alti, benchè tutti sembrano essere in festa

"La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri"

il giorno che cadde il muro tutti poterono attraversarlo senza essere presi di mira dai cecchini ovviamente e tutti erano felici 'artificialmente' e altrettanto fintamente si arricchirono di spensieratezza, di chiacchiere [tipiche dei parrucchieri]


"Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro"

nelle nostre galere si eseguivano sentenze "sul far del mattino", ovvero presto senza che nessuno lo noti e con grande fanfara di tutti [anche i somari!] fu decretato nemico, fu 'amputato' un pezzo del proprio "corpo comunista" o album di famiglia come spesso si dice.
Anche i comunisti rinnegarono le br e Curcio che sta in galera pur nn avendo mai ucciso nessuno
Qui definito simpaticamente carbonaro. Faber disse anche che era una velata critica alle condizioni nelle carceri italiane.

"il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni"

il ministro della confusione e dei cambiamenti con gran fanfara decide di chidere col comunismo e di farsi socialdemocratico: dal pci al pds con la tovaglia suelle mani per coprirsi, ma con le mani sui coglioni sperando che il fato li assista in questa scelta che nn sanno se è giusta

"-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –"

una città tranquilla, che nn si sporchi e nn si debba pulire. Spargimenti di detersivo forse anche una critica al consumo eccessivo.

"a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile"

Deandrade [suo cugino per assonanza di cognome, come ammise lui] era un poeta brasiliano che in un suo libro predicava che l'unico modo per essere liberi in una città violenta, è avere un cannono nel cortile: essere violenti.

"La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –"

il mito dell'eterno apparire della società dei consumi che porta allegramente a morire il comunismo

"Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare"

questi come lui disse sono i cantautori italiani che si rinchiusero nella loro autoreferenzialità

"-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —"

oppure si sono venduti suonando per tutti, ma anche per nessuno. Anche questop lo accennò lui stesso.
Hanno rinunciato al loro ruolo di intellettuali che guidano le rivolte e che mandano a fanculo i potenti

"La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante"

a portare avanti ideali di uguaglianza rimasero pochi nostalgici pifferai
così quel giorno passò quasi inosservato nonostante la sua importanza
ma il giorno dopo rimasero i segni indelebili del pensiero unico

"mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta"

rimase solo cicaleccio. Chiasso e confusione di molti che mai si trasformò in coro.
E la sinistra italiana non fu mai più unita infatti.
Troppi galli a cantà, nn se fa mai giorno! Ognuno si fa il suo piccole entorage e canta per conto suo senza armonia con glia altri così da risultare come le cicale del sottofondo finale: inutili, chiassose se non litigiose.
fantastica la versione live in cui dice 'di vibrante protesta' in un genovese sprezzante!