Avvertenza!

Legge 633/41 art. 70 comma 1:  "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera, per scopi di critica, di discussione ed anche di insegnamento,

sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purchè non costituiscano concorrenza alla utilizzazione economica dell'opera."

In altre parole: i testi degli articoli che trovate su questo sito possono essere utilizzati solo ed esclusivamente per uso personale o di discussione.

 

“ACCONTENTARSI DI POCO PER VIVERE MEGLIO”

 

Questa è la morale contenuta nell’ultimo 33 giri che il noto cantautore genovese sta realizzando e che è ispirato alla famosa “Antologia di Spoon River”.

 

 

 

Servizio di RUGGERO BOSSI

 

Roma, ottobre

 

 

Fabrizio De André ha la­sciato moglie e figlio a Genova e si è trasferito a Roma. Fa vita da scapo­lo in un piccolo apparta­mento affittato in corso Francia. Vivendo solo so­letto, cucina da sé anche i pasti.

 

« Come mai questa sepa­razione? »

« Nessuna crisi coniuga­le, per carità! » risponde il cantante. « Lo so che darò un dispiacere ai ricercato­ri di scandaletti a tutti i costi, ma io e mia mo­glie andiamo perfettamen­te d'accordo. La ragione del mio trasferimento a Roma è dovuta unicamen­te al fatto che sto lavoran­do alla realizzazione del mio ultimo 33 giri. Un la­voro che mi assorbe gior­no e notte, senza un attimo di tregua. Mia moglie mi raggiunge ogni tanto e si ferma solo per un paio di giorni, non di più ».

 

« Forse l'aria di Roma ti ispira più di quella di Ge­nova, dove sei nato e dove risiedi abitualmente? »

« No, si tratta di ragio­ni puramente tecniche. L'i­spirazione non c'entra... Sai, il mio "arrangiatore" e di Roma, così come è di Roma un ragazzo che so­litamente mi da una mano a ritoccare e a limare i te­sti. Così, per evitare con­tinui spostamenti e viaggi da Genova a Roma, e vice­versa, ho preferito stabilir­mi qui per qualche mese ».

 

« E qual è questo micro­solco che ti tiene tanto im­pegnato? »

« Non al denaro, non al­l'amore, né al cielo. Dalla famosa Antologia di Spoon River di Lee Masters ho tratto nove poesie, le più significative e a mio avviso le più attuali, e sto facen­done altrettante canzoni che formeranno appunto il mio prossimo LP. Tu sai che nella sua Antologia il poeta americano fa parla­re i morti, nel corso della notte, facendo confessare loro qualcosa della propria vita: gli episodi più oscu­ri, i tratti più scabrosi del carattere, cose che non avrebbero mai osato rivela­re in vita. Ecco, ogni can­zone del mio disco sarà de­dicata ad un personaggio diverso. È, chiaro che attra­verso questi esempi cer­cherò di mostrare alcuni aspetti della vita, quali: l'in­vidia, l'amore, il fallimen­to della scienza nei con­fronti dell'uomo... »

 

« Ma non pensi che sarà un 33 giri con una eccessi­va dose di pessimismo? »

« No. Io credo sempre nell'uomo e nelle sue risor­se. Infatti ci sarà un per­sonaggio, Jones il suonato­re, che farà da contrappe­so agli altri; sarà lui a in­dicare la vera via alla fe­licità. Vive in campagna, lontano da tutto e da tut­ti, assaporando la meravi­gliosa musicalità che si esprime dalla natura. La morale del "mio" Spoon River è quindi "contentar­si di poco per vivere feli­ci". Proprio come dice Jo­nes il suonatore... ».

 

« Ma come ti è venuto in mente di fare un disco ispirato alla Antologia di Spoon River? »

« Vedi, l'opera di Lee Masters è di quelle che si leggono a 18 anni a scuola, senza capirci molto. L'an­no scorso l'ho riletta, sco­prendone nuovi e più pro­fondi significati. Ecco co­me o nata l'idea di farne un microsolco ».

 

« E per quanto riguarda la tua temporanea vita da scapolo come te la cavi? »

« Be', non c'è male. Gli sforzi più terribili debbo compierli alla mattina, per alzarmi; poi bene o male so prepararmi le tazzine di caffè, bevibile, di cui ho sempre bisogno. Anche per i pasti so arrangiarmi. Non mi piace andare nei ristoranti, incontrare gen­te, parlare con questo e con quello, ma in compen­so sono un cuoco abbastan­za esperto. Qui, da solo, ne approfitto oltretutto per far scorpacciate di trippa alla fiorentina. A casa non posso mangiarla quasi mai perché non piace a nessu­no, ma qui... Ho anche scoperto una macelleria che vende della trippa eccezio­nale! Per quanto riguarda gli spaghetti al pesto, che per me, da buon genove­se, sono fondamentali, mi affido al pesto che porto da casa: quando vado a Genova me ne faccio sempre preparare un bel vaso da mia moglie... L'unico inconveniente è che si sta spargendo in giro la voce che ho il pesto. E così Paolo Villaggio, genovese purosangue anche lui, continua a piombarmi in ca­sa a farsi epiche mangiate di spaghetti al pesto ».

 

« Nostalgia della fami­glia? »

« Eh, quella sì. In que­sto periodo, poi, penso sempre più spesso a mio figlio Cristiano che ha otto anni e fa la quarta elemen­tare. È una assenza che si fa sentire... Va be', comun­que adesso è meglio che mi metta a lavorare... Se no che cosa ci sto a fare a Roma? A cucinare spa­ghetti al pesto per Paolo Villaggio?».

 

(BOLERO TELETUTTO – 31/10/1971)