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“ACCONTENTARSI DI POCO PER VIVERE MEGLIO”
Questa è la morale contenuta
nell’ultimo 33 giri che il noto cantautore genovese sta realizzando e che è
ispirato alla famosa “Antologia di Spoon River”.
Servizio di RUGGERO BOSSI
Roma, ottobre
Fabrizio De
André ha lasciato moglie e figlio a Genova e si è trasferito a Roma. Fa vita
da scapolo in un piccolo appartamento affittato in corso Francia. Vivendo
solo soletto, cucina da sé anche i pasti.
« Come mai
questa separazione? »
« Nessuna
crisi coniugale, per carità! » risponde il cantante. « Lo so che darò un
dispiacere ai ricercatori di scandaletti a tutti i costi, ma io e mia moglie
andiamo perfettamente d'accordo. La ragione del mio trasferimento a Roma è
dovuta unicamente al fatto che sto lavorando alla realizzazione del mio
ultimo 33 giri. Un lavoro che mi assorbe giorno e notte, senza un attimo di
tregua. Mia moglie mi raggiunge ogni tanto e si ferma solo per un paio di
giorni, non di più ».
« Forse
l'aria di Roma ti ispira più di quella di Genova, dove sei nato e dove risiedi
abitualmente? »
« No, si
tratta di ragioni puramente tecniche. L'ispirazione non c'entra... Sai, il
mio "arrangiatore" e di Roma, così come è di Roma un ragazzo che solitamente
mi da una mano a ritoccare e a limare i testi. Così, per evitare continui
spostamenti e viaggi da Genova a Roma, e viceversa, ho preferito stabilirmi
qui per qualche mese ».
« E qual è
questo microsolco che ti tiene tanto impegnato? »
« Non al denaro, non all'amore, né al cielo.
Dalla famosa Antologia di Spoon River
di Lee Masters ho tratto nove poesie, le più significative e a mio avviso le
più attuali, e sto facendone altrettante canzoni che formeranno appunto il mio
prossimo LP. Tu sai che nella sua Antologia
il poeta americano fa parlare i morti, nel corso della notte, facendo
confessare loro qualcosa della propria vita: gli episodi più oscuri, i tratti
più scabrosi del carattere, cose che non avrebbero mai osato rivelare in vita.
Ecco, ogni canzone del mio disco sarà dedicata ad un personaggio diverso. È,
chiaro che attraverso questi esempi cercherò di mostrare alcuni aspetti della
vita, quali: l'invidia, l'amore, il fallimento della scienza nei confronti
dell'uomo... »
« Ma non
pensi che sarà un 33 giri con una eccessiva dose di pessimismo? »
« No. Io
credo sempre nell'uomo e nelle sue risorse. Infatti ci sarà un personaggio, Jones
il suonatore, che farà da contrappeso agli altri; sarà lui a indicare la
vera via alla felicità. Vive in campagna, lontano da tutto e da tutti,
assaporando la meravigliosa musicalità che si esprime dalla natura. La morale
del "mio" Spoon River è
quindi "contentarsi di poco per vivere felici". Proprio come dice
Jones il suonatore... ».
« Ma come ti
è venuto in mente di fare un disco ispirato alla Antologia di Spoon River? »
« Vedi,
l'opera di Lee Masters è di quelle che si leggono a 18 anni a scuola, senza
capirci molto. L'anno scorso l'ho riletta, scoprendone nuovi e più profondi
significati. Ecco come o nata l'idea di farne un microsolco ».
« E per
quanto riguarda la tua temporanea vita da scapolo come te la cavi? »
« Be', non
c'è male. Gli sforzi più terribili debbo compierli alla mattina, per alzarmi;
poi bene o male so prepararmi le tazzine di caffè, bevibile, di cui ho sempre
bisogno. Anche per i pasti so arrangiarmi. Non mi piace andare nei ristoranti,
incontrare gente, parlare con questo e con quello, ma in compenso sono un
cuoco abbastanza esperto. Qui, da solo, ne approfitto oltretutto per far
scorpacciate di trippa alla fiorentina. A casa non posso mangiarla quasi mai perché
non piace a nessuno, ma qui... Ho anche scoperto una macelleria che vende
della trippa eccezionale! Per quanto riguarda gli spaghetti al pesto, che per
me, da buon genovese, sono fondamentali, mi affido al pesto che porto da casa:
quando vado a Genova me ne faccio sempre preparare un bel vaso da mia moglie...
L'unico inconveniente è che si sta spargendo in giro la voce che ho il pesto. E
così Paolo Villaggio, genovese purosangue anche lui, continua a piombarmi in casa
a farsi epiche mangiate di spaghetti al pesto ».
« Nostalgia
della famiglia? »
« Eh, quella
sì. In questo periodo, poi, penso sempre più spesso a mio figlio Cristiano che
ha otto anni e fa la quarta elementare. È una assenza che si fa sentire... Va
be', comunque adesso è meglio che mi metta a lavorare... Se no che cosa ci sto
a fare a Roma? A cucinare spaghetti al pesto per Paolo Villaggio?».
(BOLERO
TELETUTTO – 31/10/1971)